lunedì 1 maggio 2017

Camera numero venti

Così aspettavo e l'attesa non mi pesava affatto, non più, ché avevo aspettato a lungo e quelli erano, finalmente, solo gli ultimi attimi. Moriva un'attesa lunga quarantuno lune, ma quella sera l'avremmo guardata insieme.
Così aspettavo, un po' camminando nervosamente avanti e indietro, un po' sedendomi e lasciando penzolare una gamba, che andava a tempo con la musica scriteriata nella mia testa.
Faceva ritardo e ciò mi tranquillizzava: di certo era l'impazienza a dominare, ma viveva in me anche una forte agitazione. Temevo un blocco, temevo il tremolio delle ginocchia e della voce, il rossore del viso.
"Sei su questo pullman, quello appena arrivato?"
"Sì, ti ho vista." e il respiro si accorciò.
Tutto reale, estremamente vicino, concreto e tangibile. Mancavano solo gli ultimi secondi, pochi istanti per cercare di capirci qualcosa, ma in verità non riuscivo nemmeno più a pensare.
Le ruote giravano sempre più lentamente, poi si fermarono.
 Il motore si spense.
La porta si aprì.
Ne uscì tutto ciò che avevo sempre desiderato, e sorrideva proprio a me. Mi avvicinai e lasciai che la mia vita cominciasse a far parte di me, mi lasciai coprire d'amore dalle sue braccia.
Credetti di sentirmi male: si può essere così felici?
Finalmente si concretizzarono anche i baci, che sapevano di impegno e fortuna, di fatica e di serenità;  non fu facile convincersene, ma era qua, e per me aveva divorato in una notte settecento chilometri.

Camera numero venti, secondo piano.
Quanti attimi indimenticabili sono rimasti tra le lenzuola di quel letto odioso, sui vetri di una finestra intera per miracolo, quanti sorrisi sono stati fatti e causati in quelle quattro mura che per qualche giorno sono state la nostra casa?
Non lo avrei  mai lasciato andare, se solo avessi potuto.
Ma che altro potevo fare per averlo sempre con me?

Ci pensò un tale che da noi probabilmente tentava solo di ottenere soldi; ci riuscì anche, ma ciò che fece lui per noi non parve rilevante subito, ma acquistò valore dopo, quando ci rendemmo conto che due bracciali identici un minimo di forza ce l'avrebbero potuta anche dare, quando non saremmo più stati vicini. Come se guardandolo venisse in mente che sì, lo abbiamo uguale. Che sì, siamo stati insieme, è successo davvero e si ripeterà. Sempre.
Quel giorno c'era il sole e i suoi occhi erano ancora più chiari, i miei già lucidi... chi è che vuole allentare la presa della felicità?

Trascorsero altri giorni veloci come quando non vuoi che passino, arrivammo all'ultima sera con poche parole e molte lacrime, che si posavano reciprocamente sulle nostre spalle, perdendosi tra pelle e tessuto, tra i miei capelli così lunghi da vestirmi.
"Madre di dio, quanto sei bella."
"Non voglio che te ne vai."
"Nemmeno io voglio andarmene."

Talvolta si è costretti a fare o subire ciò che non si vorrebbe, e bisogna imparare ad accettare che non tutto nella vita è un piacere, che a volte si deve e basta. Ma quando si tratta di due persone che si amano, le domande cambiano, la rabbia sale. Perché io devo separarmi da te?
Perché tu devi andare sempre via?
Perché io non posso essere felice?
"Stringimi ancora un po'" pensai, ma lo stava già facendo.
"È solo dividersi, mai perdersi."


Così aspettavamo, e se qualche giorno prima non attendevo altro che vederne uno, in quel momento avevo il terrore di veder spuntare il pullman che l'avrebbe di nuovo portato via da me. Furono poche le parole e tanti gli abbracci silenti, le carezze sui solchi lasciati dalle lacrime. Qualche sorriso triste, gli ultimi baci.
Puntuale come solo quando dovrebbe essere in ritardo, arrivò il pullman e restammo lì davanti gli ultimi attimi.
"Torna presto..."
"Ci vediamo presto, amore mio."
La presa si allentò, poi le mani si separarono. Si girò ancora una volta, poi fu inghiottito dal pullman più odioso di tutti.
Restai immobile qualche secondo, respirai.
E già aspettavo che tornasse.

mercoledì 29 marzo 2017

Una volta per sempre

Paradossalmente mi innamoro una volta e poi per sempre,
quasi senza ragione e poi per un milione di ragioni,
rassegnandomi in partenza e poi sperando con tutto il cuore;

pioveva ed ero in guerra,
ma niente era intenzionato a cambiare
o forse ero io a non permettermi di star bene.
Spioveva dunque quando pensai:
a che serve la guerra se non c'è rivoluzione?
E così mi innamorai.

In punta di piedi irruppi nella tua vita, quasi come un ladro che teme di disturbare,
timidamente attirai la tua attenzione e tu mi lasciasti fare,
mi prendesti con te nelle acque più limpide e nei cieli più sereni,
chiesi una mano e ricevetti il mondo.

Non so dire con esattezza se da quel giorno,
quando l'inverno stava morendo prima del tempo
e il cielo blu e le foglie arancioni sembravano tramonti all'orizzonte,
non so dire, dicevo, se da quel giorno
son nate più stelle o più sorrisi sul mio volto;
sento però che tutto ciò che avviene di bello porta il tuo nome
in un soffio di vento che mi arriva al cuore
e spegne il fuoco di odio che arde da sempre.

Ti amerò come amano i bambini,
senza vergogna e senza parole.
Ti amerò in un bacio e poi in un sorriso,
ti amerò per gioco e per ridere con te.
Ti amerò come i pianeti amano il Sole,
qualsiasi cosa succeda sarò lì attorno a te;
in afelio sopporterò anche se farà male,
in perielio capirò che ne sarà valsa la pena.

Ascoltami
ancora per un attimo
o se vuoi per tutta la vita,
perché non basteranno mai le parole per esprimerti
ciò che avviene quando ci sei tu,
e te ne dirò tante e a volte anche nessuna,
ma tu ascoltami lo stesso perché il mio silenzio ti grida di non andare mai via.

Sarò sempre bella fin quando ci sarai,
ché risplendo nel riflesso del tuo sguardo,
che è l'unico specchio nel quale voglio osservarmi
e vedere i cambiamenti del mio viso
che crescerà
e invecchierà
e ancora ti sorriderà rendendosi conto che è tutto vero.
Anche dopo anni resterai un sogno incredibile ma concreto.

Anche se siamo in due le nostre mani saranno sempre quattro,
cosicché io possa rialzarti quando tu stai già rialzando me;
e quando penserai che andrà tutto male ricorda
che un po' più a nord c'è qualcuno che ti ama da morire.
O forse, meglio, ti ama da vivere.

Pareva notte da mesi ed era ormai sbiadito anche il colore della speranza,
confusosi nelle infinite sfumature di un nero perpetuo:
Il buio divorava ogni cosa.
Pareva notte ma non lo era,
ho scoperto che per vedere il sole mi bastava aprire gli occhi.
E appena  aprii gli occhi vidi te,
e così mi innamorai per sempre.

domenica 12 marzo 2017

Odissea in me.

Chi volle una tale sofferenza in me,
chi desiderò che il mio animo si struggesse a cercar motivi per struggersi,
questo non so raccontarvi,
e spero soltanto fremendo assai che i numi vendichino il mio povero cuore;
nacqui col sole che mi disprezzava, e al contempo in me crescevano e logoravano le mie carni
l'ira e l'immensa malinconia.
Non fui mai felice, mi è concesso affermarlo, tra copiose lacrime
e un tale sgomento,

Mentr'ella, creatura dell'Ade dagli occhi assenti e la voce che solo alle mie orecchie poteva giungere,
digrignava i denti affilati come morente dalla voglia d'uccidermi, certo la mia anima
tentava di fuggirsene, ma tanto più correva
e perdeva fiato e speranza,
quanto la belva dagli occhi assenti inseguendola con bellicose intenzioni
le era vicino.

Così decisi: l'avrei lasciata fare.
E così divorò la mia luce.

Dovetti intraprendere un viaggio, dunque,
ché perduta la propria è necessario illuminarsi d'altro;
e dovetti allontanarmi dalle mie tenebre.

Innanzi andavo, voltando sovente lo sguardo al terreno
già calpestato. Innanzi andavo,
a tastoni: chi volle per me la totale oscurità?

Nel mio cammino mi imbattei nella sorridente e bella da illusione Morte, bramata da molti che, purtroppo,
se ne pentono soltanto a danno fatto.
"Brillerò per te" udii provenire dalle sue incantevoli labbra, le stesse che baciano per l'eterna pace.
Ma notti insonni avevo già vissuto allora, e
l'abitudine cattiva mi veniva in aiuto
per non cadere in tentazione.
Un eterno sonno che avrebbe potuto darmi? Una eterna convivenza con la belva che mi viveva dentro.

Dunque procedetti in questo immenso Cnosso che pareva avere soltanto una porta per entrare,
senza possiblità di andarsene diversi,
cambiati,
e caddi innumerevoli volte.
Tra un faticoso dì ed una terrificante notte,
non distinguevo più la speranza di uscire
da quella di riscorgere Morte e baciarla.
Caddi senza più sperar alcunché, poi,
-perché non giungesti fino alla fine,
sino allo stremo delle forze?- chiederete,
e avrete ragione. Ma, non scordiamo,
io portavo in me una belva dallo sguardo assente,
che bramava il mio delirio e le mie lacrime
di sfinimento.

Fu così che mi accasciai, accarezzando gelida la terra,
accarezzando la gelida terra; incapace di reagire,
tantomeno di vedere.
-Resterete lì per sempre?- chiesero parole che vidi uscire da un qualche generato
da Zeus.
Alché "perché non vi avvicinate?" domandai
senza proferir parola, e il dio mi rispose.
-Perché restando qui
sto indicandovi la strada-

Così in un istante fui sui due piedi che tanto invano avevan camminato, ma il dio mi fermò
non appena mi vide andargli verso, e allora
non capii.

-Gli dei han voluto il mio male e ora? Ora lasciano ai miei occhi
intraveder un futuro senza parassiti a logorar l'animo,
lasciano ch'io veda la fine senza poter finire?Perché pago la pena di qualcosa che non ho mai commesso?- e altre parole d'ira ancora avrei voluto pronunciare,
ma il figlio di Zeus dall'aria sofferta mi raggiunse.

-Uscii anch'io da questo luogo tetro,
ove il respiro tuo è l'unico a cui puoi donar fiducia.
Non fu semplice,
né veloce come il pie' d'Achille,
ma i ricordi suggeriscono
al mio cuore più forte
che la via è meno buia
se viviamo della stessa luce.-

Ciò che sto per narrare pare inverosimile,
ma mi successe esattamente così,
senza iperbole, senza follia;
quando quel viso si contrasse
in un fulgido sorriso,
fu così che trovai la mia luce;

da allora la selva la attraverso al fianco d'un dio,
e sì camminerò ancora,
e cadrò ancora,
ma la belva sarà sempre meno spesso qui,
timorosa del bagliore;
la vita sarà sempre più da vivere
se viviamo della stessa luce.

giovedì 2 marzo 2017

E se..🔮⁠⁠⁠⁠

"E se mai hai uno di quei momenti e se.., scrivimi subito."
E se io non volessi affatto scriverti? E se io volessi averti così vicino da confondere il mio respiro col tuo, sorriderti distrattamente mentre mi perdo in quegli occhi che oscillano tra mare e cielo, lasciarmi stringere nel tuo abbraccio come fosse casa mia?
E se io volessi trascorrere il mio tempo a farti quelle domande apparentemente stupide come qual è il tuo colore preferito o quanto zucchero metti nel caffè; e se volessi porre a te quelle domande che non ho mai osato fare, se io desiderassi sopra ogni cosa conoscere te ancora più di quanto io conosca me stessa?
 Farà male, mi son detta, farà malissimo saperti intangibile, astratto quasi, un sogno troppo bello per essere anche semplice. Farà male, mi son detta, ma che importa?, ho aggiunto poi; una felicità facilmente arrivabile è poco soddisfacente. Un'attesa è dolorosa, ma amplifica le emozioni e le differenzia da quelle di tutti gli altri; insuperabile è l'aggettivo. Tu il nome a cui si riferisce.

E se nei momenti e se altro non volessi se non un tuo bacio o una carezza tra i capelli, un sorriso e ascoltare qualche canzone che inesorabilmente avrebbe un po' di te dentro? E se volessi che tutto ciò fosse la mia quotidianità? E' tutto così ingiusto, insomma, e sono sicura che la luna sarebbe molto più luminosa avendoti al mio fianco, la notte fatta di un buio del tutto innocuo, il giorno fatto di mille possibilità. Una serie di coincidenze tanto simili al destino mi hanno condotta a te: perché non concedermelo del tutto? Perché sei così distante?
Ma soprattutto, com'è possibile sentirti più vicino di molti corpi senz'anima che ho attorno?

Un giorno mi sveglierò, sarà primavera e sarà la più bella di sempre; mi sveglierò, dicevo, e non sarà la Prima Luce, l'alba, a destarmi, bensì il dolce suono della tua voce, il calore del tuo corpo. Quel giorno aspetterò un attimo prima di aprire gli occhi, dovrò prima realizzare che sì, i sogni si concretizzano e tu ne sei la prova, che davvero mi sei accanto e non sei soltanto il più potente degli Όνειροι. E se ti chiedessi di non dirmi che te ne andrai, ti prego, ascoltami; diceva Seneca che chi dipende dal domani perde l'oggi. E non ho alcuna intenzione di vivere la tua presenza già pensando a quando diverrà assenza, quando tornerò a sentire un vuoto allo stomaco esattamente come quando entri in una turbolenza in aereo, esattamente come quando sai di cosa hai bisogno ma non puoi saziare quella necessità.

Ἀνάγχη lo scrisse nel fato, sicché inconsapevolmente io cercavo te per volare senza turbolenze; ho creduto di trovarti in altre persone, ma mi è bastato scoprirti per comprendere che avevo sbagliato tutto, fino ad ora. Era piacevole cominciare a scoprire quanto due terre lontane abbiano potuto partorire una rima baciata, una congruenza perfetta tra cuori, ed è felicità concreta pensare che esistono antagonisti, comparse, amici e amori per tutti, ma Necessità soltanto per alcuni. E che io ho trovato te, che sei la mia necessità.

Pareva irreale ma il condizionale è divenuto presto un indicativo futuro e il probabile s'è fatto certo; pareva pericoloso... ma chi ha paura di soffrire quando il dolore non può minimamente competere con la felicità assoluta?

E se nei miei momenti e se comincerò a vedere tutto nero, lasciati pensare, perché solo così mi renderò conto che di sfumature ne esistono a centinaia persino nell'oscurità. καί tό φῶς ἐν τῆ σκοτία φαίνει, καί ἠ σκοτία αὑτό οὑ κατέλαβεν, la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno vinta.
Tu sei quella luce, che la mia solita negatività non è capace di spegnere, quella luce che si è infiltrata nella mia mente del tutto scriteriata e ha messo ordine. 

Potrebbe anche essere che io mi stia illudendo, magari è tutto una sorta di ἀδύνατον, una situazione paradossale e non esattamente probabile; ma non è colpa mia se sei il brillìo del mio sguardo scuro e il rossore sulle mie guance, non mi è stato possibile evitarti perché qualcosa in te -tutto- mi imponeva di restare, perché sì, perché tu vali la pena nonostante le difficoltà. Nessun ostacolo nasce per non essere superato, nessuna distanza per non essere accorciata, o addirittura debellata.
Per il momento tento a fatica d'essere paziente; dopotutto le città sono lontane e differenti, ma il cielo è uno. Il cielo è lo stesso. E se lo guardi con me la sua maestosa immensità non fa più paura, ma dà speranza.

Mi fai stare bene e, dal momento che meriti tutto l'amore del mondo, sarà mia (e solo mia.) premura tentare in ogni maniera di far lo stesso con te; voglio renderti felice tre volte tanto rispetto a quanto lo fai tu, voglio prenderti per mano e fermarti in mezzo alla strada perché che me ne importa se il semaforo a breve diventerà rosso, io voglio baciarti. Voglio prenderti in giro solo per poi venire a far pace, voglio dirti una cosa nel sussurro di una notte piena di stelle (o forse no, chi è che guarda fuori dalla finestra quando ha accanto il più grande spettacolo mai visto?), senza nessuna paura, senza nessuna censura. 

E, siccome non ho timore alcuno di esagerare: e se io volessi semplicemente viverti per sempre?


sabato 11 febbraio 2017

Il primo tramonto ad est

Questo non è mai stato il posto  adatto a me, penso, mentre per l'ultima volta  respiro  quest'aria nel pieno della notte, sola come sempre, sola come mai. Questo non è mai stato il posto adatto a me; la mia rabbia cresceva ogni volta che mi accorgevo che niente sarebbe mai stato come avrei voluto, e non avrei mai potuto fare niente per modificare l'andamento delle cose. Tutto è già scritto, così come il sole sorge ad est e muore ad ovest e non può essere il contrario, tutto ciò che succede è inequivocabilmente già deciso. Io non ho mai voluto accettarlo. Non ho mai saputo colorare dentro le linee, restare nei margini.
La mia mente viaggia su un'altra orbita, non sono in linea con il mondo, e non ho mai potuto esserlo, e ho gridato e inveito contro ogni cosa, contro tutto, contro tutti, contro l'impossibilità. Perché non si può decidere come vivere? Cosa vedere, chi essere?
Questo non è mai stato il posto adatto a me, penso per l'ultima volta, e sorrido amaramente, perché domani non potrò più farlo: domani non esisterà più nessuno, più niente.
Hanno detto così, la Terra si fermerà per poi riprendere subito dopo a ruotare su se stessa, ma nel senso opposto. La fermata sarà letale per l'umanità, e tutto smetterà di essere. Nel momento esatto in cui bloccherà la sua rotazione, avverranno incessanti catastrofi. Tsunami e terremoti, i vulcani erutteranno probabilmente, il mondo farà finta che noi non ci siamo, e infatti non ci saremo. Non più.
Morirò esattamente come tutti gli altri, ma almeno con me cesserà di esistere anche questo senso di impotenza verso la successione continua di eventi che non si possono gestire, di azioni che non voglio compiere, ma devo. Tutto morirà, ma la Terra, fermandosi, interromperà ella stessa la logica del determinatismo.
E se resisterà, tra chissà quanti milioni di anni, forse, darà nuovamente la possibilità alla vita di crearsi, forse l'uomo rinascerà. Imparerà di nuovo a sopravvivere, ad accendere un fuoco, a ripararsi dalle intemperie, a parlare. Ad amare.
Quelle persone non saranno uguali a quelle che ci sono ora, penso ancora, mentre la notte mi inghiotte sempre di più. Loro saranno esattamente come me: il contrario, la loro sarà una visione sottosopra come la mia, ma anche il mondo lo sarà. Per cui saranno in linea con la loro natura, così come lo sarei io. Ma sono nata quando la terra non era il posto adatto a me.
Provo invidia per quel tempo ancora lontano, provo invidia e amarezza, perché sono stata costretta a vivere una vita che non avrei mai potuto vivere a modo mio? Perché ho dovuto assaporare l'insoddisfazione e la rabbia senza possibilità di cambiare? Perché, ma ormai che senso ha, ma tanto che senso ha mai avuto.


Tutti si sono riuniti, appena le televisioni hanno annunciato che non ci sarà un domani, hanno cercato i propri cari e quelli che non vedevano da anni per dirsi addio insieme; alcuni hanno fatto chilometri, altri solo due passi, però adesso si staranno abbracciando e piangeranno l'uno sulla spalla dell'altro, i genitori guarderanno i propri figli chiedendosi cosa abbiano sbagliato per  non   aver potuto garantire loro  un futuro, ma era già determinato.  Alcuni hanno smesso di litigare perché ormai non ne vale la pena, altri  fanno  le cose  che  non  hanno  mai potuto fare,  perché  adesso  che  hanno da  perdere?
Avrei potuto farlo anch'io, e invece sono qui che guardo le stelle e  semplicemente  aspetto, ascolto qualche canzone e penso al futuro più lontano a cui abbia mai pensato. Tra milioni e milioni di anni ci sarà un palazzo simile a questo,  con  una  finestra  simile  a  questa  e  una  ragazza simile a me.
Penso a lei. Forse avrà il cuore spezzato o forse no, ma starà guardando il mondo, e forse non saprà nemmeno che un tempo molto precedente a lei tutto quello era già successo.

C'è un boato che spezza le onde del suono, qualcosa di mai sentito e di irripetibile: è quasi ora.

Penso ancora a lei, che, al contrario mio, amerà la vita come nient'altro, e guarderà con gli occhi lucidi  il sole tramontare ad est.

sabato 4 febbraio 2017

άβουλη

Vorrei tanto star piangendo per ciò che di stupido è accaduto oggi; significherebbe avere la stessa motivazione di chiunque, ma almeno averne una.
Significherebbe sentirsi esattamente come tutti, ma almeno normale.
Cos'è realmente la normalità, questo non mi è chiaro, ma quando provo a farmi domande di questo tipo entro in un mondo del tutto distaccato da questo, in un mondo solo mio, ed è lì che, anche se non so cosa voglia dire, non mi sento normale.
Così evito di pormi quesiti, ma sfidare questa mente è pressoché impossibile, e mi chiedo chi ha inventato il tempo e perché ora sono le 2:34 della notte e perché è notte quando c'è buio e quindi ancora che cos'è il buio: è facile impazzire.  Mi chiedo perché Dio ha posto l'albero del peccato sapendo che l'uomo, in quanto tale, non sempre resiste alle tentazioni, e poi ancora: se ci ha creati a propria immagine e somiglianza, allora è anche vero che egli stesso è umano e, in quanto tale, peccatore?
Mi domando se capita a tutti sentirsi sbagliati nel mondo, e poi rendersi conto che in realtà è la società su cui esso si basa a non essere adatto a lui: ma che fare? Non esistono alternative; mi domando se sono io a conoscere troppo poche parole e non riuscire a spiegare la mia incessante inquietudine verso la vita, o se è così poco comune da non poter facilmente essere compresa.
Io non me la prendo con chi non capisce, anzi, sono sollevata per loro: non ne conoscono la sensazione, indi non l'hanno mai vissuta. Invidio molto, però, l'umana capacità di provare emozioni positive e la non necessità di chiedersi il senso delle cose. Tutti si saranno chiesti, in un giorno di pioggia o di noia: perché devo andare a scuola?
Ma non credo che gli stessi tutti si siano risposti che l'uomo un tempo decise che il sapere fosse di una rilevanza particolare, che tutti avrebbero dovuto sapere. Ma sapere cosa? Sapere tutto. Non potrò mai sapere tutto: morirò, tutti moriremo vuoti, senza sapere nulla, credendo di sapere chissà quanto.

È deleterio; si comincia dalle piccolezze: perché piove? Te lo spiegheranno e ti sentirai soddisfatto di aver ottenuto una risposta che ha la parvenza di un senso logico e scientifico più grande di te, e perciò inconfutabile.
Poi, perché è nato il mondo? E perché proprio questo mondo, perché proprio l'universo? Quanto è grande l'universo? Chi l'ha deciso che è infinito?

Perché proprio io in questo corpo, con certe capacità sviluppate e certe lacune, con certe passioni e altrettante avversioni?  E perché proprio persona? Cosa sarebbe successo se fossi nata albero, filo d'erba o leone?

Ci vuol poco per rendercisi conto che niente di tutto ciò, in realtà, ha una risposta. Per questa ragione, ogni parola è confutabile, persino quella bei confronti di Dio, e la sua stessa parola. Inoltre, se sono a sua immagine e somiglianza, ho tutto il diritto di oppormi al suo giudizio, al suo pensiero.

Facendosi questo genere di domande si perde la fiducia nelle persone, la fede e la curiosità verso la vita. Perché sì, poi ti chiederai anche: perché la vita?
Ti diranno: per essere felice.
Chi ha deciso che essere felice è bello? Chi stabilisce la bellezza?
E allora in non molto tempo trarrai la tua conseguenza. Perché la vita? Per nessun motivo. L'inutilità della vita è la ragione per la quale io mi sento così. L'esistenza è particolarmente lunga, per non avere uno scopo; per questo, di certo, molti -tutti?- cominciano ad attribuirle il proprio. Ma la verità è che non c'è nessuna verità, e nemmeno nessuna bugia: perché cos'è il vero?
Cos'è il falso?

Così io fuggo da questo mondo rifugiandomi nel mio, cosa che ho scoperto essere propria dei folli, ma non ho di che preoccuparmi: la follia è relativa e non definibile, sicché nessuno è folle o tutti sono folli.

Sono queste le ragioni per cui sono terrorizzata all'idea di vivere, e non sono mai né felice né infelice. Vivo nell'abulìa, e chiunque intorno a me non ne comprenderà mai la profondità.

Vorrei tanto piangere per ciò che di stupido è accaduto oggi, ma in realtà ogni lacrima che scende, si spreca per la mia insoddisfazione non verso di me, ma verso l'essenza di ogni cosa.

mercoledì 18 gennaio 2017

l'amore

Succederà che sei piccoli occhi diverranno sei grandi occhi curiosi del mondo, succederà che sei piccole mani saranno sei grandi mani pronte a sorreggermi; succederà che crescerete e non sarò mai pronta a lasciarvi andare.
Piango spesso pensando al futuro, ma mai come adesso, che mi rendo conto che il tempo passa in fretta e questo "Iaia" presto sarà un banale "Veronica", e presto sarete costretti a vedervela col mondo.
E chi mai sarebbe felice di abbandonare tre pezzi di cuore liberi in questo mondo?

E Samuele un giorno tu verrai da me e mi chiederai un consiglio, o forse non lo farai ma io ti dirò comunque di essere sempre te stesso, perché non c'è niente di più bello che avere un proprio pensiero. Non c'è niente di più bello di potersi opporre e quindi opponiti, non c'è niente di più bello di sentirsi unici. E quindi sii unico. Sii te stesso perché così facendo sarai sempre nel giusto, e chi ti amerà ti amerà per ciò che davvero sei; e chi ti odierà non avrà capito niente.
Mantieni la dolcezza e fanne un punto di forza, perché in questo mondo, in un cielo  fatto di egoismo sarai la stella più brillante.

Poi arriverai tu, Fabrizio, e arriverai dopo perché fino all'ultimo penserai di farcela da solo; ma non c'è alcun problema nel chiedere aiuto. Ti guarderò sorridendo e ti dirò che avevi già capito tutto da bambino, perché sei furbo e nella vita se sei furbo sei già a metà strada. Però dovrai imparare che è bello fare ciò che piace, ma a volte -spesso- siamo obbligati ad agire controvoglia. Avrai tempo per imparare, sai, io ancora non sempre riesco ad alzarmi al mattino. Ma imparerò, e tu imparerai.
Fa' della tua simpatia un vanto, e ricordati che strappare un sorriso è la sensazione più appagante che si possa provare. Ma vedere il tuo è inestimabile.

Tu invece non verrai, perché sei come me ed io non lo farei mai. Tu penserai e penserai tanto, e il tuo silenzio non sarà altro che il tuo urlare dentro. Amerai ma non sarai in grado di dimostrarlo sempre, ti chiederai perché esiste la vita e quando ti risponderai i tuoi occhi saranno ancora più grandi, ancora più pieni di domande. Non saprò che dirti, se non che le domande non finiranno mai, e che più te ne porrai, più la diffidenza crescerà in te. Lasciarti al mondo sarà più difficile conoscendoti. E ti conosco più di chiunque altro, tra me e te è stato amore e lo è stato da quando la vita voleva abbandonarti subito. Ma sei stato forte come nessun altro ed è quello che ti chiederò, di essere forte come nessun altro, persino quando tutto ti sembrerà sbagliato. Succede anche a me, ma so che tu ci sarai. E io ci sarò.


Sarò sempre qua per voi, che adesso vedete il mondo come un posto magnifico, aspettate il Natale e mi raccontate di come Babbo Natale abbia mangiato i biscotti che avevo messo, attendete l'estate per correre in quel fantastico posto chiamato spiaggia e quando prendete il treno sembra che stiate facendo qualcosa di pazzesco. Si legge l'emozione nei vostri occhi per tutto ciò che già alla mia età perde magia.
Sarò qua anche quando vi renderete conto che il mondo a volte può far male, e che i biscotti, in realtà, li avevo tolti io, quando andare al mare sarà routine e quando dovrete prendere talmente tanti treni da esserne nauseati. Sarò sempre qua, sempre.

Mi mancherà non avervi nella stessa casa, mi mancherà chiudermi in camera e sentire tentativi di aprire la porta perché "iaia, stai con me?", mi mancherà non poter andare in bagno perché "tu stai seduta qua con me e guardiamo i cartoni". Mi mancherà tornare a casa e vedervi correre ad abbracciarmi come se non lo faceste da tempo, quando ero solo andata a scuola, o aiutarvi in qualcosa che non sapete fare per poi sentirmi elogiare come se fossi un mago.

So che c'è ancora tempo e che tutto ciò accadrà tra molto, ma io già adesso ho paura di perdervi nella grandezza della vita, e mi si stringe il cuore quando penso che dovrete crescere per forza.
L'amore che provo per voi  non sarà mai in alcun modo eguagliabile, e non esagero quando affermo e giuro che non avrei problemi ad uccidere se qualcuno provasse anche soltanto a farvi del male. L'amore che provo per voi va oltre all'amore che provo per me stessa; sarete sempre in cima alla lista delle mie priorità; e non potrei più esistere se non ci foste voi a portare continui sorrisi e piccole grandi soddisfazioni.
Non dimenticatevi mai di me.