lunedì 28 luglio 2014

I think

Ho raccolto conchiglie e pezzi di vita altrui, ho custodito collane e giorni, ho ascoltato il mare e la notte. E nel silenzio assordante della notte cieca s'imboscano i pensieri più segreti della mia mente.
Perché nessuno li trova?
Perché nessuno li cerca?
Siccome gli altri vedono la me dal di fuori, non mi conosceranno mai. Si fermano ad un viso da bimba contornato da capelli tinti ed uno stile un po' particolare, si fermano alla voce ambigua che mi viene quando mi sale la timidezza.
Ma io sono molto di più, io creo pensieri strani, contorti e fantasiosi, che portano a due opzioni: o sono completamente matta, o sono una complessa sognatrice.
Io vedo figure impossibili nelle forme delle nubi, immagino come potrebbe essere vivere al di fuori di me, mi proietto in un libro e lo vivo da protagonista, e lo racconto a gente a cui non importa solo per sfogare l'emozione che mi è salita. Io sono strana davvero, preferisco perdermi in una giocheria piuttosto che un negozio di trucchi. In me non c'è nessun trucco: così sono, come lo sono stata sempre.
La mia mente compone strani pensieri con un filo logico che solo io conosco, che non si può tagliare, ché sono tanto distanti quanto sensati tra loro.
Io talvolta non ci capisco più niente, perché mentre penso a qualcosa, la mente pensa ad altro. E discuto da sola là dentro, mentre fuori sono tranquilla. E talvolta nella mia testa piango, e nel frattempo il mio viso ti sorride.
Io sono strana davvero, mi chiedo come sarebbe volare dall'ultimo piano di un palazzo, come sarebbe l'atterraggio, e come fa la gente a trovare il coraggio.
In realtà non ci vuole coraggio tanto per volare quanto per schiantarsi. Io mi chiedo sempre cosa si vede da morti, cosa si pensa? Si vede tutto bianco? Ma in quel caso ci siamo ancora...comunque. Ed è così eternamente? Che noia.
Io mi chiedo spesso da cos'è data la bellezza, e se davvero dio dovesse esistere, perché ci odia così tanto?
Nessuno trova mai il caos che ho dentro, nessuno cerca mai la parte preziosa di me. Forse è per questo che poche persone sono al mio fianco, e molte altre schierate contro. Ma la vita non è una sfida, e loro sono lì ad osservare la mia da fuori, pronti ad attaccarmi. Senza sapere nulla. Senza vedere il cuore. In realtà non sono mai stata simpatica a moltissimi, e probabilmente è colpa (o merito) del mio non dare fiducia. Non do la possibilità di conoscermi a chi so che non la meriterebbe. Non è vanità, ma rispetto per me stessa.
Io invece mi soffermo spesso sulla gente, anche se non so chi sia, anche se mi si è solo affiancata sul marciapiede. Io osservo il volto e quante rughe ha, l'abbigliamento e le calzature. E indovino l'età, il nome, ipotizzo storia ed esperienza. E mi piace pensare che sia proprio così.
Ho osservato l'orizzonte e l'ho immaginato verticale, ho creduto di essere sola nel mondo e ho capito che era bello. Ho tante domande in sospeso che non saprei a chi porre, per quanto contorte, complesse e fuori di testa.
La mia fantasia è più forte della coperta di razionalità che ho addosso. Sono forse più irrazionale di quanto avrei potuto immaginare. O forse sono davvero pazza.
Ma se questa è follia, è la saggezza più grande, siccome mi fa amare me stessa tanto quanto gli altri odiano me.

mercoledì 9 luglio 2014

Write for a life

Alla scuola materna ero io quella strana, quella che disegnava ogni membro della propria famiglia, anche quei parenti di millesimo grado di cui ricordava sempre le date di nascita. E ce le scriveva.
Ero io quella bambina che disegnò un gatto con due zampe: maestra e mamma non riuscivano a capire perché. Ma devo spiegare loro tutto io? "Ma è di profilo!"
Ero io quella che già fantasticava per i fatti suoi, ma non lo dava a vedere per dimostrare di essere già razionale. A quattr'anni.
Alle elementari ero io quella che otteneva dieci con lode e aveva le orecchie arrostite ad ogni elogio al suo già sviluppato senso di logica.
Ero io quella che a casa, anziché giocare come tutti, si divertiva a svolgere cruciverba.
Ero io quella che, ad otto anni, provò a scrivere un romanzo, con la trama ispirata da un sogno... e lo scrisse in due quaderni, e poi lo trovò infantile rileggendo.
Peccato che sono io quella che, sfogliando libri in libreria qualche mese fa, lesse la sua stessa trama con lo stesso nome che aveva dato lei al protagonista.
Io l'ho scritto ad otto anni, qualcun altro da maggiorenne... e l'ha pubblicato.
Ero io che continuavo a fantasticare ed immaginare, ero io quella con tanta fantasia, ma cercavo sempre di apparire matura e razionale.
Stavo sempre a scrivere e disegnare.
Scrissi il mio secondo pseudo romanzo, e ci credevo davvero tanto.
Ci avevo messo il cuore, completamente. Ero invidiosa della protagonista per il ragazzo che avevo inventato io. C'era il mio cuore in quelle pagine. Lo trascrissi al computer in ufficio dal nonno, stampai la copertina.
"I'm loving angels instead" il titolo, essendo ispirato alla canzone di Williams.
E poi persi l'interesse pure in quello.
Continuavo a fantasticare ed organizzare il mio futuro: avevo tante idee, ma ero ancora alle elementari.
Il mio terzo tentativo fu una sorta di romanzo thriller psicologico stile ragazzina di nove o dieci anni.
Ma non andava bene.
Ero io quella che alle medie vinse uno stupido torneo di verbi. Come se essere a conoscenza dell'esistenza del congiuntivo e del condizionale fosse un qualcosa di talmente assurdo da meritare un premio.
Ero io che provai di nuovo, con altri due quaderni pieni di parole. Parlavo di Aleksander, questo ragazzo polacco che assiste alla lenta morte della sua prima fidanzatina Chanel, divorata da una leucemia triste.
E ricordo che la copertina era un mio disegno: Aleksander che in primo piano piange, osservando lei che si siede sorridendo sulla strada attendendo la prima auto.
Come se solo la morte potesse salvarla dal dolore.
Eppure, non riuscivo a concludere.
Perché il mio problema è sempre stata la conclusione, la fine: non so mai come chiudere ed ho paura di farlo troppo presto. Perciò non lo faccio mai. Ma se poi è troppo tardi?
E allora lascio perdere.
Sono io quella che ama il disegno e cerca di rendere il suo corpo un buffo
dipinto, con questo innaturale rosso in testa e tutti questi immancabili fiocchi da bambolina dark.
Sono sempre io che tiene la penna in un modo strano.. ma forse è proprio la stranezza il luogo nel quale nasce questo mio amore. Sì, in seconda media il tema da fare era l'amore, e parlai della scrittura.
E le mie orecchie continuano a bruciare ad ogni complimento... ma non c'è cosa più bella di un "ehi, che brava, scrivi bene.".
Amo l'arte in ogni sua forma. E allora continuo a fantasticare, volendo comunque sembrare razionale, eh.
Ora ci sto di nuovo tentando, e Shanley potrebbe essere quella giusta.
Quella che mi farà conoscere per ciò che è la mia fantasia nascosta da sempre.
Perché io voglio fare della scrittura la mia razionalità.

You smile, Sun sleep

Sono stata due settimane senza lui, soltanto due. Ed ho capito qualcosa. Ho capito che non potrei mai e poi mai condurre una relazione a distanza: ma siamo matti?! Impazzisco troppo in soli quattordici giorni...figuriamoci vederlo sì e no una volta al mese. Sarebbe la mia fine, non potrei farcela.
Mi è mancato come può mancare il partner ad un uccellino inseparabile, mi è mancato come la ruota ad uno stupido criceto che gira solo quando la gente dorme, mi è mancato come il silenzio quando c'è rumore.
E poi è tornato e mi sono rannicchiata tra le sue braccia e non ne sarei uscita più, e poi ha piovuto e poi mi ha baciato e poi e poi e poi
E poi ha sorriso.
Ed un sorriso così bello, così dannatamente libero non lo ricordavo più, sul suo viso.
E poi gli ho detto che mi era mancato il suo nasone, però lui dice di avere il naso piccino. Ma non è vero.
Il fatto è che se non avesse avuto il nasone non sarebbe stato lui, e forse non l'avrei neppure amato.
Invece amo ogni suo minimo dettaglio, anche il più trascurabile.
Lo invidio per il fatto di essere nato col privilegio di avere il nero-blu come colore naturale di capelli: io avevo provato a tingermi di questa sfumatura, ma del blu? Neanche l'ombra!
Lo invidio per essere diventato color Nesquik in così poco tempo.
È normale innamorarsi ogni giorno sempre di più, al punto di pensare di aver oltrepassato il discorso "amore" ed essere passati a qualcosa di molto, molto più grande?
E dio, che bel sorriso.
E poi è uscito il sole ed io gli ho detto di continuare pure a dormire: intanto c'era già lui a sorridere e a far brillare la città.

martedì 8 luglio 2014

Rain

Quando piove d'estate scappano tutti a casa, o a recuperare l'ombrello, o si riparano in negozietti sconosciuti o sotto i portici.
Quando piove la gente diviene triste e gli sguardi cupi e ogni progetto si rimanda.
Piove? Non si esce.
Piove? Si rincasa.
Piove? Niente cinema.
Piove? Amore ci vediamo domani.
Quando piove le strade sono vuote e nessuno si preoccupa più di niente.
Eh no!
Quando piove si sentono due voci in mezzo al silenzio; due corpi, due. Due scemi.
Tu ed io.
Baci sotto la pioggia e risate a non finire. Sorrisi timidi e sguardi d'intesa.
E intorno il nulla, solo gocce che cadono e odore di asfalto umido.
E intorno nessuno, sono tutti a ripararsi dal romanticismo. A ripararsi dall'amore.
Ma dio santo, lo capite che poi torna il sole?

martedì 1 luglio 2014

Il futuro si può attendere, ma senza troppe virgole. [ ...LOADING...]

Amo immaginare il futuro.
Con tutti i problemi, gli ipotetici imprevisti, con le sorprese buone e quelle meno felici, con le novità patetiche della televisione e la musica che procede ed io che ascolterò comunque Dan Reynolds, Ed Sheeran, Massimo Ranieri.
Con le mode che corrono ed io affezionata ai miei indumenti preferiti; immagino me che, a tempo perso, scriverò ancora inutili parole dettate dal momento su pezzi di carta, sul retro di scontrini di tre anni prima rimasti nel fondo di una borsa, su braccia o, direttamente, sul blocco note di un nuovo cellulare che sicuramente sarà già caduto cento volte.
Immagino il volto perplesso di gente che conoscendomi pian piano, capirà che non mi piacciono torte, gelati, carote, ghiaccioli (perché mi congelano gli incisivi), cocco e via discorrendo.
Immagino me al bancone di un piccolo bar a bere un cappuccino di corsa, il caffè no perché non mi piace neppure quello, prima di correre a lavoro. E chissà che lavoro farò.
E chissà che vita avrò.
Amo immaginare il futuro con ogni futuro pianto, ché io piango spesso e volentieri, con l'anno in cui andrà di moda il giallo ed io ancora fissata con il blu, con l'anno dopo in cui andrà di moda il blu ed io amerò follemente il rosso.
Con una giornata noiosa nella quale farò la spesa e, una volta uscita dal negozio con tre sacchetti pieni di roba, scenderà il diluvio universale e la maniglia di uno dei sacchetti si romperà perché saranno tutti Bío degradabili.
Ci saranno ancora le serate come questa? Con la musica che mi urla nelle orecchie, una sigaretta che mi fa riprendere fiato mentre scrivo senza virgole come fosse tutto senza senso né pause?
Ci saranno ancora le giornate in cui mi sentirò sola e guarderò film in streaming alle quattro di notte mangiando biscotti?
Penso al futuro, con gli anni che passano e la mia paura del buio che non si stacca di dosso, con il mio cielo che prima o poi diverrà blu per sempre ed io lo vedrò giallo.
Con chissà quanti sorrisi mancati e chissà quanti accendini persi, con chissà quante stelle mai viste e chissà quante persone conosciute.
E con un amore soltanto, nel cuore.
Perciò amo immaginare il futuro, con tutti i baci che si daranno gli altri e quelli che darò io a lui, con le serate passate sul letto ad ascoltare Ed Sheeran alla radio che ci sarà sul comodino, bevendo birra, fumando Camel e mangiando biscotti. O forse io mangerò biscotti e lui il gelato al cocco(bleah).
Il futuro con il suo sorriso stampato su un viso che inesorabilmente cambierà, ed io vedrò sempre uguale, con le notti stellate in cui mi sentirò comunque sola perché mi succederà sempre, e mi stringerò sempre un po' più a lui, che intanto crescerà e si vanterà sempre di più dei suoi muscoli.
Il futuro con noi due che ci metteremo ancora due scarpe diverse perché "se lo fa Rocco Hunt lo faccio anch'io".
Io che non smetterò di scrivere racconti horror e spaventarmi a tal punto da non riuscire a dormire.
Perché solo io so spaventare davvero me stessa. Con tutte le paranoie e le preoccupazioni.
Un futuro con quei tre che da bimbi diverranno piccoli uomini e che potranno sempre contare sulla loro Iaia.
Un futuro con due bellissimi nanetti che gireranno per casa mia, pronti a farmi esaurire ma ormai ci sarò già abituata, pronti a riempirmi il cuore con i loro 'mamma'.
Immagino un futuro con Petra perché so che bene o male lei sarà una delle mie certezze, una sicurezza in più: molte lettere andranno scritte e cancellate dal cuore nel corso della vita, ma alcune resteranno incise, come la P e la I. Ed ovviamente la S di Spongebob.
Amo immaginare, nel futuro, giornate comiche ed improbabili, che con una come me saranno quasi certe.
Nel mio futuro la vita sarà uno di quei quadri schizzati di colori a caso, un disastro insomma, talmente buffo da sembrare un capolavoro.