martedì 13 ottobre 2015

Я люблю тебя

Ho camminato da sola con le parole di una canzone in testa e una sigaretta che colorava il mio respiro; ho percorso un intero binario e sono arrivata lì dove il treno vira e fino all'ultimo secondo finge di travolgerti. E' da togliere il fiato, com'è assurdo trovarsi lì, alla fine di tutto, e paragonare involontariamente tutto ciò alla vita stessa.
La solitudine non necessariamente è uno svantaggio; talvolta, anzi, regala un senso di libertà non indifferente; specialmente in una semplicissima stazione. In cui accade tutto, e accade niente.
Guardo ogni treno che si ferma dinanzi a me: c'è chi scende, chi sale, chi si saluta con un bacio o chi in silenzio attende ancora. Chissà cosa. Chissà chi.
Ad ogni fischio si accende in me una speranza immotivata ed irrazionale e sorrido, accorgendomi di quanto gli ultimi avvenimenti mi abbiano reso dolcemente stupida, e ancora ho da comprendere se ciò mi piaccia o meno.
Molti passano sorridendomi, altrettanti ignorano la mia presenza e ciò mi fa pensare quanto sia assurdo essere niente per molti, e la salvezza per qualcun altro.
E lì, dove i treni hanno momentaneamente cessato di scorrermi davanti, tutto tace e il solo suono che disturba questa quiete è il rumore del mio respiro, mi ritrovo ancora una volta a pensare al mare d'Ottobre in cui il mio cuore ha deciso di annegare, al sorriso che l'ha salvato.
Mi ritrovo a desiderarlo nuovamente lì, davanti a me, per poterlo salutare anch'io con un bacio. O, meglio ancora, per poter salire su quel treno con lui e no, non ha importanza se la direzione sia levante o ponente. La destinazione sarà comunque una via d'uscita dal terrore nel quale un così giovane cuore è costretto a vivere, lì dove dovrebbe essere al sicuro.
Lo vedo nello specchio della mia immaginazione, ed è sempre bellissimo, da togliere il fiato, come la fine del binario, la fine di tutto, l'inizio di un niente che ci fa stare bene.
Pare surreale ascoltare una voce tanto profonda quanto ignota e sentirla così familiare da pensare che, forse, è sempre stata nella mia testa; tanto surreale quanto sarebbe comprendere una lingua slava senza averla mai studiata.
Ed è particolarmente rassicurante il modo in cui tutto ciò è nato, un' innocente amicizia all'inizio, un desiderio, oserei dire represso, da entrambe le parti, ché pareva immorale, ed infine tutto ciò.
E' la mia prima luce del giorno ed un raggio di luna alla sera, è un pensiero costante che mi distrae piacevolmente. E' quel ''Я люблю тебя'' che in silenzio ha fatto sorridere il mio animo perennemente in conflitto col mondo.
E lì, dove i treni hanno ripreso a scorrermi davanti e centinaia di sguardi in movimento incontrano i miei occhi lucidi in doppio senso, dove la gente chiacchiera e sorride e inciampa e litiga per telefono, dove ogni suono mi si confonde nella mente, mi ritrovo un'ultima volta a pensare a qualche ora prima, quando è capitato ciò che sarebbe dovuto capitare prima, o forse no, e il mio cuore ha un po' tremato. Magnitudo 6.1(0), scala.. della stazione?
Ma dio, non esagero se dico che, fosse per me, non vorrei mai salutarlo, vederlo salire su un altro di questi stupidi treni e osservare quest'ultimo mentre prende velocità e scompare a poco a poco.
E ogni volta non so quando, ma sono certa che ci rivedremo presto. C'è una promessa celata, sottintesa, mai espressa. ''Al più presto possibile''.
Mi soffermo sul grande orologio e noto solo in quell'istante di aver passato tre ore così, e che ormai devo andare.
Guardo ancora una volta i binari, le panchine occupate da un uomo che fuma un sigaro e un paio di donne che chiacchierano dei propri figli; le cicche a terra, un ragazzo ed una ragazza che si salutano distaccatamente, il treno che scappa e scappo anch'io.
Sto vivendo come se il mio ambiente fosse una stazione, senza attraversare nessun binario rischiando di soffrire per accorciare i tempi, ma oltrepassando linee gialle per sentire la libertà della trasgressione che, talvolta, male non fa. Non torno mai indietro, esattamente come un treno vado avanti e sì, spesso mi fermo e do la possibilità a chi vuole di ''salire'' nella mia vita, ma tanti ne salgono quanti ne scendono, per dire.
Esco dalla stazione e sospiro. Come può in un posto così banale accadere tutto, ed accadere niente? Come può un luogo così estremamente normale regalarmi emozioni taciturne che conservo io soltanto, ed istanti nostri ma esposti a chiunque?
Sono io che ho l'occhio ed il cuore da poeta maledetto oppure sono i luoghi banali come le stazioni ad essere sottovalutati?
Non lo so, e mi rendo conto di pormi domande assurde, ma'l pensiero dei suoi occhi mi assilla, mi distrae, mi confonde piacevolmente, ed io non posso che tenere la mente accanto a lui e dire frasi sconnesse e ridere da sola. E smettere di respirare, ché è da togliere il fiato, come la fine di un binario, la fine d'un capitolo,
l'inizio d'un romanzo che fine, ancora, non avrà.

Nessun commento:

Posta un commento