sabato 14 novembre 2015

last time


Guardasti furtivamente l'orologio che hai sempre portato al polso, "dobbiamo correre" ma nessuno si muoveva, ché in fondo si stava troppo bene lì, in quel momento. Stavo troppo bene sdraiata su un fianco con la testa appoggiata sul tuo petto, una tua mano mi carezzava i capelli, le tue labbra sfioravano la mia fronte in piccoli, dolci baci.
Guardasti furtivamente l'ora sul quadrante, ed io guardai il tempo nei tuoi occhi verdi azzurri, e capii che non sarebbe stato mai abbastanza. Le ore con te sarebbero state sempre troppo corte, troppo poche, troppo veloci; e tu, tu girasti la rotella dell'orologio che hai sempre portato al polso e spostasti le lancette un po' più indietro. Sorrisi. E sorridesti.
"davvero, dobbiamo andare" ribadii io, ma in fondo si stava troppo bene lì, sotto un piumone, tra le tue braccia, "non so cosa dire, sono troppo felice... Ti giuro" sussurrasti tra il mio orecchio ed il collo, ma non ti accorgesti d'aver fatto luccicare i miei occhi.
Si stava troppo bene, con il rumore di una pioggia battente in sottofondo, il battito del tuo cuore a contatto col mio udito.
Guardasti furtivamente -no, non l'orologio che hai sempre portato al polso- bensì il mio viso sfatto, i capelli aggrovigliati e gli occhi stanchi; s'insinuò un innocente sorriso tra le tue fossette.
"sei bellissima" e avrei voluto dirti che ti stavi sbagliando, ma non potei far altro che baciarti, senza aggiungere alcunché.
E avrei voluto dirti che tu sei davvero bellissimo, che passerei giornate intere con le mani tra i tuoi capelli. Avrei voluto dirti che i tuoi occhi color del cielo hanno insegnato al mio cuore a volare, e avrei voluto dirti che ti amo, perché sì, perché ti amo. Ma perché avrei dovuto dirtelo quando i miei occhi te lo stavano già gridando?
Fu l'ultima volta che ti vidi, l'ultimo ricordo che ho di te; sorrido tristemente pensando a quando guardasti furtivamente l'orologio che hai sempre portato al polso e dicesti "vorrei non doverti salutare mai".
E invece, mi salutasti per l'ultima volta.

domenica 8 novembre 2015

kocham cie


Ho sognato il mar Baltico dinanzi a me, i miei piedi calpestavano terra polacca. Il cielo non era dei migliori, è vero, ma il freddo penetrava nelle ossa, permettendomi di sentirmi parte integrante di quel paradiso.
Avrei pianto di felicità, se solo fosse stato vero.
Il ghiaccio si sostituiva, in alcuni tratti, all'acqua, il forte vento increspava quell'enorme distesa grigio-blu, provocando onde ed il loro dolce suono.
Ciò che cadeva dal cielo, deboli fiocchi, pareva il principio di una nevicata.
Ho sognato la Polonia ed era inverno, ero laggiù da sola, in compagnia della mia essenza.
Avrei pianto di felicità, se solo fosse stato vero, e se non fosse d'improvviso scomparso tutto, catapultandomi nella realtà, ricordandomi che in effetti non va tutto così bene. Ad accarezzarmi la mente non c'è il rumore delle onde baltiche, bensì pensieri negativi che mi distraggono dal dovere. A farmi innamorare non c'è lo spettacolo di una Polonia vestita d'inverno, ma il suo viso ogni volta che compare tra i miei pensieri, tra i miei ricordi, tra le mie lacrime.
E a farmi stare male c'è soltanto la sua assenza, ché ferisce più del vento sugli occhi, lacrima persino il cuore. L'assenza elimina l'essenza, cancella le emozioni e resti senza, resti senza.
Ho sognato la Polonia e sai, avrei voluto che ci fossi stato anche tu, perché condividerei con te anche l'unico luogo in cui starei bene anche da sola.