venerdì 16 gennaio 2015

two years with my love

Se avessi programmato ogni cosa, non sarebbe andata così bene.
Certo, ho trascorso quasi un'ora in giro per via Sestri, imbottita di giacca, maglione e sciarpa, perché stando a sentire la televisione le temperature si sarebbero abbassate e avrebbe anche piovuto, e invece morivo di caldo; ho passato una buona ventina di minuti seduta a guardare il nulla, ma poi sono arrivata da lui, e vederlo appena sveglio, con il suo musetto stropicciato dal sonno e con il suo sorriso dolcissimo non appena ha notato che gli ho portato i choco krave o come si chiamano e gli M&M's.
È stato tutto così tanto tenero, pareva un bimbo bisognoso di coccole, e così è stato, coccole e parole, parole parole dolci e parole di speranza.
Poi il mio amore ha cucinato, perché tra i due il cuoco non sono di certo io.
Cena al McDonald's come da rituale, sala giochi e parco giochi da bambini perché in fondo è ciò che siamo, due bimbi che stanno crescendo insieme da precisamente due anni, o 730 giorni, o 104 settimane... Insomma tanto tempo.
C'è stato un momento, davvero bellissimo, quando mi ha chiesto di sposarlo e mi ha messo l'anello. Certo non è reale, purtroppo devo aggiungere, però è stato un gesto davvero stupendo, come lui.
Buffo, talvolta imbranato, dolce, un poco esaurito. Mio, da due anni.
Mio, per sempre.

martedì 6 gennaio 2015

if we met a midnight in the hanging tree

Mi sono svegliata, questa mattina, pensando che più nulla ha una sua coerenza. Mi sono svegliata che sentivo caldo, ma tremavo.
Il tempo è incoerente: si gelava ad inizio dicembre, mentre ora, ora pare inizio marzo.
Quest'anno è cominciato tra il bene ed il male, proprio come l'intero precedente, ché non cambia nulla, nessun buon proposito è sincero se promesso ad inizio anno. Se una cosa la si vuole, non si attende il primo gennaio, si fa. E basta. È incoerente. È una falsa promessa verso se stessi.
Mi sono svegliata reduce da un bel sogno, nel quale era presente Jennifer Lawrence.
Sì, ci sono arrivata tardi, quasi tutti conoscevano già questa trilogia, e pure io l'avevo sentita nominare milioni di volte, ma ho sempre lasciato perdere. Poi l'idea è arrivata circa due settimane prima di Natale: volevo leggere gli Hunger Games, volevo sapere di cosa si trattasse e perché tutti l'amassero.
Bene, se incontrassi Suzanne Collins probabilmente la ringrazierei trecento volte.
Non appena ho finito questa a dir poco fantastica trilogia, mi sono sentita vuota: non avevo più uno di quei meravigliosi libri da divorare.
Il mio nuovo anno è cominciato, per l'appunto, dal "se noi bruciamo, voi bruciate con noi" di Mockingjay, dalle canzoni di Francesco Silvestre, ché ho ripreso ad ascoltare assiduamente dopo quasi due anni di astinenza, ai baci dati e ricevuti.
Domani è un nuovo giorno, non bello, ma ho deciso, da oggi, di non tirarmi più indietro. Perché, anche se la mia non è pigrizia ma mancanza di coraggio, sottovalutazione o vergogna, non posso più nascondermi dalle mie mancanze.
Anche se so che non sarà facile, ci proverò.
Nella mia testa risuona The Hanging Tree, ultimamente, mentre provo a fare dell'altro.
are you, are you, coming to the tree. they strung up a man, they say you murdered Three.
Nonostante io sia molto stanca, la mia mente non cessa mai di pensare e pensare, viaggiare, perlustrare il mio mondo.
strange did it happens here no stranger would it be, if we met a midnight in the hanging tree.
E mentre dovrei studiare, si apre in me la voglia di scrivere, ed io non posso che accontentarmi, perché in realtà non è una voglia. Ma un bisogno.