venerdì 25 aprile 2014

scary life

Paura di crescere? Paura di non sognare.
Paura di andarsene? Paura di restare.
Paura di non amare più?
È una paura bambina, graffia l'anima, ma poi l'accarezza.
Ho visto il cielo divenire blu, ho visto degli occhi riempirsi di lacrime e delle labbra sorridere comunque.
La forza è crederci, la forza è sognare dopo tutte le stelle cadute ed i desideri non esauditi, la forza è stare in piedi con le gambe spezzate.
Ho immaginato di essere all'altare, non per far la sposa, ma per il mio funerale. Ho pensato: "a chi mai potrebbe interessare?"
Ho riflettuto: c'è sempre qualcuno che ti ha nel cuore.
La forza è l'amore.
Ho fumato una sigaretta, un'altra ed un'altra ancora, i pensieri sempre più complessi, si vive una volta sola.
Ma siamo sicuri che il tempo vola?
Il tempo è soltanto una parola.
Il tempo è soltanto una paura.
Paura di vedere? Paura di proseguire.
La vita è solo un gioco, alla fine.
Ho visto bambini cadere, piangere e sorridere un attimo dopo, ho sofferto anch'io, ho dato cuore e lacrime, e poi, come un bambino, ho sorriso al domani.
Ho un segreto, importante, moltissimo.
So il segreto del vivere davvero.
Perché non restare tutti bambini, amando sul serio, viver senza problemi?
Paura di provare?
Un bambino prende una conchiglia e ascolta le onde tempestose, un adulto prende una conchiglia e dice di sentire il sangue scorrere.
Che c'è, paura di sentire il mare?

lunedì 21 aprile 2014

I can't kiss u, 'cause..

"Mi dai un bacio?"
No, non voglio.
Le labbra mi servono per altro. Ho bisogno di urlare, io, ho bisogno di farmi sentire, di gridare forte, di sentirmi libera così. Non posso baciare, devo cantare, cantare canzoni d'amore e nostalgia. Devo ridere, sai, ridere fa bene alla salute e al cuore, ridere serve per non piangere. Poi ho bisogno della bocca per mangiare, tu sai quanto mangio io? Io amo il cioccolato, i toast del McDonald's, la pizza e sì, amo anche te. Però non posso baciarti.
Non posso perché le labbra mi servono per fumare. Sì, a volte ne ho bisogno, mi aiuta nei miei pensieri contorti e contraddittori, se ho la sigaretta in bocca, come faccio a baciarti?
Tu mi conosci, sai quanto parlo, ho bisogno di sfogarmi in quel mare di parole inutili.
Poi non posso mica baciarti eh, non fare l'egoista! Sai che non so fischiare, tu sì, e quindi lasciami imparare!
Però ti amo, giuro, ti amo davvero, credimi. Se guardo dentro i tuoi occhi, vedo il riflesso del nostro giovane ma vero amore.
"No, non posso."
"Perché non puoi? "
"Perché poi non riuscirei più a smettere."

martedì 15 aprile 2014

Numbers.

In fondo, ormai ognuno di noi è un numero.
Siamo un numero in coda alla posta, nel registro di scuola, in fila in banca. Siamo un numero al gioco del fazzoletto e pure a bim bum bam. Sono numeri persino i calciatori, siamo numeri quando chiamiamo con il cellulare. Spunta un numero, sul telefono dell'altro, ed è quello che siamo noi. "Mi dai il tuo numero?" è, infatti, la domanda che si pone.
Poi ci sono i numeri uno, i campioni, i leader, quelli per cui la vita è un gioco da ragazzi. E gli eterni secondi? Portano il numero due come fosse un pugnale conficcato nel petto, a memoria del fatto che c'è e sempre ci sarà qualcuno meglio di loro.
Ma c'è di peggio.
"E tu, tu che numero sei?" "Lo zero."
"E che numero vorresti essere?" "Anche eternamente secondo, andrebbe benissimo."
È un numero il diavolo, 666. Ed io so che il diavolo è donna, ché se tu tenti di telefonarle ti risponde gentilmente: "servizio di segreteria telefonica, il numero da lei cercato è inesistente, o al momento non raggiungibile."
È donna anche il numero dodici,misura del tacco desiderato da ogni lei dai... dieci anni in su.
Si è un numero quando la gente ci vede spesso su un autobus: "ah, tu sei quello del 66!", si è un numero quando si è pochi. Quattro gatti.
Siamo numeri in aereo oppure in treno, siamo numeri a causa dei voti, "guarda, quello è quel tipo che ha la media dell'otto", "ecco l'asino abbonato al quattro".
Siamo tutti eterni secondi in qualcosa, ma per qualcuno saremo di certo insostituibili primi.
Sapete, anche la vita è un numero e, per me, è un po' novanta ed un po' tre.

venerdì 11 aprile 2014

Le favole, che idiozia.

Una principessa, bella ed intelligente, è naturale, incontra un uomo affascinante, giovane che, combinazione, è un principe. Ovviamente lui è anche dolce, premuroso e per lei farebbe di tutto. I due si innamorano a primo sguardo e si sposano. E, dato che è tutto perfetto, vivono per sempre felici e contenti.

Ma seriamente, i principi e le principesse delle favole non litigano mai? Sono sempre impeccabili, e così anche le loro vite.
Ora, mi chiedo: perché illudere così dei bambini, che della vita ancora conoscono e comprendono soltanto la parte ingenua e felice?
Raccontiamo loro di tutti i messaggi scritti e non inviati, inviati e non letti, letti e senza risposta, le lacrime e tutte quelle difficoltà che proibiscono agli innamorati il 'per sempre'.
Tutti gli appuntamenti a cui nessuno si è presentato, i tradimenti, la fiducia che spesso scappa, i baci rubati, gli urli che si perdono nell'atmosfera.
Magari perdere la scarpetta, qui si perde ogni volta qualche frammento di cuore.
E le principesse non sono quelle delle favole, bensì ogni donna che abbia mai pianto e sorriso allo stesso momento. Donne forti senza sapere di esserlo, donne innamorate perdutamente dell'amore. I principi sono semplicemente la causa dei loro sorrisi.
Nelle favole non esistono istanti in cui gli sguardi si perdono uno dentro l'altro, non si sente mai la parola 'addio'. Perché, perché illudere dei bambini?
Musica dura e silenzi assordanti, mica musichette dolci, cuori e fiori.
Faticando si fa la storia. Perciò gli anticorpi si fanno soffrendo, e credetemi, bambini miei, la vita reale è davvero complicata...
...Le favole, che idiozia.

sabato 5 aprile 2014

Who I am

"Chi sono?"
Son quella dalla luna dai mille colori, la stessa che nei giorni tristi diviene grigia-nera.
Son quella dai mille quaderni, e le penne sempre scariche; quella dal sorriso stampato, che, se è finto, nessuno se ne accorge.
Accendini persi e mai ritrovati, fogli e poemi, sogni e cicatrici. Collant strappate, felpe bucate, disordine e voglia di imparare.
Sono lo scricciolo di Goldoni, "come le ragazze più vivaci: le tieni ferme solo con i baci".
Sono il silenzioso Urlo di Munch, che non traspare il rumor di fuori, ma dentro è un forte grido disperato.
E ciò che non esplode, scarica in modo effusivo. Ed è quando urli dentro, che la rabbia scivola a gocce d'acqua amara.
Sono un quadro impressionista: non chiaro, difficile da leggere, ma qualcosa di certo lo trasmette. A primo impatto. A prima impressione.
Sono Dr House. Amo in silenzio, senza dirlo, ché sono razionale e l'amore non lo è. Celo la fanciullezza dietro l'intelligenza.
Sono quella che ha fatto firmare un armistizio tra mente e cuore, sono il freddo norvegese ed il caldo in Madagascar.
Sono un taxi a New York, raramente mi fermo, raramente sale qualcuno.
Così come raramente entra qualche d'uno nella mia vita.
Sono come un hamburger, faccio tentazione, ma poi faccio pentire.
Sono Agosto e Gennaio, mezzogiorno e le due di notte (o di mattina?).
Sono un buco nero e l'arcobaleno, sono Nutella col peperoncino.
Sono la lentezza e la fretta, son quella che vuole sempre andare, e quella che si vuole sempre fermare.
Sono il giallo e 'l blu, l'immenso ed il nulla, sono una dolce sigaretta e la puzza di fumo, il giusto ed il peccato.
Il mascara e le lacrime.
Sono la precisina nel scegliere le parole, e lo "zerbino", ossia colei che è sempre per terra. Colei che cade pure d'in piedi.
"Chi sei?"
Piacere, Disastro.
Accòmodati e, se vuoi, comincia già a ridere. Io vado a prendere qualcosa da bere.
Magari il drink inventato da me: il cocktail di contraddizioni.

martedì 1 aprile 2014

Five.

Cinque lettere possono stare per molte cose.
"Salta". Scavalca un muro, salta un ostacolo ed abbraccia la vita, salta di gioia, salta di felicità. Salta per dimostrare la tua libertà. Salta e mostrati forte, ché tu ce la faresti. Dimostra che ce la faresti. Pure da solo.
"Suona". Suona quel citofono, 'sono qui, scendi'. Sii deciso, sii indipendente. Suona la tua canzone preferita, suona il silenzio, suona l'oscurità. O lascia suonare quel cellulare, oramai non ci sei più. Per nessuno.
"Fuggi". Sì, da questa vita che ti sta incastrando. Fìdati, è una trappola. Fuggi e rifugiati. Oppure fuggi e corri più lontano che puoi. E se credi di non averne le forze, fuggi col pensiero. Ma renditi irraggiungibile.
" Addio". Brutto dirlo, brutto sentirselo dire. Fa male, strappa il cuore e lacera l'anima. Eppure sono soltanto cinque lettere.
"Leggi". Una storia d'amore o dell'orrore, che a volte si somigliano. Entrambi emozionano, entrambi spaventano. L'anima delle persone è un buon libro. Ma è di quelli da decifrare, mica semplice! Oppure leggi i miei occhi, e, volendo, puoi anche ascoltarli.
"Senti"? Ti parlano, ti dicono "salta", dicono di saltarli, tutti 'sti problemi. Non perderti nel cercare soluzioni inesistenti, fregatene. Si risolveranno autonomamente, fìdati.
Parlano ancora, senti? "Suona", dicono, "suona allegro l'amore verso la vita e verso la gente, suona citofoni e non perderti d'animo.".
Qualche porta s'aprirà.
Con le lacrime ti chiedono se per favore "leggi" dentro di loro. Noti? Sì, quel vuoto incolmabile e maledettamente infinito? Sono le delusioni. Però vedi, vero, quei luccichii là in fondo? Sei tu, la luce dei miei occhi. La loro luce.
Perciò ti supplicano di non dir loro mai "addio". Non vogliono spegnersi.
Comunque," fuggi"?, chiedono ancora. Sì, fuggi da 'sta vita da galeotti? Però non da solo. Scappa con me. Esatto, tu ed io. Ti prego, scappiamo. Fuggiamo. Io non ce la faccio più. Ho bisogno di sbocciare, e non posso farlo qui. Puoi chiedere ad un fiore di sbocciare in Antartide? Puoi chiedere al cielo di piovere nel deserto? Hai detto sì, wow. Perfetto, scappiamo. Uh, aspetta , ci sono altre cinque lettere.
" Ti amo."