mercoledì 28 dicembre 2016

Guardami negli occhi perché non ne vedrai mai più altri.
Ti sembrano normali? No, perché la verità è che sono pazzo, sono dannatamente pazzo, tesoro, e sono iniettati di sangue e pungono come spilli piantati tra una costola e l'altra. 
Non aver paura, morire non è così terribile sai? A me è successo tante volte, vuoi sapere qualche esempio? Quando piangendo come un bambino davanti a te, ti dicevo che non ce la facevo più e tu sorridevi come se fosse un dovere e rispondevi "passerà". Lì morivo sempre. Oppure quando ti dissi che ero rimasto intrappolato nei miei pensieri, che non ero né triste né felice, non ero semplicemente niente. E sai cosa facesti tu in quell'occasione? Tesoro, te lo ricordi? Dicesti che stavo esagerando, che sapevo solo esagerare. Cristo!
Quante volte mi hai fatto morire tu, sminuendo ogni mia angoscia e facendomi sentire quasi in colpa per non essere felice. Quante volte mi hai fatto morire tu...perché non dovrei farlo anch'io almeno una?

E la verità è che mi sono stufato, mi sono rotto di dover sempre reprimere la mia mente per quanto contorta e malata sia, solo perché se no sto esagerando! Solo perché è solo un momento! Tu sei un cazzo di momento, tesoro. Tu non sarai mai un per sempre, nella mia vita, nessuno lo sarà! Io non ho bisogno di niente e di nessuno, io mi stuferò di te come di altri è già successo, io mi stufo di tutti prima o poi! Ti sembra normale? Che schifo di destino è quello di dover stare solo? 

E sì, sto ridendo, perché, non lo trovi divertente anche tu? Stai vedendo finalmente chi sono e sei terrorizzata, e farti paura mi diverte. I tuoi occhi si sono fatti enormi e mi fissano senza mai sbattere le palpebre. Che c'è, te ne accorgi solo adesso che esisto?
Avresti potuto guardarmi così quando te ne stavo implorando, cristo, quando ciò di cui avevo bisogno era soltanto di essere capito. Mi fai tenerezza, dopotutto ti amo ancora, ma da oggi sono libero di essere folle, e sai che c'è?
Voglio vedere il tuo sangue farmi da tappeto rosso.

lunedì 5 dicembre 2016

mi perdoni.

Mi hanno sparato, signore. 
La terra trema di terrore, ma non sarà in grado di fermare i loro proiettili, che puntano dritti verso di me; il cielo sta piangendo, ma non potrà mai spegnere le fiamme nei loro occhi. Li vede? Ardono. E non c'è modo di estinguere gli incendi che li consumano; non ci sarà un cessate il fuoco, signore, no.
Così è la guerra, è così è la vita.

Provo  a continuare, nonostante dietro di me lasci una scia rossa come l'amore. La terra beve il mio sangue; ho provato a tamponare l'emorragia, ma è difficile pensare a una ferita -che pare addirittura stupida in questo  momento- quando si è attaccati da ogni fronte. Devo decidere se continuare o morire, e sto andando avanti, sissignore, ma sono rimasto solo. Sarà impossibile schivarle tutte, sarà impossibile, se ne rende conto? Solo adesso mi rendo conto che non vedrò l'alba domattina, che l'ultimo ad accarezzare il mio corpo sarà questo terreno gelido di emozioni. Sto sanguinando troppo, signore, mi perdoni, ma non riesco a camminare.

Sono un soldato a terra nel bel mezzo della guerra.

Il dolore è lancinante, quasi come avere il corpo immerso nelle fiamme, quasi come aver voglia di respirare ma non esserne più capace; il dolore è assurdo, non immagina neppure, ma mai quanto la mostruosità di rendersi conto che nessuno mi bacerà mai più, nessun'altra soddisfazione riempirà il mio cuore in questa vita, perché sono al capolinea.

Sono un soldato forte destinato alla morte.

Mi perdoni, signore, avrei potuto essere superiore, avrei potuto dimostrar loro che non mi faccio sottomettere da pressioni e paure, che non cado per una ferita, ma trasformo il dolore in motivazione. Mi perdoni, signore, avrei dovuto rialzarmi subito, prendere in mano la mia vita e vincerla da solo, avrei dovuto credere in me, e in nessun altro. Perché io ero forte, ma ora non lo sono più. Ora sono passato al livello di difesa del mio cuore, che ha più lividi del mio corpo, che sanguina di più. Ora sono passato alla rassegnazione. Mi perdoni, so che l'ho delusa, ma non l'avrò mai delusa tanto quanto l'ho fatto con me stesso.
Ci riproverò in un'altra occasione, sissignore.

Mi dispiace, ma a volte si muore.

giovedì 10 novembre 2016

come fiammiferi in un tornado

Ed è ora di smetterla di parlare per sentito dire,
di dar ragione per omologazione a convenzione sociale,
di peccare d'ignavia per evitare gli sguardi e i giudizi altrui; ed è ora di smetterla di aver cinque anni anche a venti, 
e di sminuire il prossimo perché è nato nel momento meno opportuno.
È tempo che muoia questo falso buonismo, 
lo stesso di chi ti schernisce ma, se ciò influisce a suo vantaggio, ti difende; 
è arrivato il momento che tutti quanti ci guardiamo in faccia e ci diciamo quanto ci facciamo schifo l'un con l'altro, 
senza troppe parole che spesso son soltanto un modo carino per sviare.
 È tempo che ci mettiamo davanti allo specchio a scrutar noi stessi prima di osare aprir bocca a proposito di qualcuno che non è riflesso lì davanti: 
talvolta, difatti, riconosciamo il marcio
che abbiamo dentro
soltanto in terze persone,
rimproverandolo soltanto a loro.
E' tempo di smetterla di ingigantire le minuzie,
facendosi vittime di banalità: credete davvero di essere gli unici?
Di essere così importanti?
 
Ed è ora di smetterla di privarci della conoscenza,
fingendo non abbia valore,
sperando non abbia rilevanza;
è ora di andare avanti anziché girare come lancette di un orologio impazzito in senso antiorario, perché mentre guardiamo indietro,
mentre voltiamo le spalle,
il tempo scorre -tutto scorre, in realtà-
sempre
e non aspetta mai nessuno.
E' anche ora di smetterla di pensare che il tempo sistemi le cose: lui scorre
per l'appunto
e non fa altro.
 
Ed è ora di smetterla di elemosinare attenzioni,
di mancare di rispetto,
di piangersi addosso 
e anche di piangere sugli altri;
è ora di smetterla di pensare di aver bisogno di loro per essere felici.
È necessario star bene con se stessi prima di affiancarsi a qualcuno,
perché non il peggio,
ma il meglio dobbiamo regalare.
E poi arriverà anche la parte peggiore,
perché sì, perché c'è: è ora di smetterla
di crederci perfetti
perché se c'è qualcosa di perfetto
quel qualcosa è il mondo,
e sarebbe ora di smetterla di distruggerlo col sorriso,
sarebbe ora di smetterla di distruggerci a vicenda.
E' questo che penso del mondo, così rassicurante prima,
così temibile e inospitale dopo l'avvento dell'uomo,
essere perso,
essere irragionevole.
Credeva davvero che sarebbe stata la Terra a doversi adattare a lui?

Ed è ora di svegliarsi,
perché non è mai notte per il pensiero,
perché sette miliardi di teste equivalgono a sette miliardi di universi
che non sanno tenere saldo un mondo.

E forse è vero,
sto solo sanguinando parole senza nessi
ma è tempo di esprimersi
perché chi sta in silenzio diventa succube di una selezione naturale
che spegne i più deboli
come fiammiferi in un tornado.

venerdì 28 ottobre 2016

se non ti piace il tempo che fa adesso, aspetta cinque minuti

Sarebbe il momento sbagliato per sorridere, adesso, perché non ho voglia di mentire e non ho voglia di mentirmi. Sarebbe il momento sbagliato per piangere, adesso, perché non sono più chi ero e chi sono adesso piangendo non risolve nulla; sarebbe il momento sbagliato per fare qualsiasi cosa.
Se non dire "sono stanca" ma stanca di cosa? Di banalità; se non dire "ho bisogno" ma bisogno di cosa? Di chi. Bisogno di chi?

È solo una sera con la luna sottosopra, niente di più. È già tanto, per me, che la mia mente sia stata serena per così tanto tempo, sia stata zitta, silenziosa, abbia abbandonato le riflessioni nere; ma ogni tanto i pensieri riaffiorano, impedendomi il sorriso, e ogni tanto è oggi.
È solo una sera, è solo un istante.

È il momento sbagliato per lasciar perdere, adesso, perché ho atteso a lungo e posso attendere ancora. È il momento sbagliato per sbagliare, adesso. È il momento sbagliato per qualsiasi cosa, per dire "non aspetto più" e quindi aspetto, per dire "non ci sono più" e quindi io sarò ancora qui.

Ho bisogno
Aspetto
E sono qui.

È solo una sera troppo debole per essere felice, è solo un momento. Poi torna il sereno.

domenica 25 settembre 2016

Amantes amentes

Se fossi sul Sognefjord, in questo esatto istante, resterei in silenzio ad apprezzare il cambiamento che sta subendo la mia vita. Se fossi sul Sognefjord avrei con me l'assurdità dell'improbabile, la stessa che mi è stata donata dal paradosso tra la morte dell'estate e la nascita dell'autunno.
Sembrava un miraggio, sed omnia mutantur. Tutto cambia, cambia l'aria e cambia il mondo ad ogni piccolo gesto, cambia il vento e cambiano i pensieri. L'irraggiungibile diviene prima tangibile e poi concreto, una scintilla diviene fiamma e poi ricordo, oppure incendio.
Ci sono parole a cui non so rispondere, ci sono sorrisi a cui non so resistere, e ci sono occhi che non so guardare senza arrossire.
Mi basta poco anche solo per sorridere, mi basta uno sguardo, mi basta la più semplice cortesia, è tutto così semplice con me. Sono io che ho bisogno di tempo per osare.
C'è stato un sussurro che ha bruciato, si è consumato fino a spegnersi sulla mia pelle, e in quel momento ci sono state parole a cui non ho saputo, non ho voluto rispondere. Talvolta il silenzio rende meglio l'idea.

E' strano vivere un miraggio, scaldarsi con il respiro di ciò che pareva follia, follia a cui spero di potermi abituare; una carezza, aria gelida su pelle nuda, un brivido, sono viva, ma sono fuori dal mondo. Se fossi sul Sognefjord sarebbe la stessa sensazione.
E' strano, ci sono stati sorrisi a cui non ho saputo resistere, ma in fondo non era scritto da nessuna parte che dovevo resistere. Sto provando a lasciarmi andare, e credo che proverò ad osare, perché un'occasione del genere è un viaggio bramato, e non ho intenzione di restare a casa.
Sto provando a lasciarmi andare e non m'importano le conseguenze. Non m'importa niente in realtà, soltanto le percezioni, come quelle lasciate da un respiro tanto vicino da divenire mio, un tocco, non devo resistere, non più.

Accidere ex una scintilla incendia passim,  da una sola scintilla scoppiano incendi, e ci sono stati occhi che non ho saputo guardare senza che le mie guance andassero a fuoco, ma non ho tentato di nascondermi perché quella sono io. Sono sempre stata me stessa, e sono sempre stata sincera, e so di essere particolare -anche se non so se ciò sia o meno positivo- ma credo che in fondo ne valga la pena, credo che cercare di conoscermi sia complicato ma ne valga la pena. E, se ne vale la pena anche per me, so aggirare, talvolta persino abbattere ogni mia paura, so donare il mio cuore. Amantes amentes.

Se fossi sul Sognefjord in questo momento avrei voglia di rivivere l'impazienza di un bacio, di uno in particolare, e ascolterei le stesse canzoni che accompagnano questo autunno, perché la musica è un elemento fondamentale di questa mia nuova metamorfosi. Sarebbe incantevole adesso, esattamente come è incantevole lui nella sua spontaneità.

Spero che questa fiamma non sia destinata a divenire presto un ricordo e, se a volte da una sola scintilla scoppia un incendio, adesso mi siedo e aspetto l'esplosione.

mercoledì 24 agosto 2016

I can't change your mind

"Sento già gli occhi pungere e la tempesta divampare, ma io non piangerò e di fuori sarà quiete. Chi sei tu per farmi questo?

Si propaga il silenzio e ne prevedo troppo per il futuro più prossimo, quello tangibile. Non ti voglio lontano, ma vicino mi fai male, e assurdamente neppure lo sai. Mi fa male dovermi sempre tacere, perché la mia verità è troppo grande per le tue orecchie che si fingono sorde e non la vogliono sentire."

Così lei pensò, in quel frastuono di niente, un inconfondibile miscuglio di silenzi. Ma tacque, come da mesi taceva, ciò che aveva sempre taciuto. 

"C'è un silenzio atroce, la tua voce a chilometri da me, e un piccolo pensiero di attorciglia alla gola, impedendomi il respiro. Me ne andrò, lontana anni luce dal tuo respiro nell'aria, non ti parlerò, perché la mia verità non ha bisogno di parole; è così palese. Ma i tuoi occhi si fingono ciechi, e non la vogliono vedere."

Si fermò quando ormai le parole avevano cessato d'essere da chissà quanto tempo, e tra una cosa e l'altra pensò che esattamente come non si comanda, l'amore non si impone. Sospirò, ancora guardandolo negli occhi, ancora muta e immobile.

"Ma ti amo così tanto, non come i bambini, no. Non così ingenuamente. Non perché mi presti una penna o mi dai la mano se cado. E non come gli adulti, nemmeno per idea. Non ti amo in modo ragionevole. 
Io ti amo in quel modo stupido, da rendermi esageratamente vulnerabile, da ridere di gusto se lo fai tu, da sentirmi strappare il cuore se ti succede qualcosa. Io ti amo in quel modo irrazionale da far venire i brividi e da far spavento, da voler scappare, da voler restare per sempre.
La mia verità è tanto dolce, non sembra neppure la mia, e so che probabilmente non la meriti, ma è così dolce che vorrei non dovertela dire. Per non rovinarla con le parole.
Le parole, a volte, non sono per niente in grado di descrivere un sentimento così  incosciente, così immensamente vero."

Sorrise, chinò il capo. Cominciò a piangere dentro sé: ma mantenne il mutismo, restò zitta. Sapeva che quel l'amore non poteva essere ricambiato. Un amore del genere è a senso unico, e un amore del genere è destinato a far male. Senza dire una parola se ne andó.
Si perse nella folla, si perse per sempre.

"Un bacio, un giorno, ti parlerà di me: quello che darai quando amerai qualcuno così come io faccio con te.
Le parole non sarebbero mai state in grado di dirti non quanto ti amo, ma come." 

sabato 13 agosto 2016

Tra le undici e mezzanotte

È il tempo al limite tra un giorno e il suo seguente, ma in fondo cos'è un giorno, cos'è il tempo e, soprattutto, che cos'è un limite?
L'uomo per natura è un impostore, e come ha inventato il giorno, così ha creato il tempo, come ha creato il tempo, così ha inventato il limite; e quando ha inventato il limite, è così che ha creato Dio.
E se per logica è l'uomo che ha creato il suo mondo, è anche vero che è l'uomo ad aver creato l'uomo come essere amante, ciò che ci differenzia dagli animali non è che ciò che ci illude di differenziarci da essi. Perché noi l'abbiamo creato, perché noi vogliamo credere così.
Che cos'è il tempo se non un limite?
Che cos'è un limite se non -per intuito- una regola impostaci da noi stessi per non cedere agli istinti animali, una catena a frenare il desiderio?
Ciò che ne consegue è che nessuno è libero, chi cerca libertà libero non è, chi alza le braccia in segno di resa inanzi al limite libero non sarà mai; e nella prigionia del mondo siamo stati ammanettati solo e soltanto dal pensiero di essere gli unici ad avere il pensiero, ma nessuno si rende conto che l'uomo vive in cattività, e che è stato messo in cattività dall'uomo stesso?
Che cos'è Dio se non -ciecamente- il barlume per quelli che -ingenui!- non si accontentano del vissuto terreno, e si aggrappano alla speranza di una eterna possibilità? E che egoisti, credono di meritarla, che gli sia dovuta, dopo aver sprecato ogni cosa che il caso ha donato loro; che stolti, credono fermamente in qualcosa che l'uomo stesso ha partorito.
È Dio ad essere stato creato ad immagine e somiglianza dell'uomo, e l'uomo che ha fiducia solo nella ragione questo lo sa; l'uomo illuminista sa che Dio non è che il pensiero, la sapienza, la saggezza. Si può arrivare al cielo senza dover volare, si può arrivare a Dio senza dover morire.
Perché tutto ciò è imparagonabile alla follia? L'amore è follia, l'amore è concedere il permesso di farci male, ma perché il dolore fa male? 
Perché l'uomo come ha inventato l'amore così ha creato il dolore, e quando ha creato il dolore ha deciso che faceva male; che impostore, l'uomo, che pur di sentirsi superiore a ciò che è la sua natura di animale, ha permesso persino il dolore, e che egoista, a vivere soffrendo perché tanto ha inventato Dio e quindi la misericordia; che ingrato, l'uomo, a trattare il mondo come un periodo e non come la totalità della vita perché tanto ha creato Dio e, quindi, il perdono.
Lungi da me il perdono divino, e tutto ciò che non ha i piedi piantati a terra; lungi da me ferire la vostra fede, distogliere la vostra stupidità. Parlo per chi il mondo lo vede come l'inizio e la stessa fine, chi guarda il cielo cercando stelle e pianeti non risposte e miracoli; parlo per chi vive accettando di morire, e per chi muore consapevole di star cessando d'essere.
Quando muore la parola muore l'essenza ed è inutile tentare di tenersi in vita col pensiero di morire per essere ancora.
Per natura tutto finisce, l'uomo saggio  si abbandonerà alla morte avendo vissuto nella consapevolezza indi avendo vissuto, il credente -che poi, credente, anche io credo, credo nella vita dataci per un motivo, nella natura e nell'eventualità- il credente, così dicevo, si lascerà morire avendo vissuto nel sacrificio dell'ignoto indi avendo aspettato e basta. La morte come un traguardo ma non come una fine, folle! La morte come una ricompensa e non come un decorso naturale, ingenuo! E tu, uomo, credi davvero che, in caso di esistenza di Dio, egli ti avrebbe concesso davvero di sprecare la tua unica possibilità?
Chi parla da solo è ritenuto pazzo, ma i veri folli sono i devoti che dialogano con Dio; se parlo da solo sto parlando con qualcuno, e, da che l'uomo può bastare anche a se stesso, perché un uomo che si rivolge a un uomo dovrebbe essere pazzo? Perché non un uomo che parla col vuoto?  
Che cos'è la pazzia se non il tentativo di riempirsi con il niente?
La realtà toglie speranza, la realtà dona la vita, Dio dona speranza, Dio toglie la vita vera, Dio illude, Dio è folle.
Così penso di Dio è così penso dell'uomo, stupida creatura, incapace di accettare la fine perché incapace di trovare il motivo per cui è nato, per cui è vivo, lo stesso per cui morirà.

giovedì 11 agosto 2016

L'eterno ritorno

La tua presenza nuoce
la tua assenza duole;
non so stare con te 
e non so stare senza di te.

Quante volte, quante, un'infinità
abbiamo riso insieme
e poi ci siamo insultati
e poi ci siamo lasciati andare via.
Quante volte, quante, le stesse di prima
abbiamo lasciato che il silenzio ci curasse
che il tempo ci migliorasse
e abbiamo ricominciato a ridere insieme,
interrompendo la quiete.
Quante volte, quante, tutto ciò 
dovrà ripetersi 
fino a farci capire finalmente 
che non miglioreremo mai?

Non è colpa mia
né tua
non è colpa di nessuno
se non possiamo stare insieme
senza arrivare a odiarci
e non possiamo perderci
senza arrivare a mancarci. 
Ma ogni volta che finisce
già so che poi torni
il silenzio non ci cura
e il tempo non ci migliora,
eppure ricominciamo;
siamo la dimostrazione che sbagliando non si impara niente,
che se un errore è bello
lo si ripete sempre.

È  dura legge dell'eterno ritorno dell'uguale; 
non staremo mai insieme,
ma non riusciremo mai a perderci.

domenica 7 agosto 2016

Deerant omnia quae nobis prodesse poterant

Eri la virgola che lascia sempre spazio
ad un continuo
il respiro che mi colorava il silenzio
il complemento oggetto dopo
la parola "voglio";
eri tutto ciò che di più bello io avessi mai avuto. 
Eri l'ordine di un autunno incasinato
il profumo di un pensiero
il complemento oggetto dopo
la parola "amo".

Ed era tutto così bello che neppure io ci credevo, il sole prima o poi tramonta sempre, anche se d'estate illude di restare. 

Mancava tutto ciò che poteva aiutarci
perché c'erano infinite possibilità 
ma sol avendone una soltanto 
avremmo fatto in modo
di perderci per sempre
o di non perderci mai più;

e il sole è tramontato ma è rimasto a baciare l'orizzonte, 
freddo e caldo non si distinguono più 
e non so più 
se sei il complemento oggetto dopo le parole "ho perso"
o quello dopo il "non perderò mai" che sussurro a denti stretti per non svegliare il pianto.


chronic unhappiness

Ho sonno e non mi lascio dormire, perché? 
Devo riflettere.
Su cosa?
Su niente, su tutto. Su di me.
Non sono felice, da tanto, non so quanto, ma non è rilevante. La felicità è una condizione temporanea, talvolta si tratta di veri e propri attimi, che io però non riuscirò mai a cogliere, impegnata a cercare i perché anche laddove paiono non esserci, perché la verità è che c'è sempre un motivo. E mentre lo cerco, il momento di essere felici è andato, ed io me ne accorgerò soltanto troppo tardi. 
Non mi dirò "in quel momento ero felice" ma "potevo esserlo". 
Può far male, ma a me in realtà non interessa.
Non sono felice, e non sono infelice.
Mi sento ferita, ma non sono infelice.
Mi sento sola, spesso, ma altrettanto spesso allontano le persone e chiudo la porta metaforica che mi separa dalle medesime.
Perché? Devo riflettere.
Non sono felice, e non sono infelice.
Non provo niente.
Perché? Non lo so.
Il dolore mi ricorda che ci sono, sono viva e forse lo sarò per sempre, perché i pensieri non muoiono e i miei sono persino troppi. D'ausilio per capire, ma d'intralcio per una vita normale fatta di sorrisi superficiali e modi di dire. 
Preferisco così.
Non ho emozioni e tutto mi annoia, mi fa inarcare un sopracciglio e mi lascia come mi trova, credere che tutto abbia un motivo mi ha resa cinica verso ciò che apparentemente non si spiega. 
E giuro, con questi occhi razionali, il mondo è stupido.
Con lui era, è diverso. Lo sarà sempre, non mi domandavo perché, stringevo forte il momento perché  poteva sempre esser l'ultimo; resterà per sempre l'eccezione che mi conferma, la falla nel mio sistema.
Il mio attimo d'irrazionale felicità.


venerdì 29 luglio 2016

Everybody Lies (Dr House - medical division)

House si fermò un secondo, lo sguardo più sincero che mai, dritto verso di lei.
Lisa fece la sua solita espressione, ma diversa. Un lieve sorriso sul suo volto, quasi impercettibile. Poi parlò, quasi rassegnata, certamente sollevata.
"Vuoi baciarmi, vero?"
"Io voglio sempre baciarti".

Ti aspettai, quel giorno, l'ultima volta  esattamente come la prima,  esattamente nello stesso luogo. Non ti vidi, eri dietro di me. Mi voltai, un lieve sorriso sul tuo volto, un grande sorriso nei tuoi occhi. Ti guardai qualche secondo, forse un paio, lo sguardo più sincero che mai.
"Posso baciarti?" mi chiese il tuo silenzio.
Devi.

Passarono i giorni, forse settimane, House si ritrovò nell'ufficio della Cuddy.
"No, non è andata così, io ti ho chiesto aiuto, sei venuta ad aiutarmi..."
"House, stai bene?", la voce palesemente preoccupata.
Nella mente di House tutto si fece confuso, i pensieri si annebbiarono; esattamente come il bene si unisce al male, così la realtà si confuse con ciò che non esiste. Poi capì.
Quel bacio fu solo un'allucinazione.

Passò qualche luna, credo fossero dieci, ciò che dicevi mi pareva assurdo, irrazionale, senza alcun senso.
"È meglio così" dicesti, concludendo non solo un discorso, ma tutta una possibilità.
Nella mia mente le parole si scontravano e si contrastavano, era tutto confuso, annebbiato dalla delusione. Esattamente come accade nei tuoi occhi, così i colori si mischiavano al nero, ed era difficile trovare una spiegazione. 
Poi, improvvisamente divenne tutto limpido, chiaro. Bianco.
Quel bacio fu solo un'illusione.

Forse fu in quel momento che House capì di amarla, e di averla sempre amata, tuttavia una allucinazione equivale a una bugia e, anche se Lisa non c'entrava, non lo avrebbe mai saputo. 

Ed è in questo istante che lo capisco anche io, e so di non non averti mai dimenticato realmente: ciò che di così forte mi lega a te giaceva attenuato sotto nuove emozioni, e attenuato non significa spento.
Tuttavia un'illusione equivale a una bugia provabilmente cercata, voluta o comunque causata e non casuale sicché, anche se io non c'entro, lo reprimerò, e tu non lo saprai mai.

"Tutti mentono.".

domenica 17 luglio 2016

7:22

Nuoto dentro le note d'una melodia che non ascolteresti mai, ma che mi fa pensare a te. Sono chiusa in una bolla di musica che non ha parole, ma che grida disperatamente il tuo nome, io lo sento, davvero, lo sento nelle ossa, lo sento tra i capelli, dove passavi le tue dita e dicevi che mi amavi. Lo sento vibrare sulle note di questa canzone, lo sento ogni volta che parte un treno.
Non c'era certezza, ma bastava un tuo bacio a farmi credere che, in fondo, la realtà non si discosta così tanto dai miei sogni. E non avevo bisogno di musica, bastava che tu mi respirassi sul collo per farmi viaggiare con la mente, e farmi arrivare là dove il suono non esiste, dove il cielo perde immensità e il mondo non ha più importanza, ciò che importa sei solo tu.
7:22. Ti aspettavo, ma non c'era certezza, ogni volta era un "a presto" non definito, abbozzato, un "al più presto possibile" non detto, ma voluto. Ogni spazio di tempo disponibile era dedicato a me, mi rendevi la vita dolce come questa canzone che, adesso, mi fa piangere il cuore. Ti aspettavo, sapendo che avresti fatto di tutto per esserci, e non avevo bisogno di musica, perché essa si celava nella mia mente, tra un pensiero e l'altro che profumavano di te.
Ti aspettavo senza certezze perché mi fidavo del tuo cuore, e ti vedevo arrivare, ogni volta, con la sigaretta in mano e un sorriso per me. 
Non c'era certezza, perché la certezza eri tu, e non avevo bisogno di nient'altro quando le tue mani passavano sul mio volte come ad asciugare lacrime invisibili, lacrime che non avevano motivo d'esistere, ché tra le tue braccia ero diamante, preziosa e indistruttibile.
Mi rendevi la vita dolce come fossi la melodia che, adesso, grava sulla tua assenza e fa girare il mondo nel senso opposto. Quando c'è la musica è tutto sbagliato, quando c'è la musica non ci sei tu.
Ed ora sono immersa in un mare di note che non ti piacerebbe ascoltare, ma che parla di te e di quando si consumava il temporale, mentre respiravo il tuo petto e il tuo corpo mi vestiva. 
La musica si fa sinistra quando racconta l'ultimo bacio, quello che ancora porto dentro, quello che è ancora posato sulle mie labbra, come potesse non consumarsi mai.
Respiro piano per i prossimi giorni, o mesi, o anni. Respiro piano finché non torni, non vorrei mai correre il rischio di non sentirti arrivare, tra una nota e l'altra di una musica muta, che non esiste.   Non esiste.
7:22. Era una promessa, come quella che fa il sole alla luna, concedendole la notte per lasciarle ascoltare i sogni. Una promessa, come quando non dici al mare che tornerai, ma tanto lui lo sa già; una promessa, una promessa che valeva quanto un ti amo, o forse più.
Ti aspettavo e la promessa l'hai mantenuta sempre, arrivavi regalandomi la stessa musica che ascoltano gli angeli e gli artisti immersi in nuvole e colori.
Mi nutrivo della luce che il tuo sguardo mi donava, così come adesso mi nutro del ricordo della tua dolcezza, che si cela tra note di nostalgia e rancore, in una musica che palesa in me la rabbia che ho celato, e che vorrei tanto fosse per te.
Vorrei tanto odiarti e credere che tu sia un idiota, ma non ci riesco, non posso, e forse non voglio nemmeno, ché se ho avuto il cuore leggero per un po' è stato solo grazie a te e non posso odiare chi mi ha concesso attimi di felicità imparagonabili persino alla felicità stessa.
Sei stato spesso nei miei sogni, ultimamente, e lì non c'è musica, c'è solo assurdità, un muro di silenzio che mi impedisce di afferrarti e lasciarti dormire con me. Ma ora sono sveglia, e quando questa melodia morirà, ti aspetterò, come se ci fosse certezza, illudendomi che, in fondo, la fantasia non si discosta così tanto dai miei sogni.
7.22. Dove sei?

martedì 5 luglio 2016

Miss U

Il mio telefono è troppo carico
le mie notti troppo corte
le sigarette noiose e
i risvegli insipidi,
i miei sogni troppo confusi 
i miei pensieri troppo taciuti
e tutto perché 
tu non ci sei. 

E mi manchi, 
tra una parola e l'altra ce n'è sempre una
che mi ricorda te
anche stupida
anche banale
perché in fondo solo chi è importante
si nasconde nelle piccole cose;
tra un silenzio e l'altro riaffiora la tua risata 
la tua voce dannatamente bella
la tua "e" aperta su cui ti prendevo tanto in giro 
ma che in realtà amavo da morire
e che in realtà mi manca un sacco ascoltare.

Parlo poco ed evito il tuo nome
perché vederti andar via mi ha fatto male
ma vedertelo fare due volte mi ha lasciato le parole incastrate in gola;
se uscissero mi vedresti pioverti addosso offese e rimpianti e preferisco soffocare piuttosto che dimostrarti che mi manchi

Però mi manchi, sai
anzi no, non lo sai
perché non te lo dirò e
perché non lo chiederai;
ma mi manchi e mi sento
come quando stai fumando l'ultima sigaretta e sai che domani è domenica,
come quando fai goal ma tanto sai già che perdi comunque.
Anzi
mi sento 
come a Settembre
quando saluti il mare come fosse per sempre 
ma l'estate dopo ci torni
ogni volta ti dico addio
come se fosse certo che prima o poi
non so quando
forse domani o forse mai
come se sapessi che prima o poi ritornerai.





martedì 28 giugno 2016

Love me

Amami,
tra le foglie dai colori caldi così
come sotto il cielo limpido d'inizio estate,
in silenzio,
di nascosto,
tra le pieghe di un libro lasciato a metà.
Amami,
anche se la vita s'è messa in mezzo una volta,
anche se non puoi,
anche se non c'è nessun corpo adesso da scaldare abbracciami lo stesso.
Amami anche se 
io non so se ti amo
perché non me lo sono mai chiesta 
perché non voglio saperlo più.
Amami,
perché adesso non c'è più niente da scoprire,
trasparenti come gocce noi,
amami,
perché adesso mi conosci o meglio
amami anche se adesso mi conosci.
Sei incastrato tra le mie ossa,
non ti lascio più andare; 
sei il capitolo finale lasciato in sospeso
del libro che un giorno scriverò.
Non andare, resta
e amami
perché il tempo non ha lavato via i tuoi baci,
amami più forte
ma non come prima
non come quando siamo arrivati ad odiarci,
non come quando siamo arrivati a perderci.
Amami nel silenzio della notte o
nel rumore della tua mente,
in silenzio in riva al mare o
tra il rumore della città.
Amami 
come se non avessi nulla da perdere
ma tutto da giocare,
come se domani dovesse finire,
tu amami davvero.

domenica 12 giugno 2016

Compiti delle vacanze

Vacantia, da vaco, vacas, vacavi, vacatum, vacare, essere vuoto, libero. Privo di qualsiasi pensiero, senza nulla di obbligatorio da fare. Vacanza, ossia ciò che chiunque, a prescindere dall'età, attende impaziente come un bambino che aspetta il suo regalo la notte di Natale.
L'etimologia parla chiaro, eppure sono sempre stata abituata che vacanza è sinonimo di compiti, di versioni e libri da leggere, di esercizi di matematica da fare e temi da scrivere. Talmente tante cose che pare quasi di andare a scuola nonostante essa sia chiusa, nonostante il mare, nonostante il sole. 
Anche chiamarli compiti "delle vacanze" è incoerente, ché essere liberi significa tutt'altro. Ebbene, quest'anno ho deciso d'assegnarmi io stessa alcune cose da svolgere, anche se sembra quasi un controsenso. Saranno i compiti di cui ho bisogno per sentirmi libera.

Cantare a squarciagola in un angolo di mondo, perché desidero farlo da sempre e so che mi darebbe la carica giusta per affrontare meglio la situazione che settembre mi ripresenterà.
Sorridere a chiunque incroci il mio sguardo, ed essere più cordiale con tutti, perché mi sentirò in pace sapendo, magari, di aver migliorato l'umore di un'altra persona.
Fotografare qualsiasi cosa colpisca e attiri la mia attenzione, ché quest'estate dovrà rimanere raccontata attraverso le immagini, e a distanza di anni soltanto riguardando le fotografie potrò ricordare il profumo che c'era nell'aria in quell'istante. Sembrerà di riessere lì.
Dimostrare alle persone cade quanto bene voglia loro siccome adesso ho imparato che non è necessariamente imbarazzante dire 'ti voglio bene' e non è così difficile concedere un abbraccio. Ho bisogno di palesare l'amore che provo verso le persone che ho accanto.
Scrivere tanto e scrivere qualsiasi cosa, anche se non c'era bisogno di aggiungerlo in lista, ché l'ho sempre fatto a prescindere dalla stagione. Scriverò di me, scriverò l'estate.
Fumare una sigaretta sotto il cielo stellato, che sia dalla finestra, in spiaggia o in Sicila non è affatto rilevante, voglio concedermi un momento di assoluta quiete con me stessa, voglio il silenzio attorno e le parole vaganti nella testa, voglio credere che quella notte non avrà mai una fine.
Prendermi in giro, perché a volte son talmente permalosa da offendermi per stupidaggini anche se non ne ho l'intenzione; in realtà mi piacerebbe molto essere in grado di scherzare di me stessa e colpire ironicamente i miei punti deboli.
Mangiare un gelato anche se non mi piace e non ne ho mai finito uno in vita mia, voglio provare la sensazione di mangiare un gelato in riva al mare mentre il sole si addormenta e il cielo diviene aranciato.
Dedicare tanto tempo ai miei fratelli, a cui dedico sempre troppo poco tempo a causa della scuola, nonostante vivano con me. Per loro non penserei due volte nemmeno per uccidere, sicché meritano il mio tempo, il mio cuore, tutto.
Evitare di cancellare quel pensiero tanto so già che non ci riuscirò, tanto so già che tornerà più prepotente di prima a Settembre, quando l'estate tramonta. Questa volta voglio assaporare ogni attimo di questa insolita situazione, perché non mi capiterà mai più di perdermi in qualcosa del genere.
Raccogliere conchiglie e qualsiasi cosa possa restare nel tempo, qualsiasi cosa possa divenire ricordo. Come facevo da piccola. Ecco, voglio fare esattamente così, voglio sentirmi una bambina e vivermi l'estate come tale, senza preoccupazioni, senza pensieri neri. 
Voglio essere libera, voglio vacare.

mercoledì 18 maggio 2016

This is the really me

Sento che la mia corazza si sta sgretolando.
Sta cadendo a pezzi, e tutto ciò non mi dispiace affatto.
Mi si era creata addosso una barriera verso i sentimenti; certo, in questo modo mi difendevo da chi tentava di ferirmi, ma al contempo mi impediva di vivere appieno le emozioni.
E preferisco di gran lunga soffrire ogni tanto, ma godermi le belle sensazioni a trecentosessanta gradi.
Insieme agli ultimi avvenimenti sono giunti nuovi pensieri, che mi hanno aiutato a comprendere cosa non andasse bene.
Sento la mia corazza frantumarsi a terra, e sto scoprendo che al suo interno si celava la sfumatura di me che desidero divenga il colore più nitido. Ho trovato una persona diversa, e sento che questa sono finalmente io.
Non sono il mio involucro, non sono ciò mi riflette all'esterno. Non sono un'espressione eternamente accigliata, non sono la diffidenza che rischia di allontanarmi da chiunque. Credevo d'esserlo o, forse, credevo di voler essere così irraggiungibile e distante dal resto del mondo.
E poi? Poi mi sono resa conto che amo all'inverosimile coloro che mi stanno accanto, e che sentivo in me la necessità di esplicitarlo. Avevo bisogno che sapessero quanto vicina fossi loro.
Ultimamente il mio viso si è addolcito, il mio sorriso si è fatto più vivo, svelando una fossetta-ne ho una soltanto- che mi rappresenta più di qualsiasi pezzo di ferro io possa aggiungere al mio volto.
Ho tolto tutto, piercing e trucco, ho lungamente osservato allo specchio il mio viso spoglio e giovane, i miei occhi che luccicano ormai per qualsiasi cosa, e ho concluso considerando che così sì, così sì che il mio aspetto concorda col mio cuore.
Non so esattamente a cosa sia dovuto questo enorme cambiamento nella mia vita, eppure sento che, finalmente, ho perso gli anni in più che pesavano sul cuore, e sto vivendo la mia età con ogni suo pregio. Con ogni suo difetto.
È cambiato tutto, il mio modo d'essere e di rapportarmi con gli altri, i miei pensieri, i miei interessi.
Per la prima volta ho perso la testa e la razionalità per un bravo ragazzo, per la prima volta adoro e necessito di abbracciare coloro cui voglio bene, per la prima volta non mi chiudo in me. Non mi capisco soltanto io.
E, anche se continuerò a guardare il suddetto ragazzo senza potergli dimostrare quanto lo vorrei, anche se avrò ancora i miei momenti di solitudine e nostalgia, anche se ancora mi sento in difetto in alcune situazioni, questa è una ne che ride spesso, che ama tanto, una ne più affettuosa, più espansiva.
Questa sono finalmente io.

martedì 15 marzo 2016

I saw imagination, love and hope-

Ho visto un uomo che non sapeva d'essere al mondo. Sorrideva al sole, talvolta parlava tra sé, camminava con le mani in tasca, probabilmente senza meta.
Eppure il suo sguardo era così lucido che presumibilmente -ne sono quasi del tutto certa- il suo traguardo risiedeva totalmente nella sua immaginazione, viveva come fuoco sul ghiaccio.
Ho visto un uomo che non sapeva d'essere al mondo, perché il suo mondo era lui stesso. La sua mente lo stava conducendo verso un qualcosa d'ignoto, forse di migliore, e guardandolo ho pensato quanto dev'esser bello seguire un sogno, nonostante non sia certo arrivarci. E poi ho pensato che la sua eternità sarebbe trascorsa così, e, se solo si fosse reso conto di correre dietro alla fantasia, per lui sarebbe crollato tutto. Sarebbe crollato il mondo. Sarebbe crollato lui.
Ho visto un uomo che non sapeva d'essere al mondo, poiché aveva speranza.
Sorrise un'ultima volta al sole, poi sparì.
Il cielo si oscurò impercettibilmente.

Ho visto una donna che non avrebbe voluto essere al mondo. Scendevano lacrime nere sulle sue guance, le bagnavano le labbra, il collo. Una mano cercava gli strappi nelle sue calze, ormai da buttare via, l'altra allontanava i capelli arruffati dal viso spettacolare, ma sembrava più che cercasse di respingere un pensiero, di scacciare un sentimento.
Ho visto una donna che non avrebbe voluto essere al mondo, perché esso l'aveva uccisa. Devastata. Aveva fatto di lei una bambola, credeva fosse senza cuore, credeva di poterla ferire senza aspettarsi una reazione. Ed invece l'aveva distrutta, assassinata a colpi sul cuore; e guardandola ho creduto che non avrebbe dovuto, non avrebbe dovuto essere così debole e così stupidamente cieca... ma non posso fargliene una colpa. I sentimenti annebbiano la ragione, e tutti ne pagheremo le conseguenze, almeno una volta.
Ma la sua disperazione non aveva freddato l'amore per l'amore.
Ho visto una donna che non avrebbe voluto essere al mondo, poiché voleva vivere.
Cancellò il nero dalle gote, si sistemò i capelli e si alzò, poi sparì.
Venne ancora a mancare un po' di luce.

Ho visto una bambina chiedersi perché fosse al mondo. Il gomito s'appoggiava ad uno stupido tavolo, la dolce mano copriva la fronte. La testa ondulava orizzontalmente. ''no, no... perché?'' pareva urlare.
I piedi, che ancora non arrivavano a toccar terra, dondolavano senza tregua. Gli occhi erano serrati dalla rabbia.
Non piangeva, ma soffriva. Innegabilmente.
Nelle sue orecchie risuonavano cose che un infante non dovrebbe sentirsi dire mai, parole che le laceravano l'animo.
Ho visto una bambina chiedersi perché fosse al mondo, e fuggire via. Leggevo nei suoi occhi i "tanto a nessuno importa" e i "voglio solo essere felice", percepivo nei suoi passi una corsa verso qualcosa d'ignoto, sicuramente di migliore, e guardandola ho pensato quanto dev'essere doloroso sentirsi fuori luogo, non apprezzata, e nonostante ciò avere la forza di sperarci ancora.
Si fermò, scostò un ciuffo ribelle dalla fronte, poi sparì.
Il cielo divenne aranciato, del colore d'un bacio posato sul collo.

Ho visto un uomo che profumava di fantasia dar la mano ad una bambina dagl'occhi verde speranza. Entrambi andavano verso una donna le cui labbra erano colorate d'amore.
Insieme corsero verso il buio che ormai giungeva prepotente, e guardandoli pensai che nessuno di loro potrà mai fare a meno degli altri, poiché i sentimenti si completano, e si tengono vivi uno con l'altro. A questo modo, tutto è possibile, come il fuoco sul ghiaccio.

martedì 9 febbraio 2016

Black love

Sangue nero nelle vene, conta quanti varici
Emorragia di odio, desideri utopici
siamo un ossimoro; pittori daltonici
un addio però ci vede piangenti come salici.
T'amo come s'ama l'oscuro, come Neruda
fumo, bevo cianuro, osservo la tua pelle nuda
non figuro mai il futuro; temo che m'illuda
nel tuo silenzio, giuro, s'ode la parola di Giuda!
Cuore infranto dentro al petto, sanguina anche l'animo e su questo letto so che questo giorno è l'ultimo
Tu mi vuoi dare affetto, io mi darei l'ergastolo perché, lo ammetto, ho venduto l'anima al diavolo.
 Ho fatto un sopralluogo sulla scena del nostro conflitto, ti ho trovato dentro al fuoco zitto a guardare il soffitto;
Ho capito che non c'è tempo né luogo che tenga: il nostro destino è scritto e vuole che io ti appartenga. 

sabato 23 gennaio 2016

This love

Quest'amore sa di vino, ché mi ubriaca i pensieri ed io non so più che fare; non so più perché, non so più niente.
Non so nemmeno perché involontariamente chiudo gli occhi e ciò che vedo è una stanza. Una stanza. Cocci di vetro a terra, una porta senza maniglia, due sagome sotto le coperte addormentate e che, forse, si sognano a vicenda. Muri dipinti da mani incapaci, luci natalizie.
Chiudo gli occhi e ciò che la mente vede è sbagliato, ché tento sempre di allontanarmi dal pensiero di ricadere tra le braccia del buio; ma non è una colpa se soltanto immersa in quell'oscurità riesco ad apprezzare davvero il sole. Soltanto negli abissi più profondi dell'errore so cos'è giusto.
Quest'amore sa d'inverno, di nocciole, quest'amore porta un cappello rosso.
M'innervosisce immotivatamente quando cerca di accompagnarmi nei meandri del mio viaggio, mi infastidisce quando è con me. Eppure quando non c'è brividi lungo la schiena dichiarano al posto mio quanto io non riesca a farne a meno. Al contempo è inferno e paradiso, grida e sussurri lasciati al vento.
Quest'amore sa di verde e di rosso, a tratti nero e spesso di bianco. Questo amore vive a stento è chissà se riacquisterà la forza che possedeva quando per esempio mi ritrovavo allo spannung della felicità, e tu dicevi sempre che a cause dei miei sinceri sorrisi i miei occhi si facevano più grandi; e probabilmente perché cercavano di memorizzare ogni singolo dettaglio.
Chiudo gli occhi e rivivo uno di quei momenti, stupidamente cerco il tuo corpo a cui stringermi, ché è tutto ciò che non voglio e tutto ciò che più desidero.