venerdì 18 settembre 2015

hakuna matata

Non so se sia successo tutto in così poco tempo per caso, o perché era troppo tempo che qualcosa doveva pur succedere ed io non l'ho mai permesso. 
So solo che son capitate, una per una ma nel giro di un mese, cose che non avrei immaginato di accogliere con un sorriso.
C'è da dire, però, che oltre alla mia quotidianità, sono cambiata anch'io. Mi sto amando di più.
Ho compreso che talvolta saltare non significa necessariamente farsi male: capita di atterrare sul morbido, capita di venire recuperati al volo.
Inoltre, valutando il fatto che camminando sempre sui binari prim'o poi il treno che t'uccide passa, ho capito che basta essere più veloci, sfiorare la fine, stringerle la mano e lasciarla andare. Non è ancora il momento. 
Sono diventata ciò che, forse, sarei sempre dovuta essere, affabile soltanto con chi voglio io, la diffidenza in persona con chi non mi interessa, o con chi potrebbe ferirmi ancora. Sarò intangibile.
La mia mente lavora un po' meno del solito, ormai: ho imparato a stare senza pensieri, ché agire privandosi dei "e se poi", a volte, fa meno male. Non mi tange il pensiero che probabilmente, sicuramente, soffrirò ancora. E ancora, ancora. Il dolore non mi preoccupa più.
Sto vivendo, respiro aria nuova in posti nuovi, sorrido quasi timidamente ad un volto differente, ma la vergogna non mi sta abbandonando... la sto oscurando io. Non ho più problemi a mettermi in mostra, non che mi piaccia farlo, ma se devo, lo faccio.
Se ci sarà da rischiare, rischierò.
Ho finalmente imparato ad essere felice senza che questa mia felicità debba dipendere da qualcuno che non sia io. Non sono una pedina nelle mani del tiranno, sono il tiranno di me stessa, e sto sulla difensiva in ogni caso. Non lascerò che qualcun altro mi calpesti.
Arde in me questa particolare voglia di vivere che, però, soddisferò in ogni modo possibile.

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