lunedì 15 dicembre 2014

silenziosa sera

Solo il dolce rumore della pioggia incessante, mentre osservo nel soffitto i miei dubbi e le mie preoccupazioni.
Un respiro, quasi affannato, stanco. Il respiro di un fumatore al termine di una scalinata, l'espirazione sonora di chi ha appena gridato.
Ed invece no, sono solo io, ci sono solo io.
La tenda svolazza leggera, quasi impercettibilmente, l'aria gelida mi penetra nelle ossa, ma non è un problema: ho imparato a restare impassibile anch'io quando qualcuno è freddo. L'aria lo è. Ed io sono impassibile.
La mia pelle scoperta si irrita al contatto col gelido venticello, ma a me non importa.
E non importa se sono nel pieno del buio e men che meno se mi ci trovo esclusivamente con la compagnia di me stessa.
Mi guardo.
Non ho nulla di speciale e nulla differente dal solito, eppure, eppure... Eppure niente.
Cerco di trovare qualcosa di mutato, ma sono sempre la stessa, impacciata ma letale, solo volendolo.
Ed ora non vorrei, ma lo sono comunque.
Lo sono per stupidaggini, con chi mi rivolge la parola e non sapendolo mi provoca fastidio, con chi mi chiede troppo e chi mi chiede troppo poco. Vorrei chiedere scusa, vorrei dire che non agisco di proposito, vorrei farlo con due persone in particolare, ma so che tanto mi troverei a ricomportarmi ugualmente.
E Dio solo sa perché... Oh, ma che frase banale ho detto. Dio non sa nulla perché lui non esiste , tanto semplice quanto incredibile.
Nella taciturnità di questa sera, nella quale dovrei soltanto fare altro, mi ritrovo ad ascoltare i brontolii del mio stomaco. Ho fame, ma nessuna forma di forza di volontà si manifesta in me ora, ma comunque non riuscirei ad alzarmi neanche desiderandolo.
Vorrei solo avere un topo qua vicino a me, accanto alla mia parte di letto, con un braccio che utilizzerei come cuscino, ed uno a cui mi avvinghierei. Lo stesso topo che oggi ha portato della pizza per me, e sa quanto adoro la pizza.
Oh, dimenticavo.
Se non ve ne foste accorti, tra poco sarà Natale. Se non mi avessero avvisato qui in casa, con ogni sorta di illuminazione colorata ed ogni tipo di decorazione sull'alberello bianco, me ne sarebbe importato zero. Ma vedere i miei nani in trepidante attesa per l'arrivo di babbo Natale, ha fatto salire in me il desiderio di vederli mentre scartano i loro regali e si emozionano per ogni cosa.
Vorrei essere come loro, non così indifferente verso il resto della popolazione, ma son fatta così, e cambiare non è possibile... Posso solo camuffarmi, e per un po' sorridere fingendo amore verso tutti.. Ma il mio cuore appartiene ad un topolino lunatico.

domenica 23 novembre 2014

no title

una sensazione di disagio ed imbarazzo in una situazione quotidiana, già vista e vissuta.
Come può essere strano il comportamento del mio corpo, con le sue particolarissime ambiguità. Per esempio, questo disagio, che mi costringe ad una risata soffocata o ad un pianto isterico, lo percepivo soltanto uscendo dalla doccia.
Oggi mi capita qui, con loro, con me. Oggi mi capita senza alcun motivo, non ho nulla per cui essere in imbarazzo con nessuno, e non sarò mai a disagio con la mia famiglia.
Il mio corpo sta rispondendo in questo modo oggi, come mai aveva fatto. Ma risponde a cosa? A niente, non ha senso ma dai, in fondo che cos'è che ha un senso? Un senso lo attribuiamo noi a qualsiasi cosa, bisognerebbe davvero preoccuparsi di meno di capire le cose ed accettarle così come sono. Senza domande
Scaccio via ogni pensiero e mi trovo a testa svuotata, leggera nel quale penetrano soltanto i suoni delle voci dei miei tre piccoli grandi uomini, ed il pensiero di un altro uomo, quello ovviamente permane.
Ultimamente non comprendo nulla, è tutto una grande confusione unica, perché la gente non va con calma, facendo una cosa alla volta? Perché è sempre un mondo frenetico, ma che gusto c'è di vivere, mi chiedo.
Spero che la fretta del mondo in cui viviamo non attiri a sé anche questi nanetti, che amerei restassero sempre così piccini, così innocenti.
Intanto il disagio che parte dal cuore ed arriva a costringere una risata, sta passando, piano piano, ed ora tocca a me andare di fretta.

domenica 16 novembre 2014

sto delirando

Un bicchiere mezzo pieno... O mezzo vuoto.
Talvolta si fatica a credere che quesiti così apparentemente stupidi possano far nascere pensieri filosofici e dubbi esistenziali. Io ho sempre proposto certe domande al mio cervello, domande a cui gli adulti non sapevano rispondere, pensavo da piccola. E lo penso tutt'ora. Elaboro pensieri contorti e temo che, esponendoli, otterrei soltanto sguardi stupiti e sconcertati, come a voler dire "e questa? che sta dicendo?"
Nessuno avrebbe preso sul serio quella bimba che non faceva che scrivere e scarabocchiare, e nessuno prenderà seriamente quella stessa bimba ormai cresciuta, che si perde ore a discutere in silenzio, ad elaborare, a capire tutti i perché lasciati a mezz'aria. Tutti quei perché soliti dei bambini, che tengo ancora nella memoria nella speranza di risolverli uno ad uno.
Un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Secondo me è la stessa cosa, non ci porremmo il problema se non fosse che quell'ipotetico bicchiere lo viviamo soggettivamente, e se va tutto male è mezzo vuoto. E se va tutto a meraviglia, è mezzo pieno.
Ma è normale, per chi ha tanta sete un bicchiere con l'acqua a metà sarà sempre troppo vuoto.
Sinceramente io non ho mai speso il mio tempo a pensarci su, ma una persona piuttosto strana come la sottoscritta ha usato il suo tempo ad osservare le lancette dell'orologio per vedere il momento esatto in cui giravano, a mettersi capovolta ed immaginare come sarebbe bello viver sottosopra...
Non che nel normale sia tutto al verso giusto, anzi.
Dopo aver passato in pratica tutta la mia breve (per ora) esistenza, ad interrogarmi su ogni minuzia, mi sento di poter dare un consiglio.
Bevete di più, e guardate di meno l'acqua nel bicchiere.












Un pensiero alla mia città.

sabato 8 novembre 2014

november

Novembre è da sempre il periodo della confusione. È così e niente può cambiarlo.
Da poco tempo ho cominciato a pensare a me stessa, ci sto ancora lavorando, è vero, preferisco un sorriso d'altri piuttosto che il mio, ma cambierò. Ci sarò io al centro del mio mondo.
Ho nel cuore il colore del mare di primavera, e chissà perché, chissà.
Un'immagine non si cancella, chiudo gli occhi, li riapro. E sta sempre là.
Novembre è freddo ed io ho bisogno di abbracci, giornate in solitudine passate a contemplare il soffitto e sentire il cuore parlare.
Adesso lo sento, mi parla, mi intima di ascoltarlo, ma io temo le sue idee.
Novembre mi toglie le parole, ed è per questo che non scrivo troppo, Novembre mi intima il silenzio ed io mi ritrovo a pensare al verde acqua di quel mare che sorride.

domenica 19 ottobre 2014

this night

Questa sera è delirio, puro delirio, questa sera impazzisco seduta stante, impazzisco davvero.
Non mi capisco, non capisco te, non capisco che diavolo succede da un bel po' di tempo.
Perché?
Perché mi vuoi far questo?
E no, 'stasera guardare il soffitto immerso nell'oscurità non impedirà alle lacrime di scendere, e fumare non impedirà al mio cuore di urlare.
Perché sono così? Forse, anzi probabilmente è così, hai ragione tu: sono strana.
Ma non va bene, no non va affatto bene. Io non vado bene, e tu me lo stai dimostrando nella maniera più letale.
Non c'è più niente di verde da guardare, purtroppo, non ho nessun collo da "sniffare".
Eppure, eppure guardavo lontano io, sai?
Guardavo oltre l'orizzonte, da lì in poi non potevo osservare e allora immaginavo. Ma sai, dovrebbero scriverlo da qualche parte, come sui pacchetti di sigarette, dovrebbero scrivere a caratteri cubitali che immaginare nuoce alla salute. Soltanto inutili illusioni che distruggono la gente e lasciano vuoti gli animi.
Ogni cosa ti racchiude, ogni pensiero ti chiama. La mia mente ti raffigura e con quella poca forza di volontà rimasta cancello la tua immagine, ma resti comunque.
Resti in ogni caso ed in qualsiasi situazione. Resti perché non c'è una cellula di me che desideri dimenticarti. Come farei? Non potrei, non potrei neanche volendolo.
Il buio non fa paura oggi, ma preferirei sparirci dentro piuttosto che restarci da sola. Non è abbastanza distruttivo essere soli? Bisogna per forza rimanere soli nell'oscurità?
Il mio pensiero sì, spaventa. Terribilmente. So come uccidere il mio umore, ed involontariamente lo faccio pensandoti in determinate situazioni.
Forse ti starai già scordando di chi ti è vissuta accanto fin'ora, ma sappi che io non scorderò mai la luce che trasmettevi ai miei occhi, soltanto sorridendo.

domenica 5 ottobre 2014

metamorfosi


Con la consapevolezza di star mutando per l'ennesima volta, sento di poter fidarmi di me stessa e dar fiducia, ma non troppa. Sono sempre stata davvero diffidente, sto cercando di cambiare questo aspetto. Non è semplice, ma ci sto provando.
Un nuovo anno in me ed uno meno nel cuore, leggero e tranquillo come tanto tempo fa.
Il rispetto verso me stessa mi indica a chi posso affidare un po' della mia fiducia, a pelle, così. Perché il "giudicare un libro dalla copertina", è brutto dirlo, ma mi ha sempre aiutata molto.
Con molte persone già conoscenti, persone che pensavo sarebbero restate conoscenti a vita, sto instaurando le basi per amicizie durature, penso. Spero. Sto legando davvero molto con altri cuori, e non è da me.
Mentre, specialmente in questo periodo, con alcune persone vorrei legare. Anzi.
Vorrei legare alcune persone. Appenderle per il collo. E ridere di loro come loro ridono di me, con tanto amore, però, eh.

martedì 23 settembre 2014

September is

Settembre è stato da sempre un piccolo nuovo inizio, non solo dell'anno scolastico. Certo, tutto parte da quello ovviamente, in particolar modo quest'anno, con il grande cambio di realtà dal piccolo mondo delle medie, al grande universo del liceo. Ma Settembre è da sempre una certezza, un punto di riferimento e si sa, si sa che a Settembre qualcosa cambia. Sempre, sempre e comunque. Questo per me sta trascorrendo in fretta e, devo ammettere, è più dolce di tanti altri passati, più tranquillo, più sereno. Tutto è più sereno; io lo sono. Il tempo instabile fa sembrare il mondo incerto sul cambiare stagione, come se non volesse l'autunno. Ma l'autunno è così fresco, affascinante oserei dire. Fresco, ma dai colori caldi, accoglienti, rosso intenso, arancione, giallo un po' spento, come se ti racchiudessero nel loro calore amorevolmente.
Questo Settembre sta dando certezze, gioie incontrollabili e sorrisi sinceri. Questo Settembre ha modificato lui, l'ha trasformato nel ragazzo che avevo conosciuto, proprio al principio. E l'avevo conosciuto due Settembre fa. Io ho necessità di essere abbracciata, a Settembre, ho bisogno di cappuccini caldi e maglioni larghi, di coperte e baci. Di film e sorrisi. I sorrisi di Settembre mi ricordano sempre due amanti distanti, che si rivedono. Non c'è un motivo, ogni parola la associo involontariamente ad un'immagine, come il Mercoledì ad un giorno speciale di Gennaio, ed il numero Ventotto a Trilli, la fatina.
Questo Settembre ha il sapore dello zucchero, e in questo periodo sto ottenendo buone, ottime, meravigliose notizie e dimostrazioni d'amore. E sto amando tanto anch'io. Sto ricevendo e dando tanto uguale, ed è fantastico. È amore con quei miei tre dolci mostriciattoli, è amore per la mia migliore amica, che dovrebbe apprezzarsi di più, perché è fantastica, e non vuole proprio capirlo. È amore per me stessa, un po' più litigarello ma pure sempre amore; ed è amore per lui, la mia più grande sicurezza, il mio presente ed il mio domani, lui che finalmente sorride felice.
Settembre, questo Settembre, ha portato vento di cambiamenti, ma tutte situazioni più che piacevoli, è un Settembre dolce con me. Io nella mia testa lo immagino come un ragazzo continuamente sorridente, portatore di allegria, e tanto amore.
Settembre significa indossare una maglia che profuma d'amore, significa anche
pizza coperta e film, tutto insieme e con qualcuno. Magari lui, magari tu, magari con me.

domenica 14 settembre 2014

Sad Sea

Il verde acqua delle mie unghie ricorda il colore del mare, me lo ricorda nostalgicamente, il mare pare triste. Tra il suono delle onde che sbattono sugli scogli, si sente il suo pianto, la malinconia.
Ad ogni ritirata dell'acqua sospira, per poi lanciarsi con rabbia verso la spiaggia, verso gli scogli, verso il suo dolore.
Lo capisco sai, lo capisco davvero. Quest'estate penso che nessuno se la sia goduta davvero, neppure lui. Perché ha piovuto, ha piovuto tanto, e spesso restava solo. C'era gente solo quando c'era pure il sole. Nessuno ha mai pensato di andare li, a sedersi in spiaggia durante un dì di vento e nembi, a leggere, a scrivere, ad osservare. Nessuno ha ritratto le onde nel loro giorno più turbolento, nessuno ha fotografato un fulmine all'orizzonte.
Nessuno ritrae nel cuore il viso di chi piange, né chi urla disperato. Purtroppo questo era per capire che molti umani, molti cuori, come il mare che ho trovato oggi, sono circondati da gente che da amore solamente nei giorni felici.
In quelli cupi, invece, si ritrovano soli, a raccogliersi con le proprie mani, a piangere, come faceva il mare. E nessuno prova a dire nulla, nessuno prova a capire.
In questi casi, il mare disegna la sua tristezza negli archi delle onde e nei segni sulla sabbia bagnata. Io scrivo, ché una parola è sempre più armoniosa d'una lacrima che non vale la pena di versare.

niente aspettative.

Nessuna pretesa, nessuna aspettativa. Ecco cosa ho imparato. A non aspettarmi niente, non illudere me stessa, perché no, tanto non succede, tanto è solo fantasia.
Me l'aspettavo, è brutto dirlo. "Me l'aspettavo" si traduce con "Mi hai deluso",
o meglio, "Hai deluso l'aspettative che avevo su di te".
È triste aspettarsi il sole e svegliarsi con i tuoni, alzarsi con il piede giusto e poi inciampare durante il resto della giornata, aspettarsi di prendere un bel voto e invece, l'ennesima insufficienza.
È insufficiente, non è abbastanza. Proprio come non sarò mai abbastanza io, o tu, o tutti voi. Saremo sempre okay, ma non wow. Saremo sempre giusti, ma non speciali; ci sarà sempre qualche d'uno che ci sminuirà, o tenterà di farlo. Proprio quel qualcuno da cui non ce lo saremmo mai aspettato.
È mortificante aspettarsi una buonanotte che tanto non arriverà, sperare in quella carezza, in quel qualcosa che fa smuovere la situazione, ma dentro si sa, che resterà tutto identico, non cambierà niente.
Ho aspettato l'estate ed ho trovato solo grigiori, ho atteso uno sguardo ma l'ho visto spento.
Ciò che rimane da fare, è non illudersi, non distruggersi con le proprie mani, non mangiarsi il cuore da soli, né strapparsi l'anima per ogni delusione. Da oggi mi aspetterò tutto e niente, non mi sveglierò immaginando i "magari" ed i "può darsi che". Mi alzerò andando incontro ad un nuovo dì, consapevole che niente mi è dovuto, ma niente devo dare per scontato.

domenica 31 agosto 2014

Scary night..

La notte porta consiglio, si dice così, ma questa sarà una notte tormentata da pensieri orrendi, contradditori, pensieri che si intrecciano tra loro perdendo il senso logico. Sarà una di quelle notti che pur di prendere sonno pagherei in oro, anche se non ne possiedo; vorrei sprofondare, pur di non pensare. Vorrei chiudere gli occhi e leggere la perfetta soluzione, non voglio pentirmi di nulla. Non voglio prendere una decisione basata sulla delusione del momento, me ne pentirei di certo. Ma l'imprevisto smorza la felicità, ed io non me l'aspettavo.
Ho creduto forse di conoscere una persona, la mia testa l'ha idolatrata esageratamente, non era necessario. No, non lo era.
Non ce n'era bisogno.
Però so di cosa ho bisogno io: ho bisogno di ciò che mi fa stare male, ciò che mi devasta l'anima, perché sì, é devastante ciò che provo. È incoerente, è tutto un gran casino, indefinibile; ma è anche, inesorabilmente, la cura per questa malattia del cuore.
Sperando di non fare incubi, sperando di non crollare, sperando di trovare la soluzione, la giusta strada, buonanotte.
Buonanotte a chi si è perso e non sa dove andare, buonanotte a chi ha bisogno di sognare, come me.

sabato 2 agosto 2014

The end. And...

"Sei la fine del mondo" volevo dirti, 'stamattina, svegliandomi e trovandoti qui davanti a me. Mi hai sorriso ed io ho pensato che mai risveglio potrà essere più bello di questo.
"Sei la fine del mondo" volevo dirti, ma poi c'ho ripensato. Sì, insomma, la fine del mondo non è un piacevole avvenimento, chi ne sarebbe contento? Dirti che sei l'Apocalisse, non mi è più sembrato dolce, ma offensivo. Tu non sei la fine, sei l'inizio della felicità, ogni giorno mi rendi la vita dolce un po' di più.
Ed io amo i dolci, lo sai. Quasi quanto amo te. Tu non sei la fine del mondo, tu sei la fine del pianto, la fine di ciò che è brutto, negativo. Buio.
E tu sai quanto io abbia paura dell'oscurità. "Amore mi accompagni in camera? C'è troppo buio..." e mi prendi in giro.
Tu non puoi essere la fine di tutto, se sei stato l'inizio del mio futuro, l'inizio di ogni progetto e fantasia. Perché dovrei dirti che sei la fine, quando la fine fa urlare di terrore il mio cuore? Eppure la fine non è proprio fine, ché "end" e "and" si pronunciano ugualmente, e sembrano voler dire "È finito. E..."
Gli inglesi non ne sbagliano una.
E comunque sai che c'è?  Che io te lo dico lo stesso.
Sei la fine del mondo, e sai perché? Perché dopo aver visto te, per me potrebbe finire tutto quanto.
E...

lunedì 28 luglio 2014

I think

Ho raccolto conchiglie e pezzi di vita altrui, ho custodito collane e giorni, ho ascoltato il mare e la notte. E nel silenzio assordante della notte cieca s'imboscano i pensieri più segreti della mia mente.
Perché nessuno li trova?
Perché nessuno li cerca?
Siccome gli altri vedono la me dal di fuori, non mi conosceranno mai. Si fermano ad un viso da bimba contornato da capelli tinti ed uno stile un po' particolare, si fermano alla voce ambigua che mi viene quando mi sale la timidezza.
Ma io sono molto di più, io creo pensieri strani, contorti e fantasiosi, che portano a due opzioni: o sono completamente matta, o sono una complessa sognatrice.
Io vedo figure impossibili nelle forme delle nubi, immagino come potrebbe essere vivere al di fuori di me, mi proietto in un libro e lo vivo da protagonista, e lo racconto a gente a cui non importa solo per sfogare l'emozione che mi è salita. Io sono strana davvero, preferisco perdermi in una giocheria piuttosto che un negozio di trucchi. In me non c'è nessun trucco: così sono, come lo sono stata sempre.
La mia mente compone strani pensieri con un filo logico che solo io conosco, che non si può tagliare, ché sono tanto distanti quanto sensati tra loro.
Io talvolta non ci capisco più niente, perché mentre penso a qualcosa, la mente pensa ad altro. E discuto da sola là dentro, mentre fuori sono tranquilla. E talvolta nella mia testa piango, e nel frattempo il mio viso ti sorride.
Io sono strana davvero, mi chiedo come sarebbe volare dall'ultimo piano di un palazzo, come sarebbe l'atterraggio, e come fa la gente a trovare il coraggio.
In realtà non ci vuole coraggio tanto per volare quanto per schiantarsi. Io mi chiedo sempre cosa si vede da morti, cosa si pensa? Si vede tutto bianco? Ma in quel caso ci siamo ancora...comunque. Ed è così eternamente? Che noia.
Io mi chiedo spesso da cos'è data la bellezza, e se davvero dio dovesse esistere, perché ci odia così tanto?
Nessuno trova mai il caos che ho dentro, nessuno cerca mai la parte preziosa di me. Forse è per questo che poche persone sono al mio fianco, e molte altre schierate contro. Ma la vita non è una sfida, e loro sono lì ad osservare la mia da fuori, pronti ad attaccarmi. Senza sapere nulla. Senza vedere il cuore. In realtà non sono mai stata simpatica a moltissimi, e probabilmente è colpa (o merito) del mio non dare fiducia. Non do la possibilità di conoscermi a chi so che non la meriterebbe. Non è vanità, ma rispetto per me stessa.
Io invece mi soffermo spesso sulla gente, anche se non so chi sia, anche se mi si è solo affiancata sul marciapiede. Io osservo il volto e quante rughe ha, l'abbigliamento e le calzature. E indovino l'età, il nome, ipotizzo storia ed esperienza. E mi piace pensare che sia proprio così.
Ho osservato l'orizzonte e l'ho immaginato verticale, ho creduto di essere sola nel mondo e ho capito che era bello. Ho tante domande in sospeso che non saprei a chi porre, per quanto contorte, complesse e fuori di testa.
La mia fantasia è più forte della coperta di razionalità che ho addosso. Sono forse più irrazionale di quanto avrei potuto immaginare. O forse sono davvero pazza.
Ma se questa è follia, è la saggezza più grande, siccome mi fa amare me stessa tanto quanto gli altri odiano me.

mercoledì 9 luglio 2014

Write for a life

Alla scuola materna ero io quella strana, quella che disegnava ogni membro della propria famiglia, anche quei parenti di millesimo grado di cui ricordava sempre le date di nascita. E ce le scriveva.
Ero io quella bambina che disegnò un gatto con due zampe: maestra e mamma non riuscivano a capire perché. Ma devo spiegare loro tutto io? "Ma è di profilo!"
Ero io quella che già fantasticava per i fatti suoi, ma non lo dava a vedere per dimostrare di essere già razionale. A quattr'anni.
Alle elementari ero io quella che otteneva dieci con lode e aveva le orecchie arrostite ad ogni elogio al suo già sviluppato senso di logica.
Ero io quella che a casa, anziché giocare come tutti, si divertiva a svolgere cruciverba.
Ero io quella che, ad otto anni, provò a scrivere un romanzo, con la trama ispirata da un sogno... e lo scrisse in due quaderni, e poi lo trovò infantile rileggendo.
Peccato che sono io quella che, sfogliando libri in libreria qualche mese fa, lesse la sua stessa trama con lo stesso nome che aveva dato lei al protagonista.
Io l'ho scritto ad otto anni, qualcun altro da maggiorenne... e l'ha pubblicato.
Ero io che continuavo a fantasticare ed immaginare, ero io quella con tanta fantasia, ma cercavo sempre di apparire matura e razionale.
Stavo sempre a scrivere e disegnare.
Scrissi il mio secondo pseudo romanzo, e ci credevo davvero tanto.
Ci avevo messo il cuore, completamente. Ero invidiosa della protagonista per il ragazzo che avevo inventato io. C'era il mio cuore in quelle pagine. Lo trascrissi al computer in ufficio dal nonno, stampai la copertina.
"I'm loving angels instead" il titolo, essendo ispirato alla canzone di Williams.
E poi persi l'interesse pure in quello.
Continuavo a fantasticare ed organizzare il mio futuro: avevo tante idee, ma ero ancora alle elementari.
Il mio terzo tentativo fu una sorta di romanzo thriller psicologico stile ragazzina di nove o dieci anni.
Ma non andava bene.
Ero io quella che alle medie vinse uno stupido torneo di verbi. Come se essere a conoscenza dell'esistenza del congiuntivo e del condizionale fosse un qualcosa di talmente assurdo da meritare un premio.
Ero io che provai di nuovo, con altri due quaderni pieni di parole. Parlavo di Aleksander, questo ragazzo polacco che assiste alla lenta morte della sua prima fidanzatina Chanel, divorata da una leucemia triste.
E ricordo che la copertina era un mio disegno: Aleksander che in primo piano piange, osservando lei che si siede sorridendo sulla strada attendendo la prima auto.
Come se solo la morte potesse salvarla dal dolore.
Eppure, non riuscivo a concludere.
Perché il mio problema è sempre stata la conclusione, la fine: non so mai come chiudere ed ho paura di farlo troppo presto. Perciò non lo faccio mai. Ma se poi è troppo tardi?
E allora lascio perdere.
Sono io quella che ama il disegno e cerca di rendere il suo corpo un buffo
dipinto, con questo innaturale rosso in testa e tutti questi immancabili fiocchi da bambolina dark.
Sono sempre io che tiene la penna in un modo strano.. ma forse è proprio la stranezza il luogo nel quale nasce questo mio amore. Sì, in seconda media il tema da fare era l'amore, e parlai della scrittura.
E le mie orecchie continuano a bruciare ad ogni complimento... ma non c'è cosa più bella di un "ehi, che brava, scrivi bene.".
Amo l'arte in ogni sua forma. E allora continuo a fantasticare, volendo comunque sembrare razionale, eh.
Ora ci sto di nuovo tentando, e Shanley potrebbe essere quella giusta.
Quella che mi farà conoscere per ciò che è la mia fantasia nascosta da sempre.
Perché io voglio fare della scrittura la mia razionalità.

You smile, Sun sleep

Sono stata due settimane senza lui, soltanto due. Ed ho capito qualcosa. Ho capito che non potrei mai e poi mai condurre una relazione a distanza: ma siamo matti?! Impazzisco troppo in soli quattordici giorni...figuriamoci vederlo sì e no una volta al mese. Sarebbe la mia fine, non potrei farcela.
Mi è mancato come può mancare il partner ad un uccellino inseparabile, mi è mancato come la ruota ad uno stupido criceto che gira solo quando la gente dorme, mi è mancato come il silenzio quando c'è rumore.
E poi è tornato e mi sono rannicchiata tra le sue braccia e non ne sarei uscita più, e poi ha piovuto e poi mi ha baciato e poi e poi e poi
E poi ha sorriso.
Ed un sorriso così bello, così dannatamente libero non lo ricordavo più, sul suo viso.
E poi gli ho detto che mi era mancato il suo nasone, però lui dice di avere il naso piccino. Ma non è vero.
Il fatto è che se non avesse avuto il nasone non sarebbe stato lui, e forse non l'avrei neppure amato.
Invece amo ogni suo minimo dettaglio, anche il più trascurabile.
Lo invidio per il fatto di essere nato col privilegio di avere il nero-blu come colore naturale di capelli: io avevo provato a tingermi di questa sfumatura, ma del blu? Neanche l'ombra!
Lo invidio per essere diventato color Nesquik in così poco tempo.
È normale innamorarsi ogni giorno sempre di più, al punto di pensare di aver oltrepassato il discorso "amore" ed essere passati a qualcosa di molto, molto più grande?
E dio, che bel sorriso.
E poi è uscito il sole ed io gli ho detto di continuare pure a dormire: intanto c'era già lui a sorridere e a far brillare la città.

martedì 8 luglio 2014

Rain

Quando piove d'estate scappano tutti a casa, o a recuperare l'ombrello, o si riparano in negozietti sconosciuti o sotto i portici.
Quando piove la gente diviene triste e gli sguardi cupi e ogni progetto si rimanda.
Piove? Non si esce.
Piove? Si rincasa.
Piove? Niente cinema.
Piove? Amore ci vediamo domani.
Quando piove le strade sono vuote e nessuno si preoccupa più di niente.
Eh no!
Quando piove si sentono due voci in mezzo al silenzio; due corpi, due. Due scemi.
Tu ed io.
Baci sotto la pioggia e risate a non finire. Sorrisi timidi e sguardi d'intesa.
E intorno il nulla, solo gocce che cadono e odore di asfalto umido.
E intorno nessuno, sono tutti a ripararsi dal romanticismo. A ripararsi dall'amore.
Ma dio santo, lo capite che poi torna il sole?

martedì 1 luglio 2014

Il futuro si può attendere, ma senza troppe virgole. [ ...LOADING...]

Amo immaginare il futuro.
Con tutti i problemi, gli ipotetici imprevisti, con le sorprese buone e quelle meno felici, con le novità patetiche della televisione e la musica che procede ed io che ascolterò comunque Dan Reynolds, Ed Sheeran, Massimo Ranieri.
Con le mode che corrono ed io affezionata ai miei indumenti preferiti; immagino me che, a tempo perso, scriverò ancora inutili parole dettate dal momento su pezzi di carta, sul retro di scontrini di tre anni prima rimasti nel fondo di una borsa, su braccia o, direttamente, sul blocco note di un nuovo cellulare che sicuramente sarà già caduto cento volte.
Immagino il volto perplesso di gente che conoscendomi pian piano, capirà che non mi piacciono torte, gelati, carote, ghiaccioli (perché mi congelano gli incisivi), cocco e via discorrendo.
Immagino me al bancone di un piccolo bar a bere un cappuccino di corsa, il caffè no perché non mi piace neppure quello, prima di correre a lavoro. E chissà che lavoro farò.
E chissà che vita avrò.
Amo immaginare il futuro con ogni futuro pianto, ché io piango spesso e volentieri, con l'anno in cui andrà di moda il giallo ed io ancora fissata con il blu, con l'anno dopo in cui andrà di moda il blu ed io amerò follemente il rosso.
Con una giornata noiosa nella quale farò la spesa e, una volta uscita dal negozio con tre sacchetti pieni di roba, scenderà il diluvio universale e la maniglia di uno dei sacchetti si romperà perché saranno tutti Bío degradabili.
Ci saranno ancora le serate come questa? Con la musica che mi urla nelle orecchie, una sigaretta che mi fa riprendere fiato mentre scrivo senza virgole come fosse tutto senza senso né pause?
Ci saranno ancora le giornate in cui mi sentirò sola e guarderò film in streaming alle quattro di notte mangiando biscotti?
Penso al futuro, con gli anni che passano e la mia paura del buio che non si stacca di dosso, con il mio cielo che prima o poi diverrà blu per sempre ed io lo vedrò giallo.
Con chissà quanti sorrisi mancati e chissà quanti accendini persi, con chissà quante stelle mai viste e chissà quante persone conosciute.
E con un amore soltanto, nel cuore.
Perciò amo immaginare il futuro, con tutti i baci che si daranno gli altri e quelli che darò io a lui, con le serate passate sul letto ad ascoltare Ed Sheeran alla radio che ci sarà sul comodino, bevendo birra, fumando Camel e mangiando biscotti. O forse io mangerò biscotti e lui il gelato al cocco(bleah).
Il futuro con il suo sorriso stampato su un viso che inesorabilmente cambierà, ed io vedrò sempre uguale, con le notti stellate in cui mi sentirò comunque sola perché mi succederà sempre, e mi stringerò sempre un po' più a lui, che intanto crescerà e si vanterà sempre di più dei suoi muscoli.
Il futuro con noi due che ci metteremo ancora due scarpe diverse perché "se lo fa Rocco Hunt lo faccio anch'io".
Io che non smetterò di scrivere racconti horror e spaventarmi a tal punto da non riuscire a dormire.
Perché solo io so spaventare davvero me stessa. Con tutte le paranoie e le preoccupazioni.
Un futuro con quei tre che da bimbi diverranno piccoli uomini e che potranno sempre contare sulla loro Iaia.
Un futuro con due bellissimi nanetti che gireranno per casa mia, pronti a farmi esaurire ma ormai ci sarò già abituata, pronti a riempirmi il cuore con i loro 'mamma'.
Immagino un futuro con Petra perché so che bene o male lei sarà una delle mie certezze, una sicurezza in più: molte lettere andranno scritte e cancellate dal cuore nel corso della vita, ma alcune resteranno incise, come la P e la I. Ed ovviamente la S di Spongebob.
Amo immaginare, nel futuro, giornate comiche ed improbabili, che con una come me saranno quasi certe.
Nel mio futuro la vita sarà uno di quei quadri schizzati di colori a caso, un disastro insomma, talmente buffo da sembrare un capolavoro.

venerdì 20 giugno 2014

Star in the darkness

Nel buio non c'è nessuna certezza.
Non si può sapere se è tutto come ci ricordiamo. È buio. L'oscurità acceca la realtà. Per questo c'è gente che lo teme e gente che lo ricerca. Perché c'è chi ha bisogno di vedere le cose come stanno, ha bisogno di certezze che l'oscuro non può dargli; poi c'è chi vuol vivere nel dubbio, alla giornata, chi non ha necessità di certezze ma soltanto di probabilità, e il buio per loro è un amico.
È nel buio che mi accorgo di essere un puntino infinitesimo nell'universo, e che se faccio questo o quello per il resto della popolazione non cambia nulla. Mi accorgo che la mia voce risulta troppo debole per farsi ascoltare.
Ci sono le stelle, nel buio, e quelle, bene o male le vedono tutti. Le vediamo brillare e le paragoniamo sempre a ciò che c'è di bello. Per questo lui per me è una stella ed io la sua stellina.
E poi, se una stella si spegnesse in questo preciso istante, noi non la vedremmo più tra anni luce, ma per un bel po' brillerebbe ancora.
E pure l'amore è così: anche quando sembra morto, vive e luccica sotto le macerie di cuori spezzati e storie mandate in frantumi. Ma c'è.
Perciò niente è per sempre, ma è qualcosa che ci va molto vicino. Come le stelle.
Come noi.

lunedì 16 giugno 2014

Dear Mouse squitt squitt

Caro Topo,
oggi è il giorno dei nostri diciassette mesi insieme: sono sicura che non te lo aspettavi. Anzi, me l'hai affermato tu stesso, "non pensavo sarei mai stato con una ragazza per due inverni, due primavere ed ora due estati". Ed invece, eccoci qua.
Con te il freddo è più tiepido, il caldo più sopportabile e la vita meno amara. Con te ogni giorno di pioggia è limpido, perché a te la pioggia fa sorridere e se sorridi per me c'è il sole.
Tu mi conosci bene, sai che sono paranoica isterica acida e permalosa, ma sai sempre come rendermi rilassata. E docile.
Ti odio perché se mi accarezzi i capelli mi addormento, e se dormo perdo tempo per stare con te; ti amo perché conosci a memoria ogni mio particolare e difetto e mi ami lo stesso.
Ti odio perché mi dai della permalosa ma ti amo perché tu lo sei più di me.
Non so cosa ti sia saltato in mente cinquecentosedici giorni fa, ché come hai notato star con me non è esattamente una passeggiata(è più una corsa ad ostacoli), però non te ne andare mai: ormai non mi vedo senza di te.
Come farei a fare a meno di un ragazzo che non mi ascolta se gioca all' Xbox, ma che mi riempie di coccole mentre in televisione c'è qualche programma che piace a me?
Ti odio perché dici che sono un' ape ma ti amo perché tu sei un Topo.
Adoro il fatto che la gente sicuramente penserà di noi che siamo due neo-fidanzatini, mentre spesso per me assumiamo atteggiamenti di vecchi sposati da sessant'anni;
L'oggi dello scorso anno il nostro amore compiva cinque mesi, e ricordo che su un telo enorme l'avevi scritto e si vedeva anche dal mio balcone. Ma tanti sono i Sedici che più ho nel cuore, come quello del primo mese, che siamo andati al McDonald's. E dopo ci siamo rovesciati lo yogurt addosso. Il sedici settembre facevamo otto mesi ed era il primo giorno di scuola; quello dei cinque mesi, e quello dei sei, quando hai corretto la scritta sul cartellone. E quello di Gennaio duemilaquattordici, il nostro primo anno insieme, lo stesso giorno tornai dalle "vacanze" e corsi nel mio posto paradisiaco. Le tue braccia.
Amo stare lì, con la testa appoggiata al tuo petto, a sentire il tuo profumo e la tua voce: "Sempre che mi sniffi".
Quest'oggi sono diciassette mesi ed è il primo giorno di esami scritti per me.
Amo sentirti parlare soprattutto quando parli del tuo futuro, perché dici sempre che ci sarò anch'io.
Amo il tuo sguardo che mi osserva, e se ti chiedo perché mi guardi, rispondi: "Non posso? Sei bella"
Amo litigare con te e poi rifugiarmi tra le tue braccia per farmi consolare, perché "piccina, vieni qua, dai, facciamo pace".
E non va bene che non litighiamo da inizio Maggio: domani discuteremo pesantemente, okay amore?
Sappi che nonostante io ti odi spesso e volentieri, ti amo il doppio del triplo del quadruplo al quadrato, ti amo e ti amerò sempre.
E ti ricordo quel patto, se dovessimo lasciarci...
Ma io non ti abbandono, puoi starne certo, piccolino mio.
Tu sei da subito stato un fidanzato perfetto, un gelosone ma in modo talmente dolce da farmi sorridere sempre un po'. E sei anche un vanitoso, perché "io c'ho i muscoli, vado in palestra, sono simpatico e mi vengono tutte dietro".
Sappi che, per l'ultima affermazione, non ho paura di finire in galera.

Buon mesiversario Topino mio, ti amo indiscutibilmente.

La tua Stellina mutante in Ape
Bzz bzz bzzz

mercoledì 4 giugno 2014

Difettucci da amare...e sopportare.

Di me dicono che sono testarda, ma non è vero: semplicemente ho sempre ragione io.
Permalosa, e anche qui si sbagliano, perciò non rivolgo più la parola a chi lo afferma. Mi dicono disordinata, però giuro, l'accendino era qui un attimo fa.. ehm.
Pigra, anche se non è così, a questo rispondo dopo che non ne ho voglia.
Chiacchierona? Io? Ma non dite cretinate, io non parlo mai infatti questo scritto sarà due righe!
Non sono neppure gelosa, sì che il mio ragazzo vive in libertà vigilata, ma son piccoli dettagli trascurabili.
Solitaria, e non è vero, però ora lasciami in pace; non sono neppure fissata con il numero sedici, anche se mi sono fidanzata il sedici gennaio alle ore sedici (giuro), sto con quel ragazzo santo da sedici mesi e lui ha sedici anni. Sommando l'uno ed il sei del numero sedici, si ottiene il sette, numero mio prediletto.
Non sono neppure una che si lamenta, infatti ora ho solo sete, sto scomoda, ho fame e sonno e basta.
Non sono pignola, però l'accento su "è" e "perché" è opposto e non va confuso, diamine! E le virgole non si mettono a caso, anche se io lo faccio spesso.
  E non è vero che da quanto odio la storia,me la sogno anche di notte: è capitato di sognare Hitler che mi dava sette e mezzo in un disegno tecnico e basta, giuro. Ah, no... una volta anche Mandela.
E non ho mica la fissa di sommare le cifre delle targhe, anche se sulla mia ci sono l'uno, il sei ed il nove... e fa sedici.
Non credete a chi dice che ho paura del buio, ma se di notte avvertite un tremolio del terreno non è di certo un terremoto, bensì io che scappo dal bagno inseguita da mostri, fantasmi, bambini inquietanti che a me non inquietano AFFATTO, con le loro simpatiche risate e voci a cantilena, non mi fanno PER NIENTE paura. Okay?!?!
E non sono esaurita come dicono, solo che ho visto passare un UFO a braccetto con le scimmie volanti gialle e azzurre che cantavano We are the Champions.

giovedì 22 maggio 2014

Il ragazzo delle Lucky Strike

All'inizio mi pareva strano chiamarlo amore, mi sentivo patetica e ridicola, forse perché non avevo mai soprannominato nessun altro a quel modo. Adesso è per me il suo nome di battesimo, ed è ormai impossibile indietreggiare di qualche passo e tornare al suo nome... eh...com'è che si chiama? Stefano, Giuseppino...no, forse Ermenegildo: va beh, non ha importanza.
So per certo di non aver mai sentito le cosiddette farfalle nello stomaco, ma nell'istante del primo bacio (primo per me, centesimo per lui, dio santo) ho avvertito la possibilità del cosiddetto infarto.
Mi spiego: ho provato un'emozione che mi pungeva letteralmente sul cuore, che sembrava sprofondare e fermarsi, riemergere e ricominciare a battere.
Ed un aneddoto che posso conservare per i miei (o nostri?) figli è che il giorno del nostro primo bacio si è svolto...in una chiesa.
Sì, bisogna sapere che Amilcare (?) è talmente devoto al suo dio, la Nutella, che in quel periodo ci capitavamo spesso, là dentro.
E non sto scherzando.
In poche parole, si andava lì per il troppo freddo di gennaio, o per fare i deficienti.
Lo stesso mi è capitato al ritorno di una "vacanza" di tre magnifiche settimane di Sicilia, nell'istante prima che mi baciasse: come se tremasse il cuore.
Ma vi pare che devo morire, io?
...si chiamerà Ludovico? O forse Roberto?
Comunque nel nostro primo mese di fidanzamento, nessuno credeva in noi; ogni essere dotato di bocca, commentava con la sua frase insignificante.
E noi, impassibili e felici, abbiamo continuato a camminare. Certo alcune volte si cadeva, è normale; (Ovviamente sempre più lui, eh), però ci si rideva sopra e si continuava.
E alcune volte l'ho visto piangere, giuro, e non c'è cosa peggiore. Ma se lo chiedeste a lui negherebbe, perché ha un carattere MOLTO strano.
È un ragazzo(ormai molto vecchio, sedici anni, da buttare direi) simpatico e, almeno all'inizio, almeno con me, piuttosto timido.
Sapete perché, quando è entrato in classe mia, era sempre girato verso di me? Per "un forte torcicollo".
È abbastanza forte come carattere, e dico abbastanza perché, come ho precedentemente detto, talvolta crolla pure lui.
In titolo di "Amore di Veronica" sa essere tanto dolce e premuroso, conosce ogni sfaccettatura del mio carattere. Mi accusa spesso di essere permalosa, 'sto scemo, quando il primo ad offendersi per uno scherzo è lui. È intelligente in ciò che decide lui, pur non frequentando regolarmente luoghi scolastici (eh? un libro? e che cos'è?), ma se gli chiedi un qualsiasi argomento scientifico, probabilmente qualcosa ti dirà ( ah, quelli con il corpo umano, la terra e la genetica, okay!).
Capace di aggiustare un qualsiasi macchingegno che abbia a che fare con la tecnologia, è un uomo di casa coi fiocchi ed un cuoco provetto.
Sappiate che vuole farmi ingrassare, lui e le sue stupide (ma fantastiche) crêpes!
È testardo come un toro (è un Toro) e se si fissa su qualcosa è così anche se, in realtà, non lo è.
È divertente, ironico e tanto, tanto geloso(anche qui negherebbe).
Con chi hai parlato a scuola? Chi c'era oggi insieme a te e le tue amiche? No, ora ti vai a cambiare quella gonna che, se poi ti rubano, io come faccio?
È impossibile non amarlo, suvvia.
Tra di noi, oltre ad un notevole sentimento e molta fiducia, c'è un elemento fondamentale: la confidenza. Capelli sfatti, occhi da zombie, pigiama strappato: arriva lui. "Sei stupenda". "No, non è vero". "Ok, hai ragione" Si ride e ci si prende in giro a vicenda, ma ci si parla di qualsiasi cosa. Paure, cose imbarazzanti che non diremmo a nessun altro, sogni.
Io, per esempio, mi vergognavo molto di mangiare in pubblico, e invece ora amo quando insiste per comprarmi la focaccia.
Amo il suo odore mischiato a quello di sigaretta, di Lucky Strike, per precisione, perché "le Lucky sono quelle giuste per me". Amo il suo modo di fumare, e fargli fotografie a sproposito perché a lui da fastidio.
Amo essere racchiusa tra le sue braccia, che mano a mano che il tempo passa, divengono sempre più possenti. E poi fa il finto vanitoso perché va in palestra, perché io lo riempio di complimenti e perché è benvoluto da tutti, ma a tutti fa un po' paura.
A me fa solo ridere, piangere, arrabbiare e tenerezza.
A me fa solo stare bene.
Quando sorride è un bimbo dolce, quando si altera è un quasi uomo da prendere sul serio.
È amore allo stato puro. Un bacio concreto.
Però è uno stupido, perché quando si annoia comincia a darmi fastidio e a farmi innervosire. Difficile da sopportare, quasi quanto me. Ormai sa che persona strana sono: per esempio, se mi fa il solletico per tempo prolungato, sa che dopo qualche minuto dal momento in cui smette, piangerò senza un motivo. In pratica piango dopo aver riso troppo, e lui mi consola comunque.
A lui piace il sole ma ama la pioggia; si incanta sulle belle auto ed è innamorato dei videogiochi. Gli piace la Heineken, mentre a me la Ceres.
Amo quando parla in rumeno, lo rende affascinante e molto interessante.
È il mio piccolo uomo, e resta soltanto una cosa da dire:
Iulian(ah, ecco il nome!), amore mio, Te iubesc atat de mult....idiota.

martedì 20 maggio 2014

Qualche ricordo nel cuore.

Ricordi.
Si custodiscono.
Una foto appesa al muro, un video sul cellulare ormai distrutto, una lettera con gli angoli smussati dal tempo, un vecchio regalo significativo per un determinato istante, un portafortuna, una canzone piena di ricordi.
Ricordi.
Si reagisce.
Una lacrima, un grido soffocato, un sorriso, un rimorso, rabbia, tristezza. Nostalgia, odio-amore per i ricordi.
Ricordi.
Ci si ferisce.
"Mi manchi" ma tanto non lo invii, è passato troppo tempo. Non si ricorda, non mi pensa più. Oppure "Torna" eppure non tornerà, se l'è portato via 'dio', quella sottospecie di essere mostruoso e insensibile.
"Scrivimiscrivimiscrivimi" con la consapevolezza che non ti scriverà mai. Nei tuoi sogni, ti scrive! Anzi, nei tuoi ricordi.
Ricordi. Ah, ricordi.
Si cancellano.
La foto si strappa, il video si elimina, la lettera arde sotto la fiamma di un accendino. Quel dannato regalo cestinato, il portafortuna rimane pure lì, tanto non funziona; e la canzone non si ascolta più. Mai più. Mai più ricordi.
Ricordi.
Tornano in mente comunque, 'ste piccole carogne. E che si fa? Eh..
Si resta a guardarli attraverso lo specchio dell'immaginazione, con due nuvoloni sugli occhi, pronti a ricominciare.

lunedì 5 maggio 2014

for you, Veronica.

2011.
Niente, guardati che schifo che fai.
Guardati, così piena di inutili centimetri quadrati di corpo, guardati, con quel viso tondo e quel doppio mento che hai.
Che brutta, mio dio. Quelle gambe sono il doppio o più di ciò che dovrebbero essere, e quelle braccia? Oddio. Non la puoi togliere la felpa, non puoi: che figura ci fai? Ti prenderanno tutti in giro. E non sorridere, per favore, che se lo fai ti scompaiono gli occhi e si riducono a due fessure.
Ma non ti vergogni? Guarda che mani che hai, le tue dita paiono dei salsicciotti, non riesci a mettere neppure un anello, uno di quelli che le tue coetanee si scambiano. Quelli trovati sui giornaletti.
E sei sola. Nessuno sta con te, forse si vergognano. Forse gli fa schifo persino la tua compagnia.
Sei così timida che non parli con nessuno, e quando ti vergogni le tue orecchie si infiammano.
Hai visto la tua pancia? Il tuo ombelico pare sorridere, anche lui si riduce ad una fessura. Chissà quanto mangi.
Sei davvero sola. Non ti fai pena?

Sì, ora non piangere... non piangere, davvero.
Perché non mangi? Dai, perché? Bisogna mangiare, tutti lo fanno. Se no poi scompari. Se no poi muori.
Smettila di piangere, non mortificarti da sola, non importa il tuo peso.

Sono due giorni che mangi po' che niente. Ne sono passati quattro..
Perché la notte non dormi più?
Perché parli con la gente che non conosci su internet? Ti capiscono di più. Loro ti vedono per ciò che sei dentro. Loro leggono il tuo cuore, non la tua pancia, le tue cosce e i tuoi occhi a fessura.
Sono due mesi. Hai smesso di mangiare bene. Discuti con mezzo mondo, non vuoi più nessuno. E se ti insultano non la passano più liscia. Ehi, stai cambiando.
Tre mesi che non mangi come prima. Stai scomparendo. Lo dicono tutti.

2014.
Niente, guardati, con quel sorriso spensierato e quel bellissimo sguardo che hai.
Tutti lo dicono, il tuo corpo è perfetto per te. Quelle gambe sono sostanziose al punto giusto, la metà o più di ciò che erano.
E la pancia è praticamente piatta, l'ombelico non sorride più. Tu sì, e dovresti farlo sempre.
Le tue mani sono come le volevi, "da adulto", con le nocche un po' in sporgenza e le dita affusolate.
C'è caldo, toglitela quella felpa, le braccia tue non sono come le avevi, adesso stai bene, adesso sei felice.
Ormai non sei più timida e indifesa, sei estroversa al punto giusto, ti esponi e ti fai sentire. Le tue orecchie si infiammano ancora, un po' meno. Però ci ironizzi su, questo è il bello di te. L'autoironia. La voglia di ridere e piacere a te stessa.
Non sei sola. Hai un Lui al tuo fianco, che ti accetta per ciò che sei. E se sei così è solo merito tuo. Anzi, colpa tua.
Belli i capelli. Mi piacciono.
Mi piaci anche tu.
Anzi, Ronnie, io ti amo da morire.


          - Ronnie, o se vuoi, Veronica.

venerdì 25 aprile 2014

scary life

Paura di crescere? Paura di non sognare.
Paura di andarsene? Paura di restare.
Paura di non amare più?
È una paura bambina, graffia l'anima, ma poi l'accarezza.
Ho visto il cielo divenire blu, ho visto degli occhi riempirsi di lacrime e delle labbra sorridere comunque.
La forza è crederci, la forza è sognare dopo tutte le stelle cadute ed i desideri non esauditi, la forza è stare in piedi con le gambe spezzate.
Ho immaginato di essere all'altare, non per far la sposa, ma per il mio funerale. Ho pensato: "a chi mai potrebbe interessare?"
Ho riflettuto: c'è sempre qualcuno che ti ha nel cuore.
La forza è l'amore.
Ho fumato una sigaretta, un'altra ed un'altra ancora, i pensieri sempre più complessi, si vive una volta sola.
Ma siamo sicuri che il tempo vola?
Il tempo è soltanto una parola.
Il tempo è soltanto una paura.
Paura di vedere? Paura di proseguire.
La vita è solo un gioco, alla fine.
Ho visto bambini cadere, piangere e sorridere un attimo dopo, ho sofferto anch'io, ho dato cuore e lacrime, e poi, come un bambino, ho sorriso al domani.
Ho un segreto, importante, moltissimo.
So il segreto del vivere davvero.
Perché non restare tutti bambini, amando sul serio, viver senza problemi?
Paura di provare?
Un bambino prende una conchiglia e ascolta le onde tempestose, un adulto prende una conchiglia e dice di sentire il sangue scorrere.
Che c'è, paura di sentire il mare?

lunedì 21 aprile 2014

I can't kiss u, 'cause..

"Mi dai un bacio?"
No, non voglio.
Le labbra mi servono per altro. Ho bisogno di urlare, io, ho bisogno di farmi sentire, di gridare forte, di sentirmi libera così. Non posso baciare, devo cantare, cantare canzoni d'amore e nostalgia. Devo ridere, sai, ridere fa bene alla salute e al cuore, ridere serve per non piangere. Poi ho bisogno della bocca per mangiare, tu sai quanto mangio io? Io amo il cioccolato, i toast del McDonald's, la pizza e sì, amo anche te. Però non posso baciarti.
Non posso perché le labbra mi servono per fumare. Sì, a volte ne ho bisogno, mi aiuta nei miei pensieri contorti e contraddittori, se ho la sigaretta in bocca, come faccio a baciarti?
Tu mi conosci, sai quanto parlo, ho bisogno di sfogarmi in quel mare di parole inutili.
Poi non posso mica baciarti eh, non fare l'egoista! Sai che non so fischiare, tu sì, e quindi lasciami imparare!
Però ti amo, giuro, ti amo davvero, credimi. Se guardo dentro i tuoi occhi, vedo il riflesso del nostro giovane ma vero amore.
"No, non posso."
"Perché non puoi? "
"Perché poi non riuscirei più a smettere."

martedì 15 aprile 2014

Numbers.

In fondo, ormai ognuno di noi è un numero.
Siamo un numero in coda alla posta, nel registro di scuola, in fila in banca. Siamo un numero al gioco del fazzoletto e pure a bim bum bam. Sono numeri persino i calciatori, siamo numeri quando chiamiamo con il cellulare. Spunta un numero, sul telefono dell'altro, ed è quello che siamo noi. "Mi dai il tuo numero?" è, infatti, la domanda che si pone.
Poi ci sono i numeri uno, i campioni, i leader, quelli per cui la vita è un gioco da ragazzi. E gli eterni secondi? Portano il numero due come fosse un pugnale conficcato nel petto, a memoria del fatto che c'è e sempre ci sarà qualcuno meglio di loro.
Ma c'è di peggio.
"E tu, tu che numero sei?" "Lo zero."
"E che numero vorresti essere?" "Anche eternamente secondo, andrebbe benissimo."
È un numero il diavolo, 666. Ed io so che il diavolo è donna, ché se tu tenti di telefonarle ti risponde gentilmente: "servizio di segreteria telefonica, il numero da lei cercato è inesistente, o al momento non raggiungibile."
È donna anche il numero dodici,misura del tacco desiderato da ogni lei dai... dieci anni in su.
Si è un numero quando la gente ci vede spesso su un autobus: "ah, tu sei quello del 66!", si è un numero quando si è pochi. Quattro gatti.
Siamo numeri in aereo oppure in treno, siamo numeri a causa dei voti, "guarda, quello è quel tipo che ha la media dell'otto", "ecco l'asino abbonato al quattro".
Siamo tutti eterni secondi in qualcosa, ma per qualcuno saremo di certo insostituibili primi.
Sapete, anche la vita è un numero e, per me, è un po' novanta ed un po' tre.

venerdì 11 aprile 2014

Le favole, che idiozia.

Una principessa, bella ed intelligente, è naturale, incontra un uomo affascinante, giovane che, combinazione, è un principe. Ovviamente lui è anche dolce, premuroso e per lei farebbe di tutto. I due si innamorano a primo sguardo e si sposano. E, dato che è tutto perfetto, vivono per sempre felici e contenti.

Ma seriamente, i principi e le principesse delle favole non litigano mai? Sono sempre impeccabili, e così anche le loro vite.
Ora, mi chiedo: perché illudere così dei bambini, che della vita ancora conoscono e comprendono soltanto la parte ingenua e felice?
Raccontiamo loro di tutti i messaggi scritti e non inviati, inviati e non letti, letti e senza risposta, le lacrime e tutte quelle difficoltà che proibiscono agli innamorati il 'per sempre'.
Tutti gli appuntamenti a cui nessuno si è presentato, i tradimenti, la fiducia che spesso scappa, i baci rubati, gli urli che si perdono nell'atmosfera.
Magari perdere la scarpetta, qui si perde ogni volta qualche frammento di cuore.
E le principesse non sono quelle delle favole, bensì ogni donna che abbia mai pianto e sorriso allo stesso momento. Donne forti senza sapere di esserlo, donne innamorate perdutamente dell'amore. I principi sono semplicemente la causa dei loro sorrisi.
Nelle favole non esistono istanti in cui gli sguardi si perdono uno dentro l'altro, non si sente mai la parola 'addio'. Perché, perché illudere dei bambini?
Musica dura e silenzi assordanti, mica musichette dolci, cuori e fiori.
Faticando si fa la storia. Perciò gli anticorpi si fanno soffrendo, e credetemi, bambini miei, la vita reale è davvero complicata...
...Le favole, che idiozia.

sabato 5 aprile 2014

Who I am

"Chi sono?"
Son quella dalla luna dai mille colori, la stessa che nei giorni tristi diviene grigia-nera.
Son quella dai mille quaderni, e le penne sempre scariche; quella dal sorriso stampato, che, se è finto, nessuno se ne accorge.
Accendini persi e mai ritrovati, fogli e poemi, sogni e cicatrici. Collant strappate, felpe bucate, disordine e voglia di imparare.
Sono lo scricciolo di Goldoni, "come le ragazze più vivaci: le tieni ferme solo con i baci".
Sono il silenzioso Urlo di Munch, che non traspare il rumor di fuori, ma dentro è un forte grido disperato.
E ciò che non esplode, scarica in modo effusivo. Ed è quando urli dentro, che la rabbia scivola a gocce d'acqua amara.
Sono un quadro impressionista: non chiaro, difficile da leggere, ma qualcosa di certo lo trasmette. A primo impatto. A prima impressione.
Sono Dr House. Amo in silenzio, senza dirlo, ché sono razionale e l'amore non lo è. Celo la fanciullezza dietro l'intelligenza.
Sono quella che ha fatto firmare un armistizio tra mente e cuore, sono il freddo norvegese ed il caldo in Madagascar.
Sono un taxi a New York, raramente mi fermo, raramente sale qualcuno.
Così come raramente entra qualche d'uno nella mia vita.
Sono come un hamburger, faccio tentazione, ma poi faccio pentire.
Sono Agosto e Gennaio, mezzogiorno e le due di notte (o di mattina?).
Sono un buco nero e l'arcobaleno, sono Nutella col peperoncino.
Sono la lentezza e la fretta, son quella che vuole sempre andare, e quella che si vuole sempre fermare.
Sono il giallo e 'l blu, l'immenso ed il nulla, sono una dolce sigaretta e la puzza di fumo, il giusto ed il peccato.
Il mascara e le lacrime.
Sono la precisina nel scegliere le parole, e lo "zerbino", ossia colei che è sempre per terra. Colei che cade pure d'in piedi.
"Chi sei?"
Piacere, Disastro.
Accòmodati e, se vuoi, comincia già a ridere. Io vado a prendere qualcosa da bere.
Magari il drink inventato da me: il cocktail di contraddizioni.

martedì 1 aprile 2014

Five.

Cinque lettere possono stare per molte cose.
"Salta". Scavalca un muro, salta un ostacolo ed abbraccia la vita, salta di gioia, salta di felicità. Salta per dimostrare la tua libertà. Salta e mostrati forte, ché tu ce la faresti. Dimostra che ce la faresti. Pure da solo.
"Suona". Suona quel citofono, 'sono qui, scendi'. Sii deciso, sii indipendente. Suona la tua canzone preferita, suona il silenzio, suona l'oscurità. O lascia suonare quel cellulare, oramai non ci sei più. Per nessuno.
"Fuggi". Sì, da questa vita che ti sta incastrando. Fìdati, è una trappola. Fuggi e rifugiati. Oppure fuggi e corri più lontano che puoi. E se credi di non averne le forze, fuggi col pensiero. Ma renditi irraggiungibile.
" Addio". Brutto dirlo, brutto sentirselo dire. Fa male, strappa il cuore e lacera l'anima. Eppure sono soltanto cinque lettere.
"Leggi". Una storia d'amore o dell'orrore, che a volte si somigliano. Entrambi emozionano, entrambi spaventano. L'anima delle persone è un buon libro. Ma è di quelli da decifrare, mica semplice! Oppure leggi i miei occhi, e, volendo, puoi anche ascoltarli.
"Senti"? Ti parlano, ti dicono "salta", dicono di saltarli, tutti 'sti problemi. Non perderti nel cercare soluzioni inesistenti, fregatene. Si risolveranno autonomamente, fìdati.
Parlano ancora, senti? "Suona", dicono, "suona allegro l'amore verso la vita e verso la gente, suona citofoni e non perderti d'animo.".
Qualche porta s'aprirà.
Con le lacrime ti chiedono se per favore "leggi" dentro di loro. Noti? Sì, quel vuoto incolmabile e maledettamente infinito? Sono le delusioni. Però vedi, vero, quei luccichii là in fondo? Sei tu, la luce dei miei occhi. La loro luce.
Perciò ti supplicano di non dir loro mai "addio". Non vogliono spegnersi.
Comunque," fuggi"?, chiedono ancora. Sì, fuggi da 'sta vita da galeotti? Però non da solo. Scappa con me. Esatto, tu ed io. Ti prego, scappiamo. Fuggiamo. Io non ce la faccio più. Ho bisogno di sbocciare, e non posso farlo qui. Puoi chiedere ad un fiore di sbocciare in Antartide? Puoi chiedere al cielo di piovere nel deserto? Hai detto sì, wow. Perfetto, scappiamo. Uh, aspetta , ci sono altre cinque lettere.
" Ti amo."

sabato 29 marzo 2014

for my hero.

Ed è così che resterò.
Sdraiata sul fianco sinistro, con il cellulare appoggiato accanto, l'attesa, la delusione e la pioggia dai miei occhi.
È così che resterò.
Con i pensieri che viaggiano, i pensieri e i ricordi, i ricordi ed i progetti.
Tutto all'aria, era soltanto una bella illusione. Una fottuta fantasia.
I miei occhi implorano, chiedono tregua, ma oramai sono spenti.
Anche il mio sorriso s'è spento. Era lì, c'era, bello ed innocente come sempre; piano piano poi, parola dopo parola, le mie labbra si sono chiuse. Finché un labbro è stato morso dagli incisivi per trattenere un'esplosione, che è avvenuta lo stesso, ma in maniera effusiva. Le lacrime scivolano silenziose sul cuscino. Tanto chi se ne accorge?
Tanto a chi importa?
Ed è così che resterò.
Starò qui a piangere e sperare, aver bisogno di amare. Avrò fame, avrò sete, ma sopr'ogni altra cosa avrò bisogno di te.
Ed è così che resterò.
Finché tu non tornerai.

Unhappiness.

Vuoi una sigaretta?
Così,per non  pensare. Così, per restare a galla. Così,per non annegare.
Vuoi un bel regalo? Così,per sentirti speciale. Così, per stare bene. Così, per non scomparire.
Vuoi la bella storia d'un libro?
Così, per evasione. Così, per sentirti migliore. Così, per leggere l'amore.
In realtà nessuno ha bisogno di beni materiali; certo un fumatore non rifiuterebbe mai una sigaretta gratuita,fa sempre piacere una sorpresina impacchettata...ed un bel libro è sempre una piacevole scoperta,una porta aperta su un mondo nuovo.
Ma il punto non è questo;il concetto è la felicità e siate sicuri tutti che non la si raggiunge così.
Felicità è sorridere anche e soprattutto a chi ti ha deluso, ferito,  distrutto.
Felicità è fregarsene ed essere pieni di sé. 
Felicità è apprezzare, apprezzare e ringraziare, ringraziare ed amare.
E se qualcosa non va bene, agire È sentimento non egoismo.
Felicità è sentirsi amata da lui. Infelicità è averne bisogno...
Vuoi un dolce sorriso?
Così, per dimenticare.
Così,per restare in silenzio. Così, per far entrare il sole.
Vuoi che ti apra la porta?
Così, solo per guardare. Così,per immaginare.
Così, tanto per scappare.

martedì 25 marzo 2014

Nothing is forever.

Odio gli addii.
Le parole spezzate, le frasi non concluse, i "ti amo" non detti che invece andrebbero urlati, i baci non dati. Le lacrime che scendono e non smettono più, gli urli ed il vuoto che cresce dentro al cuore.
O forse è proprio il cuore che scappa.
O forse è proprio il cuore che muore.
E se oggi è finita, domani che farà? Con chi passerà la giornata? Riderà? Sarà felice?
Ed io, io sarò un suo pensiero?
Penserà a me?
E l'ho guardato, l'ho guardato mentre andava via, aspettavo che si girasse.
Non l'ha fatto.
E mentre andava via si portava dietro il mio amore, si portava il mio sorriso e le mie lacrime. I miei sogni e lo splendore dei miei occhi.
Che ora sono spenti.
Che ora sono vuoti; perché, dopotutto, se non c'è lui a che mi servono? Ad osservare la felicità altrui?
Non si può perdere l'amore. Si può perdere la strada, le chiavi, il portafoglio, l'ispirazione.
Ma l'amore no, l'amore se si appanna c'è solo da alitarci su, se cade si raccoglie, se scappa bisogna inseguirlo.
Oppure si aspetta, ma se si aspetta lo si fa per sempre.
Io sono qui.
E gli addii non son roba per me; troppe situazioni lasciate a metà, sguardi distolti e dubbi costanti.
Ed io odio lasciare incomprensioni.
Perché, in fondo, un addio non è per sempre.

sabato 22 marzo 2014

how do we live? telling yourself.

Brilla nel silenzio la mia voce: scintilla.
Racconto ad un bambino la mia storia preferita: la vita.
Com'è semplice render tutto una risata, da quando ti cade qualcosa di mano, a quando ti cade il mondo addosso. Si sdrammatizza, la vita è una scusa.
Una scusa per ridere.
Piccolo, imparerai cosa significa svegliarsi al mattino col profumo del caffè, ed un fil di sole ch'entra timido dalla finestra. E poi la soddisfazione di un nove a scuola, magari in quella tanto odiata (e tanto amata da me) matematica, o sentire il cuore riempirsi di sentimento al termine di un film devastante.
E poi ti parlo del lato della vita più costruttivo, quello che ti farà piangere per la delusione del primo spezzacuore. E l'ira delle parole che pronuncerai contro chi non ti rispetterà; e lo stress dei primi problemi. E quando ti odierai niente andrà più bene, ti sembrerà che il mondo giri al contrario, e tu non possa voltarti. La vita è una scusa.
Una scusa per urlare.
La prima sigaretta, le prime notti insonni a chiedere al soffitto "perché è tutto così ingiusto?" , le risate senza fine e la vita senza fretta.
L'emozione del primo bacio, poi, credo non la scorderai mai. Credo che ti rimarrà impresso ad inchiostro rosso, come batteva il cuore in quell'istante. O in quello esattamente prima, perché presto imparerai che "l'attesa del piacere, è essa stessa il piacere". Già, non amerai niente e nessuno, quanto l'hai amato prima di possederlo.
Ed è anche vero che il primo amore sarà il più vero. Il più memorabile ed il più innocente.
Del resto non ti posso narrare, ché il resto ancora lo devo passare.
La vita è una scusa; una scusa per ammirare.
Il silenzio fa luce al mare.

mercoledì 19 marzo 2014

quattordici mesi dopo.


L'aria d'inverno portava brividi leggeri, il sole s'intravedeva da lontano come una vaga macchia aranciata; un vociare in lontananza di bimbi giocosi e l'intreccio dei rumori di città.
Un ragazzo, una ragazza, in mezzo al trambusto.
Lui, io, in mezzo al mondo. Quello stesso mondo che pareva svanito, pufh. Ed è bastato lui per eliminare il resto. Ed è bastato lui per essere felice.
 Mi stringeva, mi baciava, e so, perché io lo so, che mi amava; perché se non ami non te ne importa così tanto. E a lui importava a tal punto di poter morire, per me.
Lo abbracciavo, gli sussurravo parole che soltanto lui avrà udito, ché il grido degl'innamorati è silenzio per gl'altri.
Camminavamo mano nella mano, sensazioni nuove, mondo sconosciuto. Tutto pareva nuovo, mai visto. E con la mia riuscivo a scaldare la sua mano, congelata dal pieno Gennaio che stavamo percorrendo passo dopo passo, senza oltrepassare nessuna linea gialla. Senza fretta. Dopotutto, se si ha una vita davanti, che fretta ci può essere?

riflessi nel sole di parole taciute.


Ed il tempo consuma, e l'amore duole.
Quando splende il sole, disperso tra i nembi, nel brillio della sua luce, appare la realtà della vita che corre, del mondo che gira.
E la pioggia insegna, e la tristezza regna.
Regna nel cuore di chi appare più felice.
 E l'apparenza inganna, e la vita affanna.
Con il gusto di fumo in bocca, un bacio strappa i secondi ed il cuore. E il tempo si ferma, non va più. Pure il mondo non gira più.
E la bellezza è niente, eppure a tutti importa.
 E la felicità in quel bacio, e l'umiltà in amore.
 Perché l'amore duole, ma rende felici.

start.


Potrei dire tante cose, proprio tante. Potrei scrivere sino a quando non mi toccherebbe chiedere scusa alle mie dita, potrei passare tutta la serata a sputar parole dalla mente, impegnandomi su congiuntivi e condizionali, virgole e quel punto e virgola che non capirò mai dove va. Sì, lo potrei fare. Ma voglio partire con una premessa, una piccola, tanto per avvisare, per non illudere. 
Ho tredici anni, soltanto tredici. Lo dico per scusarmi già, se ci sarà qualche nota di infantilità nelle mie parole.