venerdì 13 febbraio 2015

white Milan

Ogni cosa è bianca intorno a me, fuorché i miei pensieri dipinti d'ogni sorta di sfumatura, colorano questi muri canuti, schiuma d'acqua di sale.
Immersa nella nebbia, immersa in questa pagina bianca, la mente poetica ha vagato e creduto, sostenuto, confutato. Il sole ridotto soltanto ad un infinitesimo angolo di luce gialla, mentre il resto devastato da questo immenso biancore, Milano è delicata, una giovane donna pallida, con le trecce d'oro come Circe, sorriso triste.
Poc'anzi interrogavo me stessa, perché nessuno sente il bisogno di sapere dove sono le risate, una volta spente? Si disperdono nell'aria, volano in alto, s'immergono in questo dolce pallido cielo, s'infiltrano in cuori che ne necessitano, semplicemente scompaiono...
Stamane ho scoperto, anzi confermato una delle cose che ho sempre saputo, senza aver mai visto: i boschi scoperti sono poesia per lo sguardo. Alberi spogli, nudi, freddi, terriccio umido, l'inverno è davvero poesia. L'inverno è la stagione dei poeti, perché è semplice trovar del bello nel sole e nel mare, nei gelati serali e nei mattini senza scuola, ma è poetico trovar la bellezza in un bosco nudo, senza foglie né fiori, in un cielo che minaccia di piangere, nel freddo che penetra nella carne e nelle ossa.
E qui a Milano l'inverno è davvero Inverno, è palese, così palese che guardando le nuvole intuisci la data di oggi.
E qui a Milano, ho trovato emozioni, e mentre le mie gambe sono stanche, ché han camminato senza soste, la mia mente non rallenta mai, perché non si dice mai di no alle emozioni.
È assurdo sentirsi così estranei ad un centinaio di chilometri da casa, è assurdo camminare su una terra che pare così straniera, sentire nostalgia dopo neppure un giorno, ma aver trovato cibo per l'animo ed averlo saziato.
Oltre la linea della vita, chissà cosa troveremo, magari la seconda tappa, magari il nulla, magari sarà per sempre tutto nero. Ma se fosse per sempre tutto bianco, crederei di non essere morta, ma di essere a Milano.

domenica 8 febbraio 2015

He has a very very big nose!


Esattamente troppo tempo che non parlo di te.
Ma di esatto in fondo non c'è nulla, come nulla è concreto, e nulla è per sempre.
Forse, però, esistono realtà che ci si avvicinano, che sfiorano il per sempre, e voglio credere che tu ed io siamo, saremo così.
Dopotutto, innamorarsi da piccoli è stato un bene, perché quasi eravamo bambini, e si sa che l'amore dei piccoli è quello più sincero.
Ti guardo crescere, forse non lo sai ma noto ogni mutamento del tuo corpo, la barba che cresce, i lineamenti del tuo viso, il tono di voce.
E sicuramente tu noti come cresco io, anche se per te sono sempre piccina, e dici sempre che son nana... ma tu non è che mi superi di molto.
Io credo davvero che tu ed io saremo insieme sempre, ché vorrei che il primo amore fosse anche l'ultimo, l'unico, vorrei poter dire che il mio cuore è battuto per un solo uomo per tutta la vita.
Oggi mi è venuto in mente un aneddoto carino su di te, mentre ero in auto: il giorno in cui mi sono accorta che avevi il nasone. Eravamo al parco delle tre caravelle, "parco" perché non so come chiamarlo.. Diciamo scalinata. Vabbè, stavamo lì, seduti, a chiacchierare, pochi mesi che stavamo insieme, e tu accendesti la fotocamera interna per fare qualche autoscatto, per immortalare il momento. Riguardando le fotografie, io mi girai e ti dissi "Amore ma guarda che nasone enorme che hai!" e tu scoppiasti a ridere dicendo che non era vero.
Comunque, guarda che bella parola ho usato... Immortalare. Rendere immortale.
Come il nostro amore, immortale, un amore pazzo, devo ammettere, un amore che è l'opposto di quello dei film, e perciò ottantamila volte più vero, ma immortale.
La fiamma d'una candela che talvolta s'affievolisce, mostra cenni di cedimento. Ma non si spegne,
mai.

venerdì 6 febbraio 2015

notitle

Resta tutto inconcluso, resterà così, come una frase senza punto, ma senza alcuna sospensione.
Sorrido, pensandoci, ma il mio cuore non è altrettanto sollevato. Chissà cosa si prova ad essere liberi, essere liberi davvero, poter essere altrove, ora, dopo. Quando voglio io.
Chissà come sarebbe se si potesse cambiare il passato, se fossi rimasta quando me ne sono andata, e se invece fossi andata via quando avrei dovuto restare.
Durante il corso della vita certe situazioni restano a metà, senza termine. Le persone scompaiono senza preavviso, senza che si siano messi i giusti punti. Le cose cambiano, tutto cambia, persino noi stessi; ci sembra che tutti se ne vadano, ma non ci rendiamo conto che noi stessi usciamo dalle porte e dai cuori.
E volente o nolente cammino per la mia strada, che prevedo entusiasmante seppure frastagliata, ma, devo ammettere, piuttosto volente. Dopotutto, i capitoli si chiudono anche con le frasi a metà, perché ciò che segue si intuisce, le parole sono solo incastrate a mezz'aria.
Senza alcuna fretta, si cerca di ricomporre il puzzle della vita, e i pezzi mancanti, quelli sospesi e mai conclusi, li si può soltanto immaginare.
Ed ogni "chissà come sarebbe stato se" tormenterà, e dannatamente i pensieri si confonderanno perché non è semplice rispondere a domande senza risposta.
Ma in fondo, è giusto così, va bene così. Va bene senza punti, va bene se non è possibile ricordare la fine perché la fine non esiste, va bene se i capitoli non finiscono, eppure non continuano.