venerdì 30 ottobre 2015

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E non sentirò ragioni, non ascolterò nessuno se non il tempo e ciò ch'esso ha previsto per il futuro prossimo. Non avrò che due possibilità, lasciar perdere, oppure attendere.
Ed io aspetterò, perché non posso permettere alla vita di scivolare via come un treno su un binario, non posso chiudere un capitolo se ho scritto soltanto una frase. Non posso.
Ma mi fa male, al tempo stesso, lasciare il mare, il mio mare, in balìa di se stesso, in balìa di una procella ch'io non potrei frenare ugualmente, ma così mi ritrovo a dover assistere esternamente, a far da pubblico ad uno spettacolo che non ho intenzione di vedere, ché preferirei mille volte annegare con lui piuttosto che guardarlo mentre tenta di salvarsi. Ed io, io con le mani legate.
Ed io, io con le lacrime agli occhi.
Ultimamente il mio cuore era in un periodo di siccità, e non saprei dire se il pianto che ha consumato le mie forze poc'anzi sia da considerarsi negativamente o meno, perché in fondo ne avevo bisogno, avevo davvero bisogno di scoprirmi per chi davvero sono e tornare, almeno per un attimo, ad essere chi ero; d'altro canto, però, le mie lacrime hanno tristi cause, che se non ci fossero, renderebbero tutto più semplice.
Ma fingiamo, anche solo per un istante, che andrà tutto bene, fingiamo che la tempesta lascerà dietro sé soltanto un paio di pozzanghere che in breve si prosciugheranno: cosa sarebbe di me, di te?
Cosa sarebbe di noi?
Se tu fossi libero di scegliere, sceglieresti nuovamente me?
Torneresti?
E poi fingiamo che il suolo si sarà del tutto inaridito, ed una macchia gialla seguirà il tuo sguardo se lo volgerai al sole che pacatamente è tornato a sorgere nei tuoi mattini, una quantità spropositata di nuove possibilità ti si presenteranno: torneresti indietro?
Proprio da me?
Chiudo gli occhi ed espiro rumorosamente, le unghie contro il tavolo tengono il tempo di una canzone che non esiste, che non esiste. Non esiste come la tua convinzione a tutelarmi, perché io non voglio. Non voglio. Necessito di agire, di esser d'aiuto, o anche solo di tenerti per mano, dimostrarti che non ho motivo di andarmene, e non lo farei ugualmente.
Non mi resta che aspettare, per il momento, in silenzio ed immobile, come un marinaio in burrasca. Egli attende d'esser salvato, io attendo di poterti salvare, attendo che tu mi permetta di viverti, di vivere.
Non mi resta che aspettare, tra una sigaretta e l'altra, il mondo gira ma io resto immobile, immobile. Le parole volano ma io non ho né forza né intenzione per rispondere, per replicare. Aspetto solo te.
Perché io lo so, io lo so che ti vedrò scendere da un altro di quei treni, non so se ci sarà già il sole o ancora pioverà, ma tu scenderai da quel treno, con la sigaretta già tra le dita, verrai verso di me. Ed io non potrò che essere fiera di te, e dell'attesa che ha ferito, e ricucito.

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