domenica 14 settembre 2014

Sad Sea

Il verde acqua delle mie unghie ricorda il colore del mare, me lo ricorda nostalgicamente, il mare pare triste. Tra il suono delle onde che sbattono sugli scogli, si sente il suo pianto, la malinconia.
Ad ogni ritirata dell'acqua sospira, per poi lanciarsi con rabbia verso la spiaggia, verso gli scogli, verso il suo dolore.
Lo capisco sai, lo capisco davvero. Quest'estate penso che nessuno se la sia goduta davvero, neppure lui. Perché ha piovuto, ha piovuto tanto, e spesso restava solo. C'era gente solo quando c'era pure il sole. Nessuno ha mai pensato di andare li, a sedersi in spiaggia durante un dì di vento e nembi, a leggere, a scrivere, ad osservare. Nessuno ha ritratto le onde nel loro giorno più turbolento, nessuno ha fotografato un fulmine all'orizzonte.
Nessuno ritrae nel cuore il viso di chi piange, né chi urla disperato. Purtroppo questo era per capire che molti umani, molti cuori, come il mare che ho trovato oggi, sono circondati da gente che da amore solamente nei giorni felici.
In quelli cupi, invece, si ritrovano soli, a raccogliersi con le proprie mani, a piangere, come faceva il mare. E nessuno prova a dire nulla, nessuno prova a capire.
In questi casi, il mare disegna la sua tristezza negli archi delle onde e nei segni sulla sabbia bagnata. Io scrivo, ché una parola è sempre più armoniosa d'una lacrima che non vale la pena di versare.

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