sabato 14 novembre 2015

last time


Guardasti furtivamente l'orologio che hai sempre portato al polso, "dobbiamo correre" ma nessuno si muoveva, ché in fondo si stava troppo bene lì, in quel momento. Stavo troppo bene sdraiata su un fianco con la testa appoggiata sul tuo petto, una tua mano mi carezzava i capelli, le tue labbra sfioravano la mia fronte in piccoli, dolci baci.
Guardasti furtivamente l'ora sul quadrante, ed io guardai il tempo nei tuoi occhi verdi azzurri, e capii che non sarebbe stato mai abbastanza. Le ore con te sarebbero state sempre troppo corte, troppo poche, troppo veloci; e tu, tu girasti la rotella dell'orologio che hai sempre portato al polso e spostasti le lancette un po' più indietro. Sorrisi. E sorridesti.
"davvero, dobbiamo andare" ribadii io, ma in fondo si stava troppo bene lì, sotto un piumone, tra le tue braccia, "non so cosa dire, sono troppo felice... Ti giuro" sussurrasti tra il mio orecchio ed il collo, ma non ti accorgesti d'aver fatto luccicare i miei occhi.
Si stava troppo bene, con il rumore di una pioggia battente in sottofondo, il battito del tuo cuore a contatto col mio udito.
Guardasti furtivamente -no, non l'orologio che hai sempre portato al polso- bensì il mio viso sfatto, i capelli aggrovigliati e gli occhi stanchi; s'insinuò un innocente sorriso tra le tue fossette.
"sei bellissima" e avrei voluto dirti che ti stavi sbagliando, ma non potei far altro che baciarti, senza aggiungere alcunché.
E avrei voluto dirti che tu sei davvero bellissimo, che passerei giornate intere con le mani tra i tuoi capelli. Avrei voluto dirti che i tuoi occhi color del cielo hanno insegnato al mio cuore a volare, e avrei voluto dirti che ti amo, perché sì, perché ti amo. Ma perché avrei dovuto dirtelo quando i miei occhi te lo stavano già gridando?
Fu l'ultima volta che ti vidi, l'ultimo ricordo che ho di te; sorrido tristemente pensando a quando guardasti furtivamente l'orologio che hai sempre portato al polso e dicesti "vorrei non doverti salutare mai".
E invece, mi salutasti per l'ultima volta.

domenica 8 novembre 2015

kocham cie


Ho sognato il mar Baltico dinanzi a me, i miei piedi calpestavano terra polacca. Il cielo non era dei migliori, è vero, ma il freddo penetrava nelle ossa, permettendomi di sentirmi parte integrante di quel paradiso.
Avrei pianto di felicità, se solo fosse stato vero.
Il ghiaccio si sostituiva, in alcuni tratti, all'acqua, il forte vento increspava quell'enorme distesa grigio-blu, provocando onde ed il loro dolce suono.
Ciò che cadeva dal cielo, deboli fiocchi, pareva il principio di una nevicata.
Ho sognato la Polonia ed era inverno, ero laggiù da sola, in compagnia della mia essenza.
Avrei pianto di felicità, se solo fosse stato vero, e se non fosse d'improvviso scomparso tutto, catapultandomi nella realtà, ricordandomi che in effetti non va tutto così bene. Ad accarezzarmi la mente non c'è il rumore delle onde baltiche, bensì pensieri negativi che mi distraggono dal dovere. A farmi innamorare non c'è lo spettacolo di una Polonia vestita d'inverno, ma il suo viso ogni volta che compare tra i miei pensieri, tra i miei ricordi, tra le mie lacrime.
E a farmi stare male c'è soltanto la sua assenza, ché ferisce più del vento sugli occhi, lacrima persino il cuore. L'assenza elimina l'essenza, cancella le emozioni e resti senza, resti senza.
Ho sognato la Polonia e sai, avrei voluto che ci fossi stato anche tu, perché condividerei con te anche l'unico luogo in cui starei bene anche da sola.

venerdì 30 ottobre 2015

.

E non sentirò ragioni, non ascolterò nessuno se non il tempo e ciò ch'esso ha previsto per il futuro prossimo. Non avrò che due possibilità, lasciar perdere, oppure attendere.
Ed io aspetterò, perché non posso permettere alla vita di scivolare via come un treno su un binario, non posso chiudere un capitolo se ho scritto soltanto una frase. Non posso.
Ma mi fa male, al tempo stesso, lasciare il mare, il mio mare, in balìa di se stesso, in balìa di una procella ch'io non potrei frenare ugualmente, ma così mi ritrovo a dover assistere esternamente, a far da pubblico ad uno spettacolo che non ho intenzione di vedere, ché preferirei mille volte annegare con lui piuttosto che guardarlo mentre tenta di salvarsi. Ed io, io con le mani legate.
Ed io, io con le lacrime agli occhi.
Ultimamente il mio cuore era in un periodo di siccità, e non saprei dire se il pianto che ha consumato le mie forze poc'anzi sia da considerarsi negativamente o meno, perché in fondo ne avevo bisogno, avevo davvero bisogno di scoprirmi per chi davvero sono e tornare, almeno per un attimo, ad essere chi ero; d'altro canto, però, le mie lacrime hanno tristi cause, che se non ci fossero, renderebbero tutto più semplice.
Ma fingiamo, anche solo per un istante, che andrà tutto bene, fingiamo che la tempesta lascerà dietro sé soltanto un paio di pozzanghere che in breve si prosciugheranno: cosa sarebbe di me, di te?
Cosa sarebbe di noi?
Se tu fossi libero di scegliere, sceglieresti nuovamente me?
Torneresti?
E poi fingiamo che il suolo si sarà del tutto inaridito, ed una macchia gialla seguirà il tuo sguardo se lo volgerai al sole che pacatamente è tornato a sorgere nei tuoi mattini, una quantità spropositata di nuove possibilità ti si presenteranno: torneresti indietro?
Proprio da me?
Chiudo gli occhi ed espiro rumorosamente, le unghie contro il tavolo tengono il tempo di una canzone che non esiste, che non esiste. Non esiste come la tua convinzione a tutelarmi, perché io non voglio. Non voglio. Necessito di agire, di esser d'aiuto, o anche solo di tenerti per mano, dimostrarti che non ho motivo di andarmene, e non lo farei ugualmente.
Non mi resta che aspettare, per il momento, in silenzio ed immobile, come un marinaio in burrasca. Egli attende d'esser salvato, io attendo di poterti salvare, attendo che tu mi permetta di viverti, di vivere.
Non mi resta che aspettare, tra una sigaretta e l'altra, il mondo gira ma io resto immobile, immobile. Le parole volano ma io non ho né forza né intenzione per rispondere, per replicare. Aspetto solo te.
Perché io lo so, io lo so che ti vedrò scendere da un altro di quei treni, non so se ci sarà già il sole o ancora pioverà, ma tu scenderai da quel treno, con la sigaretta già tra le dita, verrai verso di me. Ed io non potrò che essere fiera di te, e dell'attesa che ha ferito, e ricucito.

martedì 27 ottobre 2015

I smile too

C'era il sole e l'aria ormai fredda d'autunno inoltrato, c'erano tanti volti e tanti sorrisi, ma ne ho riconosciuto uno che ha scaldato il mio cuore.
C'erano tante voci contrastanti che discutevano e si accavallavano, ma me n'è venuta all'orecchio soltanto una, profonda e rassicurante, ed intorno ad ella s'è insinuato un dolce silenzio.

Colui ch'è in grado di sorprenderti piacevolmente per mezzo di azioni semplici che rende eclatanti ai tuoi occhi merita davvero il tuo tempo, ché il tempo è prezioso, ma anche il cuore di colui che sa far apparire un sorriso sul tuo volto stanco di delusioni lo è, e merita d'essere trattato come tale.
Apri gli occhi, ma soprattutto consulta la ragione, ed accorgiti di quante persone facciano davvero al caso tuo, di quanti cuori si dimostrino sinceramente interessati a ciò che è bene per te, di quanti, invece, tengono un coltello celato dentr'ogni abbraccio.
La sincerità di un gesto, sovente, è data dalla spontaneità con cui è compiuto quest'ultimo, dal brillìo degli occhi, dalla fossetta d'un sorriso accennato, timido. Dal tremolio che provoca al tuo cuore.
E la lealtà, teoricamente, non dovrebbe neppure esserci necessità di metterla in dubbio, ché una persona a te cara naturalmente avrà già avuto modo di dimostrarti il bene che prova nei tuoi confronti.
E' più che giusto circondarsi di persone vere e fidate, che sappiano amarti, ma ciò non dev'essere un sentimento a senso unico, e bisogna saper amare. E, ad amare, non lo si impara da nessuna parte, è semplicemente il più dolce degli impegni che si possa prendere, il più complicato, forse, ma il più naturale del mondo. Amare richiede costanza e presenza, ma quando tutto ciò è sincero non sarà mai etichettabile come un peso, ché amare non giova soltanto terzi, bensì è d'ausilio anche al respiro della tua anima, al colore delle tue stagioni.
Ma colui che è capace di divenire la dolce distrazione dei tuoi pensieri, colui che teme di perderti e fa in modo che ciò non avvenga, colui ch'è in grado di dare una sfumatura arancione ad un pensiero blu merita il tuo amore, merita tanto accorgimento a non farlo soffrire quanto lui ne adopera nei tuoi confronti, se non di più.

C'era un po' di vento ed i miei capelli proprio non ne volevano sapere di stare al loro posto, c'erano passanti di cui incrociavo distrattamente lo sguardo, poi, però, i miei occhi si sono intrecciati ad un altro paio che ricordano il mare, un'onda m'ha travolto ed ho imparato a respirare negli abissi del suo cuore.
C'era il sole, nascosto tra de' nembi che non minacciavano di piangere, c'era un'insolita allegria nell'aria e c'erano tante mani quant'era la metà della gente, ma soltanto una ha sfiorato il mio viso nella carezza più protettiva di sempre, e come si fa a non amare chi ti fa tremare il cuore con un'occhiata verde mare?

Ricorda che non molte cose sono ovvie, certo non ti sveglierai mai freddo, mai potrai raccontare di che morte ti sei spento, ma ricorda, non dare mai nulla per scontato, tantomeno le persone, tantomeno chi s'è insinuato in te come quella che, comunemente, definiresti abitudine. Errato.
Colui che c'è da tempo, o colui che è arrivato da poco ma si presuppone che per molto ancora albergherà nella tua vita, non è un'abitudine, ché potrai conoscere ogni sfumatura del suo essere, ogni centimetro della sua pelle e, probabilmente, ti capiterà d'indovinare il suo pensiero prima ch'esso venga da lui espresso, ma sarà comunque una scoperta ogni istante trascorso insieme. Perché ogni mente umana è un mondo a sé, e noi siamo solo viaggiatori in un universo di pensieri.
Tieni bene a mente, perciò, che niente è indiscutibile, e, magari- chi può dirlo?- sarai il primo fantasma a raccontare di che morte ti sei spento.

C'era l'ebbrezza provocata da ogni stupefacente bacio, c'era lo scricchiolìo delle foglie dai colori caldi cadute al suolo, c'erano stupore e meraviglia di fronte ad una vita così sofferta, ad un sorriso così smagliante di fronte a quella stessa vita. Ho sorriso anch'io.
C'erano le mie dita che riacquistavano calore intrecciate alle stesse che mi hanno sfiorato precedentemente, c'era la sconvolgente alchimia che ci ha quasi messo nei guai, e in seguito tutti i nostri guai li ha messi in secondo piano, c'erano dei passi che intralciavano la strada, ma noi abbiamo atteso e li abbiamo lasciati passare, ché ''l'attesa del piacere è essa stessa il piacere'' ed è meglio fermarsi per poi camminare indisturbati piuttosto che inciampare in ostacoli inutili soltanto a causa di una fretta immotivata.
E allora, allora cosa mancava?
Mancava soltanto la possibilità di rendere eterne le emozioni di quegl'istanti.

mercoledì 14 ottobre 2015

bellezza esiziale


Bellezza esiziale,
l'animo profuma di fumo e
petricore.
Il silenzio riempie l'aria, riempie il cuore
e anche le ore;
nel suo sguardo verde mare riconosco il mio dolore,
le sue gambe consumate da un passato beffatore.
I suoi occhi, debolmente illuminati da un bagliore,
puoi chiamarlo come vuoi,
io lo chiamo amore.


Scorro il flusso dei suoi pensieri,
tu c'eri ieri? Non puoi capire, dov'è che eri?
Io ero tra i suoi dispiaceri,
li ho percorsi uno ad uno come fossero sentieri
I suoi occhi son sinceri, ma celano seri misteri...
Se l'amore è scoprirli,
lo farò volentieri.


Nel frattempo respiro la sua pelle canuta
l'ho desiderata, avuta ed infine posseduta
tra coperte di parole, un'emozione mai vissuta,
il mio essere è cambiato, la mia essenza muta.
E muta è anche la mia vita, costretta a stare in bilico tra l'esplosione e l'ennesima salita.
Vorrei andare dove il sole sorge
e l'agonia è finita,
ma in fondo mi basti tu,
mi basta la mia vita.

martedì 13 ottobre 2015

Я люблю тебя

Ho camminato da sola con le parole di una canzone in testa e una sigaretta che colorava il mio respiro; ho percorso un intero binario e sono arrivata lì dove il treno vira e fino all'ultimo secondo finge di travolgerti. E' da togliere il fiato, com'è assurdo trovarsi lì, alla fine di tutto, e paragonare involontariamente tutto ciò alla vita stessa.
La solitudine non necessariamente è uno svantaggio; talvolta, anzi, regala un senso di libertà non indifferente; specialmente in una semplicissima stazione. In cui accade tutto, e accade niente.
Guardo ogni treno che si ferma dinanzi a me: c'è chi scende, chi sale, chi si saluta con un bacio o chi in silenzio attende ancora. Chissà cosa. Chissà chi.
Ad ogni fischio si accende in me una speranza immotivata ed irrazionale e sorrido, accorgendomi di quanto gli ultimi avvenimenti mi abbiano reso dolcemente stupida, e ancora ho da comprendere se ciò mi piaccia o meno.
Molti passano sorridendomi, altrettanti ignorano la mia presenza e ciò mi fa pensare quanto sia assurdo essere niente per molti, e la salvezza per qualcun altro.
E lì, dove i treni hanno momentaneamente cessato di scorrermi davanti, tutto tace e il solo suono che disturba questa quiete è il rumore del mio respiro, mi ritrovo ancora una volta a pensare al mare d'Ottobre in cui il mio cuore ha deciso di annegare, al sorriso che l'ha salvato.
Mi ritrovo a desiderarlo nuovamente lì, davanti a me, per poterlo salutare anch'io con un bacio. O, meglio ancora, per poter salire su quel treno con lui e no, non ha importanza se la direzione sia levante o ponente. La destinazione sarà comunque una via d'uscita dal terrore nel quale un così giovane cuore è costretto a vivere, lì dove dovrebbe essere al sicuro.
Lo vedo nello specchio della mia immaginazione, ed è sempre bellissimo, da togliere il fiato, come la fine del binario, la fine di tutto, l'inizio di un niente che ci fa stare bene.
Pare surreale ascoltare una voce tanto profonda quanto ignota e sentirla così familiare da pensare che, forse, è sempre stata nella mia testa; tanto surreale quanto sarebbe comprendere una lingua slava senza averla mai studiata.
Ed è particolarmente rassicurante il modo in cui tutto ciò è nato, un' innocente amicizia all'inizio, un desiderio, oserei dire represso, da entrambe le parti, ché pareva immorale, ed infine tutto ciò.
E' la mia prima luce del giorno ed un raggio di luna alla sera, è un pensiero costante che mi distrae piacevolmente. E' quel ''Я люблю тебя'' che in silenzio ha fatto sorridere il mio animo perennemente in conflitto col mondo.
E lì, dove i treni hanno ripreso a scorrermi davanti e centinaia di sguardi in movimento incontrano i miei occhi lucidi in doppio senso, dove la gente chiacchiera e sorride e inciampa e litiga per telefono, dove ogni suono mi si confonde nella mente, mi ritrovo un'ultima volta a pensare a qualche ora prima, quando è capitato ciò che sarebbe dovuto capitare prima, o forse no, e il mio cuore ha un po' tremato. Magnitudo 6.1(0), scala.. della stazione?
Ma dio, non esagero se dico che, fosse per me, non vorrei mai salutarlo, vederlo salire su un altro di questi stupidi treni e osservare quest'ultimo mentre prende velocità e scompare a poco a poco.
E ogni volta non so quando, ma sono certa che ci rivedremo presto. C'è una promessa celata, sottintesa, mai espressa. ''Al più presto possibile''.
Mi soffermo sul grande orologio e noto solo in quell'istante di aver passato tre ore così, e che ormai devo andare.
Guardo ancora una volta i binari, le panchine occupate da un uomo che fuma un sigaro e un paio di donne che chiacchierano dei propri figli; le cicche a terra, un ragazzo ed una ragazza che si salutano distaccatamente, il treno che scappa e scappo anch'io.
Sto vivendo come se il mio ambiente fosse una stazione, senza attraversare nessun binario rischiando di soffrire per accorciare i tempi, ma oltrepassando linee gialle per sentire la libertà della trasgressione che, talvolta, male non fa. Non torno mai indietro, esattamente come un treno vado avanti e sì, spesso mi fermo e do la possibilità a chi vuole di ''salire'' nella mia vita, ma tanti ne salgono quanti ne scendono, per dire.
Esco dalla stazione e sospiro. Come può in un posto così banale accadere tutto, ed accadere niente? Come può un luogo così estremamente normale regalarmi emozioni taciturne che conservo io soltanto, ed istanti nostri ma esposti a chiunque?
Sono io che ho l'occhio ed il cuore da poeta maledetto oppure sono i luoghi banali come le stazioni ad essere sottovalutati?
Non lo so, e mi rendo conto di pormi domande assurde, ma'l pensiero dei suoi occhi mi assilla, mi distrae, mi confonde piacevolmente, ed io non posso che tenere la mente accanto a lui e dire frasi sconnesse e ridere da sola. E smettere di respirare, ché è da togliere il fiato, come la fine di un binario, la fine d'un capitolo,
l'inizio d'un romanzo che fine, ancora, non avrà.

lunedì 5 ottobre 2015

grey, green and blue


Aspettavo la sicurezza per esprimermi ciò che
non sapevo già, ma tutti sospettavano, al termine di questo 'gioco', cui ho detto io basta,
o forse era destino finisse così, finalmente,
non sono più stata in grado di negare il vero.






Ebbene, mi sono lasciata trasportare dal colore del mare. Grigio con il maltempo, azzurro o verde a seconda dei punti di vista.
Ebbene, ho aperto gli occhi e ne ho incontrati altri, non so bene cosa succederà, so soltanto che andrà bene.
È l'opposto del capitolo precedente; a volte nei libri capita, il protagonista passa dall'essere preda ad esser predatore, da esser vittima ad essere carnefice, passa da un mondo al suo parallelo. Ed io mi sento così.
Credo di non aver mai vissuto così intensamente, sono passata da che era sempre tutto uguale, a che non so che succederà domani. Ma qualcosa succederà. E quel qualcosa sarà una nuova sorpresa, che sia bella o brutta, beh, questo non è rilevante.
Sono stata tra le braccia della dolcezza, non ho più sentito l'aria gelida sulla pelle, ché il cuore mi ha trasmesso il suo calore, ed ho sorriso verso promesse spontanee e progetti che implicano un futuro.


Appena chiuderò gli occhi so che tutto ciò
non sarà concluso, come un sogno, ma
tornerà domattina, ed è terribilmente bello,
ossimoro concreto che intimorisce perché
non pare realmente che possa accadere a te.



martedì 29 settembre 2015

I took a trip into myself

Ho fatto un viaggio che non credevo fossi in grado d'affrontare, io, che ho sempre avuto paura di ciò che cambia, di ciò che non c'è più. Di ciò che ci sarà.
Ho preso carta e penna, un po' di coraggio e sono uscita di casa. Sono salita su un treno, il treno dei ricordi, li ho superati uno ad uno. Li ho osservati ogni volta che ci si fermava, li ho vissuti una seconda volta. E no, non è stato semplice. Piangevo, non m'importava d'esser notata. Piangevo ed il mio viso si arrossava, le lacrime scendevano. Non m'importava. Quando il treno ripartiva, aspettavo il prossimo ricordo, ogni volta la stessa storia, è stato triste. Ma sai cosa?
Li ho superati, tutti, se ci penso adesso il mio cuore, beh il mio cuore non trema più, i miei occhi non si chiudono perché appannati dal dolore. Sono impassibile a ciò che, prima, mi faceva tanto male.
Sono scesa da quel treno e giuro, giuro che non l'ho più preso.
Ho fatto un viaggio che va fatto una volta sola.
In compenso, però, le cose sono cambiate, e tanto. Ho guadagnato coraggio ed ho perso un po' di simpatia, probabilmente, ma non ha importanza. Eppure sono sempre io, un po' più forte ma sono sempre io. Eppure sono sempre qui, a vomitare parole nel mio angolo di buio che, ormai, non mi fa più così paura.
Mi sono presa la responsabilità del mio nuovo essere, ed ho fatto un altro viaggio. Sono salita su un altro treno, uno diverso, però. In quello precedente, le stazioni che scorrevano le conoscevo già, erano il mio passato, i miei ricordi taglienti, che mi procuravano lacrime e fitte al cuore. In questo, invece, vedevo scorrere stazioni mai viste.
Ho fatto un viaggio verso l'ignoto.
Le emozioni che ho provato erano del tutto differenti: l'ansia c'era, naturalmente, ma non era un'ansia di timore. Era voglia di arrivare. Voglia di sapere. Voglia di essere. Sì, perché io non voglio essere qualcuno, voglio semplicemente essere.
Ho raggiunto la prima destinazione che mi aspettava, ed ho trovato un mondo differente, una realtà opposta alla mia. La mia meraviglia ha cancellato definitivamente il ricordo dei ricordi.
Avevo già capito d'esser una persona diversa da quella che era salita sul treno.
Invece di prendere il treno per tornare indietro, sono salita sullo stesso. E sono andata avanti. E continuo ad andare avanti. 
Perché questo è un viaggio che non ha fine, ed io non vedo l'ora di vedere ciò che cambia, ciò che non ci sarà più. Ciò che, invece, ci sarà.

venerdì 18 settembre 2015

hakuna matata

Non so se sia successo tutto in così poco tempo per caso, o perché era troppo tempo che qualcosa doveva pur succedere ed io non l'ho mai permesso. 
So solo che son capitate, una per una ma nel giro di un mese, cose che non avrei immaginato di accogliere con un sorriso.
C'è da dire, però, che oltre alla mia quotidianità, sono cambiata anch'io. Mi sto amando di più.
Ho compreso che talvolta saltare non significa necessariamente farsi male: capita di atterrare sul morbido, capita di venire recuperati al volo.
Inoltre, valutando il fatto che camminando sempre sui binari prim'o poi il treno che t'uccide passa, ho capito che basta essere più veloci, sfiorare la fine, stringerle la mano e lasciarla andare. Non è ancora il momento. 
Sono diventata ciò che, forse, sarei sempre dovuta essere, affabile soltanto con chi voglio io, la diffidenza in persona con chi non mi interessa, o con chi potrebbe ferirmi ancora. Sarò intangibile.
La mia mente lavora un po' meno del solito, ormai: ho imparato a stare senza pensieri, ché agire privandosi dei "e se poi", a volte, fa meno male. Non mi tange il pensiero che probabilmente, sicuramente, soffrirò ancora. E ancora, ancora. Il dolore non mi preoccupa più.
Sto vivendo, respiro aria nuova in posti nuovi, sorrido quasi timidamente ad un volto differente, ma la vergogna non mi sta abbandonando... la sto oscurando io. Non ho più problemi a mettermi in mostra, non che mi piaccia farlo, ma se devo, lo faccio.
Se ci sarà da rischiare, rischierò.
Ho finalmente imparato ad essere felice senza che questa mia felicità debba dipendere da qualcuno che non sia io. Non sono una pedina nelle mani del tiranno, sono il tiranno di me stessa, e sto sulla difensiva in ogni caso. Non lascerò che qualcun altro mi calpesti.
Arde in me questa particolare voglia di vivere che, però, soddisferò in ogni modo possibile.

lunedì 7 settembre 2015

now i'm happy

Sono cambiate molte cose, Settembre porta con sé, quando si presenta, ventate di novità e buoni propositi.
In realtà è cominciato a mutare qualcosa in me e nel mio percorso già da Agosto, ma a Settembre le situazioni si definiscono più concretamente.
Che dire, se mi guardo indietro, ma nemmeno così tanto indietro, mi vedo sola, delusa, triste, amante del passato e di ciò ch'era stato. Speranzosa che le cose potessero riavviarsi a quel modo. Peccato che non sarebbe mai successo, ed ormai con il senno di poi me ne rendo conto. Ma in quel periodo il senno lo stavo perdendo, cosa avrei potuto capire con la mente annebbiata dal dolore?
Ho perso delle persone, in effetti, ma è stata volontà loro andarsene dalla mia vita, ed io non ho potuto che guardarli mentre si allontanavano, senza tentare di lottare nemmeno un po' per rimanere con me. Che ci potevo fare? Era già finito il periodo in cui chiedevo scusa soltanto per paura.
Sono una persona diversa, forse mi sono formata. O forse no, d'altronde non sarò mai grande abbastanza per essere una persona completa.
Sta di fatto che sono cambiata, ho ricominciato a sorridere, ma il mio sorriso è dedicato a pochi; al momento non amo, in futuro chissà.
Al momento sto prendendomi cura di me stessa, voglio diventare ciò che sono nella mia mente, voglio un aspetto sano ma che tenga lontane le persone che è giusto siano lontane.
Da un mese viaggio spesso da sola, mi rilassa, distoglie la mia attenzione dai problemi, anche se ormai ne ho davvero pochi.
Settembre è da sempre, per me, l'inizio.
Questo Agosto, devo dire, è stato interessante, ambiguo. Ho trovato molti sorrisi e molti gesti d'affetto. Ho scoperto di voler essere come sono adesso, ossia diffidente, ma senza filtri al tempo stesso. Dono poca dolcezza, ma sinceramente. Mi sento più forte, più indipendente mentalmente parlando. Mi sento quest'anno in più come fossero tre.
Settembre, invece, con me, si è alzato col piede giusto. Ho sorriso inaspettatamente alle due del mattino, ho visto occhi troppo belli per esser veri, ho tatuato sulla mia pelle il primo di tanti marchi che parleranno per me. Tra poco comincerò un nuovo percorso scolastico, e sinceramente quest'anno non ho nessun timore, né vergogna. So già che entrerò nella mia nuova classe con una diffidenza che mi differenzia, avrò occhi puntati per il mio aspetto troppo esagerato per un istituto così serio, e so che non socializzerò, o almeno non di mia volontà. So che mi impegnerò al massimo per soddisfazione personale, ma soprattutto per dimostrare che nonostante io abbia un anello impiantato nel setto nasale ed un tatuaggio di topolino per metà teschio, non è questo a far di me una squilibrata. Perché purtroppo è un pensiero erroneamente comune.
Comunque vada avanti tutto questo, per una volta posso dire: ADESSO, perché sto vivendo momento per momento, adesso sono felice.

lunedì 24 agosto 2015

you must to love

Devi amare chi si prende cura di te.
Devi amare chi ti ferisce dicendoti la verità, ché sa ch'è ciò che vuoi sentire, e preferisce non farti sorridere raccontandoti frottole.
Devi amare chi ti bacia e ti porta in un altro mondo, chi non cambia in presenza di terzi. Chi non si vergogna di te, ma ne va fiero.
Devi amare chi con uno sguardo sa farti impazzire, chi ti rende alcolico un bicchiere d'acqua, chi non riesce a staccarsi da te.
Devi amare chi non ha mai tradito la tua fiducia, devi amare chi ha versato lacrime quando le hai versate tu. Devi amare chi non ti insulta per farti soffrire, ma ti aiuta a sorridere.
Devi amare chi ti ama così tanto da, in caso tu glielo chiedessi, ti lascerebbe andare. Perché è quello che tu vuoi.







lunedì 10 agosto 2015

new me

Piano piano, vivo. Mi serve solo un po' di tempo.
Piano piano, senza fretta, torno a stare al mondo sorridendo.
Di certo non ci impiegherò un giorno, ma il tempo sta trascorrendo ed ho capito di essere stanca di vivere nell'acqua.
Di certo non ci vorrà un secondo, ma comincio con l'alzarmi. Continuo la mia vita. Ho deciso di smetterla di ragionar troppo, e agire di pancia, d'istinto. Far ciò che sento senza consigli, senza ascoltare nessuno.
Andrò ovunque vorrò andare, farò qualsiasi cosa io abbia voglia di fare, sorriderò a chi mi sorride. Sarò letale con chi mi ferisce.

venerdì 31 luglio 2015

a sad month


Ciò che ho sempre odiato nelle persone in generale, l'ho ritrovato dentro chi mi è stato accanto.
Il mio viso si è contratto in molti finti sorrisi, non per apparire forte, ma perché non potevo fare altrimenti.
Occhi brucianti, me li porto dietro da un mese, ma mi piacerebbe tanto lasciarli a casa, sotto il cuscino, usarli solo per guardare i sogni. Uscire e non vedere, andare avanti a sensazioni.
È tristemente buffo vedere con quanta leggerezza le persone scivolano fuori dalla tua vita senza protestare neppure un po', ché risulta più semplice così. Come quei "vattene" che dici tanto per vedere chi resta, ma li vedi andarsene e dentro te noti quanto tenevi ad una persona senza esser ricambiato come credevi. O speravi.
Nonostante questo, oggi mi sono sentita a mio agio in mezzo a volti nuovi, tra sorrisi, chiacchiere ed una sigaretta fumata e calpestata, che noto con un amaro sorriso quanto mi somigli. Usata fin quando son servita, e poi buttata via.

martedì 2 giugno 2015

to change


Non mi comprendo; così non mi basto, non mi basta la vita che conduco.
Non mi basta la gente che vedo e non mi basta la terra che calpesto; non mi bastano i sorrisi che faccio, non mi bastano le stelle che brillano per me.
C'è bisogno di qualcosa che spezzi questa monotonia, qualcosa di inaspettato, qualcosa che cambi tutto in maniera permanente.
C'è bisogno che mi svegli anch'io, che trovi idee e che prenda iniziative, ché aspettare la pappa pronta non porta da nessuna parte, se non nel posto in cui si è già.
Ho voglia di correre, di perdermi in ogni senso, di rifugiarmi in qualche angolo di mondo e di restare; ho voglia di brillare, ho voglia di farmi sentire, ma, soprattutto, ho voglia di sentirmi.
Viaggiare, fuggire, conoscere, sentire, vivere; chiedo solo di cambiare .

domenica 24 maggio 2015

but if you close your eyes... 24/05/15.

Se stai pensando a qualsiasi cosa che non vorresti pensare, sappi che non potrai evitarlo perché sei prigioniero della tua mente. Sei schiavo e sei padrone, lupo e agnello. Sei il bimbo che piange e il mostro nell'armadio.
Se stai piangendo per qualsiasi motivo, stupido o sensato, sappi ch ti ritroverai vecchio, stanco, a credere di aver sprecato tempo a piangere, ed ogni 'perché" apparirà improvvisamente stupido. Il pentimento logora dentro, specialmente quando non c'è più tempo per tornare indietro e cambiare gli avvenimenti.
Se stai per scontrare e non hai la possibilità di fermarti, sappi che succederà e pagherai le conseguenze, ché un problema certo, prima speri che non arrivi più, poi che passi subito. Perché siamo tutti don Abbondio, codardi ed egoisti.
Se stai cercando di trattenerti dall'essere te, ché proveresti imbarazzo a mostrarti davvero, ridi, mettiti al centro dell'attenzione. Fregatene e vivi.
Perché se stai credendo di goderti abbastanza la vita, qualsiasi cosa sia accaduta in essa ti sbagli. Non è mai abbastanza. L'insoddisfazione lacera i nervi.
Se stai amando, ama incondizionatamente, non importa"se poi finisce" e non importa "è troppo presto" Ama, ama forte, ama e dimostralo. Meglio, sicuramente, provare fortissimi sentimenti e stare tanto male per un motivo, ma aver dato l'anima, piuttosto che restare razionali ossia scettici, non godersi l'amore in ogni sua emozione e restare impassibili di fronte alla fine.
Ma se tu chiudi i tuoi occhi, la mente si svuota, improvvisamente il silenzio si propaga tra le vie della tua testa. Il mondo è tuo, ogni cosa è possibile, deformi la realtà, distorte appaiono le concretezze. Nulla ha un senso ma l'hai deciso tu, sei solo padrone. Padrone del giorno e della notte, ché non presentano differenze per te, ormai.
Apri gli occhi, ora.
Non soffrire quando adesso, di scatto, tornerai alla normalità, al vero, il realistico, il monotono.
È solo la vita, ed è solo finché non muori, tranquillo.

lunedì 11 maggio 2015

sfogo

La mia sopportazione ha un limite, ed io sono a tanto così da quella linea gialla, tanto così dal vomitare verità che non starebbero bene e che mi renderebbero quella antipatica, quella strana. Ma io non ce la faccio più.
Non sono tanto amante dei cambiamenti lì dove invece dovrebbe rimanere tutto come sempre, nella mia intimità mi piace la routine, la normale quotidianità. Ed ora, ora devo respirare profondamente e mantenere il silenzio.
Sono abituata alla mia gente, a quelle poche menti matte che, contandole, non si arriva neppure a completare una mano intera; ma di cui apprezzo ogni sfumatura, di cui niente mi infastidisce.
Odio tutto questo, ma per fortuna ogni periodo prima o poi si conclude, e stringendo i denti anche questo passerà, e si spera il più velocemente possibile.
Nel frattempo, vivo fuori, e sorrido, perché non mi interessa se sembro antipatica, lo sono.
Se ti odio.

lunedì 4 maggio 2015

impossibile


Resto qui impassibile, mentre accade l'impossibile.
Resto qui tra ghirigori di fumo, rumoricchi vari ed un miliardo di domande.
Ogni parola mi trapassa ma non mi smuove esteriormente, ciò che ho dentro è bufera, ma tu, voi, chiunque non se ne accorgerebbe. Fuori è indifferenza ciò che mostro. Fuori è silenzio, ma il casino che ho in testa ne è la causa.
Non mi sfiora neppure la paura, e piangere, piangere è fuori discussione.
Cos'è, cos'è che dovrei fare, se non starmene qui tra lo sdegno e l'amaro, cosa dovrei fare se non rimanere immobile, senza neanche più la forza di sperare in qualcosa in cui ormai credo sempre meno? Perché mentire? Perché mentire a me stessa?
Sorrido, sì, sorrido da sola, perché non è successo niente, si è solo spento il sole, ê sparito il sonno durante queste notti apatiche.
Ed io non posso che mantenere un mutismo dato dalla necessità di dire troppo, ma il timore di dirlo male, di sbagliare, di non essere compresa.
Un vuoto ha preso un posto incolmabile, ma in silenzio so che chi è fuggito tornerà a guardarmi in questi occhi troppo grandi ed io resterò impassibile.
Tutto ciò è impossibile.

domenica 3 maggio 2015

stop

Ed ho deciso tante cose, perché qualcosa dovrà pur cambiare. Dovrà morire un sentimento a senso unico perché io così non respiro, ed ho voglia di respirare.
Dovranno asciugarsi le nuvole, perché è il blu che ho voglia di vedere, in ogni sua sfumatura fuorché quelle più buie. Ho bisogno di chiarezza.
Dovrà morire pure la notte, persino i sogni. Voglio solo la realtà. E non ho voglia di bugie.
Crescerò nella pura razionalità ma non importa, sarà sempre meglio di sognare l'improbabile e pretendere l'impossibile.
E non dico di non abbandonarmi, non dico scusa, non dico proprio niente.
Io non ho sbagliato, lo so, e non cambierò idea. Io non ho sbagliato.
Ma non dico ch'è troppo tardi. Dico solo che non sarò come prima, e non sarà una passeggiata avvicinarsi alle mie labbra.

lunedì 6 aprile 2015

2 y, 2 m, 21 d

È che tu ed io ci siamo trovati, e ci siamo trovati presto, ed è per questo che sappiamo ucciderci, sappiamo morderci il cuore con niente, basta uno sguardo a volte, basta niente.
Ci siamo visti crescere, ci siamo visti credere a sogni improbabili, improvvisamente ho visto il tuo viso passare dai brufoli alla barba, improvvisamente ho visto il tuo cuore passare dal desiderio di avere l'xbox al desiderio di lavorare.
E tu, tu vedi me, e ridi quando ti dico che sei bello, ché non ci credi e sotto sotto t'imbarazza. E tu hai visto me quando avevo il viso più tondo, e mi hai vista rossa, arancione, nera, stinta, castana, e ti sono sempre andata bene. E mi hai vista in lacrime, mi hai vista urlarti contro.
E mi hai vista, un attimo dopo, posare il viso sul tuo petto e dirti che t'amo da impazzire.
Perché fidati, è così, e non importa di chi sostiene che a questa età l'amore non possa esistere; chi l'ha deciso? Io so che questo è vero amore, perché quale ragazzo sano di mente perderebbe due anni di adolescenza con qualcuno che non ama?
Ho imparato a cogliere ogni attimo di dolcezza che mi regali, perché un istante mi rende felice per tempo prolungato, perché tu sei capace di farmi sorridere semplicemente con uno sguardo.
È sempre di più, il periodo della mia vita condivisa con te, ogni giorno il numero cresce, e se ti dedico la vita intera, è perché so che la tratterai meglio di come la potrei trattare io.
E credevo e sostenevo che l'amore fosse una favola, ma sai, sbagliavo, perché la realtà, in questi casi, è più magica, proprio perch'è vera.

giovedì 12 marzo 2015

85%


Capita di rincasare, stendersi sbattendo sul cuscino pensieri che profumano di sole, afferrare il cellulare ed avere l'85% della carica. Quelle sono giornate nelle quali il tempo ha l'affanno per quanto corre, passa ma pare fermo, e nel vento soffiano sussurri d'amore.
Capita di rincasare con il particolare profumo d'un fiore giallo tra i capelli, e petali sparsi sul fondo della borsa. Giorni in cui sentimenti d'amore prevalgono, non si spengono né del tutto né leggermente. Restano fuoco fin quando neppure il sole va a dormire.
Capita di volare in un altra stanza, in un altro letto, accanto a chi si ama, e capita di volare lì, dove si vorrebbe stare, soltanto immaginandolo, soltanto sognandolo. Soltanto sperando che succeda per davvero.
D'altronde non sempre ciò ch'è sogno diviene ciò ch'è vero, ma finché vive il desiderio, vive la speranza. E finché vive la speranza, vive la possibilità.
Ed ora non credo di poter parlare più impersonalmente, ché non so se ciò in cui credo, conoscendomi, si possa ritenere veritiero genericamente.
Perciò a me capita, e capita intensamente, di restare a fiato sospeso, restare non senza parole, ma senza volontà di concludere parole lasciate a mezz'aria, mi capita di percepire ogni tuo dettaglio, e tutto questo per aver guardato chi amo appena sazio di sonno, o forse sazio non proprio. Perché è assurdo come lo possa trovare così splendido persino con gli occhi stropicciati ed i capelli arruffati, con il fiato che inspiegabilmente sa di caffè, con il sorriso innocentemente onesto di chi non ha motivo per mentire.
E mi capita, mi capita soventemente, di addormentarmi pensando alle tue carezze sui capelli, come se fossi qui, come se fossi sempre qui. Come se potessi non andartene mai

venerdì 6 marzo 2015

darkness in lightness

L'oscurità va cercata specialmente nei colori accesi, nei quadri rossi e gialli, nei sorrisi vivaci, nelle parole allegre. L'oscurità va cercata dentro la luce.
Nascondo il nero di contorti pensieri in disegni variopinti, mentre l'amore mi sta logorando, cadono a pezzi ragione e razionalità, tutto è distorto, tutto è insensato.
D'altronde non il silenzio, neppure il frastuono potrebbero distrarre una mente dal buio, ma la luminosità sì, perché voglio essere ottimista e, come in ogni fantasy che si rispetti, il bene vince; ed ovviamente non l'oscuro, che temo, che allontano, che rendo estraneo.
Questa sera chi mi conduce ed accompagna in un particolare tunnel cromatico sono soltanto io, io per me ma io contro di me, ché so incutermi terrore e coraggio, so amarmi e disprezzarmi. So valere anche da sola, probabilmente, ma non voglio camminare alla sinistra di me stessa. Questa sera sento gocce di pioggia gelida sulla pelle, ma il cielo è sincero, non piange.
Ghiaccio si scioglie sul mio cuore, gocciola acqua sull'anima che non mi appartiene, un pugno nell'aria, musica sinistra.
Ed io non voglio camminare alla sinistra di me stessa.
Ora sento un treno fischiarmi, sì dice proprio a me, mi fa salire, sono sola, ma non ci vorrà molto. Arriverò verso il mare e ne farò parte, ché adesso mi sento solitaria, ed amerei esserlo nel silenzio degli abissi, trasportata da correnti marine e da dolce musica, non più sinistra.
Perché io non voglio camminare alla sinistra di me stessa.

venerdì 13 febbraio 2015

white Milan

Ogni cosa è bianca intorno a me, fuorché i miei pensieri dipinti d'ogni sorta di sfumatura, colorano questi muri canuti, schiuma d'acqua di sale.
Immersa nella nebbia, immersa in questa pagina bianca, la mente poetica ha vagato e creduto, sostenuto, confutato. Il sole ridotto soltanto ad un infinitesimo angolo di luce gialla, mentre il resto devastato da questo immenso biancore, Milano è delicata, una giovane donna pallida, con le trecce d'oro come Circe, sorriso triste.
Poc'anzi interrogavo me stessa, perché nessuno sente il bisogno di sapere dove sono le risate, una volta spente? Si disperdono nell'aria, volano in alto, s'immergono in questo dolce pallido cielo, s'infiltrano in cuori che ne necessitano, semplicemente scompaiono...
Stamane ho scoperto, anzi confermato una delle cose che ho sempre saputo, senza aver mai visto: i boschi scoperti sono poesia per lo sguardo. Alberi spogli, nudi, freddi, terriccio umido, l'inverno è davvero poesia. L'inverno è la stagione dei poeti, perché è semplice trovar del bello nel sole e nel mare, nei gelati serali e nei mattini senza scuola, ma è poetico trovar la bellezza in un bosco nudo, senza foglie né fiori, in un cielo che minaccia di piangere, nel freddo che penetra nella carne e nelle ossa.
E qui a Milano l'inverno è davvero Inverno, è palese, così palese che guardando le nuvole intuisci la data di oggi.
E qui a Milano, ho trovato emozioni, e mentre le mie gambe sono stanche, ché han camminato senza soste, la mia mente non rallenta mai, perché non si dice mai di no alle emozioni.
È assurdo sentirsi così estranei ad un centinaio di chilometri da casa, è assurdo camminare su una terra che pare così straniera, sentire nostalgia dopo neppure un giorno, ma aver trovato cibo per l'animo ed averlo saziato.
Oltre la linea della vita, chissà cosa troveremo, magari la seconda tappa, magari il nulla, magari sarà per sempre tutto nero. Ma se fosse per sempre tutto bianco, crederei di non essere morta, ma di essere a Milano.

domenica 8 febbraio 2015

He has a very very big nose!


Esattamente troppo tempo che non parlo di te.
Ma di esatto in fondo non c'è nulla, come nulla è concreto, e nulla è per sempre.
Forse, però, esistono realtà che ci si avvicinano, che sfiorano il per sempre, e voglio credere che tu ed io siamo, saremo così.
Dopotutto, innamorarsi da piccoli è stato un bene, perché quasi eravamo bambini, e si sa che l'amore dei piccoli è quello più sincero.
Ti guardo crescere, forse non lo sai ma noto ogni mutamento del tuo corpo, la barba che cresce, i lineamenti del tuo viso, il tono di voce.
E sicuramente tu noti come cresco io, anche se per te sono sempre piccina, e dici sempre che son nana... ma tu non è che mi superi di molto.
Io credo davvero che tu ed io saremo insieme sempre, ché vorrei che il primo amore fosse anche l'ultimo, l'unico, vorrei poter dire che il mio cuore è battuto per un solo uomo per tutta la vita.
Oggi mi è venuto in mente un aneddoto carino su di te, mentre ero in auto: il giorno in cui mi sono accorta che avevi il nasone. Eravamo al parco delle tre caravelle, "parco" perché non so come chiamarlo.. Diciamo scalinata. Vabbè, stavamo lì, seduti, a chiacchierare, pochi mesi che stavamo insieme, e tu accendesti la fotocamera interna per fare qualche autoscatto, per immortalare il momento. Riguardando le fotografie, io mi girai e ti dissi "Amore ma guarda che nasone enorme che hai!" e tu scoppiasti a ridere dicendo che non era vero.
Comunque, guarda che bella parola ho usato... Immortalare. Rendere immortale.
Come il nostro amore, immortale, un amore pazzo, devo ammettere, un amore che è l'opposto di quello dei film, e perciò ottantamila volte più vero, ma immortale.
La fiamma d'una candela che talvolta s'affievolisce, mostra cenni di cedimento. Ma non si spegne,
mai.

venerdì 6 febbraio 2015

notitle

Resta tutto inconcluso, resterà così, come una frase senza punto, ma senza alcuna sospensione.
Sorrido, pensandoci, ma il mio cuore non è altrettanto sollevato. Chissà cosa si prova ad essere liberi, essere liberi davvero, poter essere altrove, ora, dopo. Quando voglio io.
Chissà come sarebbe se si potesse cambiare il passato, se fossi rimasta quando me ne sono andata, e se invece fossi andata via quando avrei dovuto restare.
Durante il corso della vita certe situazioni restano a metà, senza termine. Le persone scompaiono senza preavviso, senza che si siano messi i giusti punti. Le cose cambiano, tutto cambia, persino noi stessi; ci sembra che tutti se ne vadano, ma non ci rendiamo conto che noi stessi usciamo dalle porte e dai cuori.
E volente o nolente cammino per la mia strada, che prevedo entusiasmante seppure frastagliata, ma, devo ammettere, piuttosto volente. Dopotutto, i capitoli si chiudono anche con le frasi a metà, perché ciò che segue si intuisce, le parole sono solo incastrate a mezz'aria.
Senza alcuna fretta, si cerca di ricomporre il puzzle della vita, e i pezzi mancanti, quelli sospesi e mai conclusi, li si può soltanto immaginare.
Ed ogni "chissà come sarebbe stato se" tormenterà, e dannatamente i pensieri si confonderanno perché non è semplice rispondere a domande senza risposta.
Ma in fondo, è giusto così, va bene così. Va bene senza punti, va bene se non è possibile ricordare la fine perché la fine non esiste, va bene se i capitoli non finiscono, eppure non continuano.



venerdì 16 gennaio 2015

two years with my love

Se avessi programmato ogni cosa, non sarebbe andata così bene.
Certo, ho trascorso quasi un'ora in giro per via Sestri, imbottita di giacca, maglione e sciarpa, perché stando a sentire la televisione le temperature si sarebbero abbassate e avrebbe anche piovuto, e invece morivo di caldo; ho passato una buona ventina di minuti seduta a guardare il nulla, ma poi sono arrivata da lui, e vederlo appena sveglio, con il suo musetto stropicciato dal sonno e con il suo sorriso dolcissimo non appena ha notato che gli ho portato i choco krave o come si chiamano e gli M&M's.
È stato tutto così tanto tenero, pareva un bimbo bisognoso di coccole, e così è stato, coccole e parole, parole parole dolci e parole di speranza.
Poi il mio amore ha cucinato, perché tra i due il cuoco non sono di certo io.
Cena al McDonald's come da rituale, sala giochi e parco giochi da bambini perché in fondo è ciò che siamo, due bimbi che stanno crescendo insieme da precisamente due anni, o 730 giorni, o 104 settimane... Insomma tanto tempo.
C'è stato un momento, davvero bellissimo, quando mi ha chiesto di sposarlo e mi ha messo l'anello. Certo non è reale, purtroppo devo aggiungere, però è stato un gesto davvero stupendo, come lui.
Buffo, talvolta imbranato, dolce, un poco esaurito. Mio, da due anni.
Mio, per sempre.

martedì 6 gennaio 2015

if we met a midnight in the hanging tree

Mi sono svegliata, questa mattina, pensando che più nulla ha una sua coerenza. Mi sono svegliata che sentivo caldo, ma tremavo.
Il tempo è incoerente: si gelava ad inizio dicembre, mentre ora, ora pare inizio marzo.
Quest'anno è cominciato tra il bene ed il male, proprio come l'intero precedente, ché non cambia nulla, nessun buon proposito è sincero se promesso ad inizio anno. Se una cosa la si vuole, non si attende il primo gennaio, si fa. E basta. È incoerente. È una falsa promessa verso se stessi.
Mi sono svegliata reduce da un bel sogno, nel quale era presente Jennifer Lawrence.
Sì, ci sono arrivata tardi, quasi tutti conoscevano già questa trilogia, e pure io l'avevo sentita nominare milioni di volte, ma ho sempre lasciato perdere. Poi l'idea è arrivata circa due settimane prima di Natale: volevo leggere gli Hunger Games, volevo sapere di cosa si trattasse e perché tutti l'amassero.
Bene, se incontrassi Suzanne Collins probabilmente la ringrazierei trecento volte.
Non appena ho finito questa a dir poco fantastica trilogia, mi sono sentita vuota: non avevo più uno di quei meravigliosi libri da divorare.
Il mio nuovo anno è cominciato, per l'appunto, dal "se noi bruciamo, voi bruciate con noi" di Mockingjay, dalle canzoni di Francesco Silvestre, ché ho ripreso ad ascoltare assiduamente dopo quasi due anni di astinenza, ai baci dati e ricevuti.
Domani è un nuovo giorno, non bello, ma ho deciso, da oggi, di non tirarmi più indietro. Perché, anche se la mia non è pigrizia ma mancanza di coraggio, sottovalutazione o vergogna, non posso più nascondermi dalle mie mancanze.
Anche se so che non sarà facile, ci proverò.
Nella mia testa risuona The Hanging Tree, ultimamente, mentre provo a fare dell'altro.
are you, are you, coming to the tree. they strung up a man, they say you murdered Three.
Nonostante io sia molto stanca, la mia mente non cessa mai di pensare e pensare, viaggiare, perlustrare il mio mondo.
strange did it happens here no stranger would it be, if we met a midnight in the hanging tree.
E mentre dovrei studiare, si apre in me la voglia di scrivere, ed io non posso che accontentarmi, perché in realtà non è una voglia. Ma un bisogno.