domenica 17 luglio 2016

7:22

Nuoto dentro le note d'una melodia che non ascolteresti mai, ma che mi fa pensare a te. Sono chiusa in una bolla di musica che non ha parole, ma che grida disperatamente il tuo nome, io lo sento, davvero, lo sento nelle ossa, lo sento tra i capelli, dove passavi le tue dita e dicevi che mi amavi. Lo sento vibrare sulle note di questa canzone, lo sento ogni volta che parte un treno.
Non c'era certezza, ma bastava un tuo bacio a farmi credere che, in fondo, la realtà non si discosta così tanto dai miei sogni. E non avevo bisogno di musica, bastava che tu mi respirassi sul collo per farmi viaggiare con la mente, e farmi arrivare là dove il suono non esiste, dove il cielo perde immensità e il mondo non ha più importanza, ciò che importa sei solo tu.
7:22. Ti aspettavo, ma non c'era certezza, ogni volta era un "a presto" non definito, abbozzato, un "al più presto possibile" non detto, ma voluto. Ogni spazio di tempo disponibile era dedicato a me, mi rendevi la vita dolce come questa canzone che, adesso, mi fa piangere il cuore. Ti aspettavo, sapendo che avresti fatto di tutto per esserci, e non avevo bisogno di musica, perché essa si celava nella mia mente, tra un pensiero e l'altro che profumavano di te.
Ti aspettavo senza certezze perché mi fidavo del tuo cuore, e ti vedevo arrivare, ogni volta, con la sigaretta in mano e un sorriso per me. 
Non c'era certezza, perché la certezza eri tu, e non avevo bisogno di nient'altro quando le tue mani passavano sul mio volte come ad asciugare lacrime invisibili, lacrime che non avevano motivo d'esistere, ché tra le tue braccia ero diamante, preziosa e indistruttibile.
Mi rendevi la vita dolce come fossi la melodia che, adesso, grava sulla tua assenza e fa girare il mondo nel senso opposto. Quando c'è la musica è tutto sbagliato, quando c'è la musica non ci sei tu.
Ed ora sono immersa in un mare di note che non ti piacerebbe ascoltare, ma che parla di te e di quando si consumava il temporale, mentre respiravo il tuo petto e il tuo corpo mi vestiva. 
La musica si fa sinistra quando racconta l'ultimo bacio, quello che ancora porto dentro, quello che è ancora posato sulle mie labbra, come potesse non consumarsi mai.
Respiro piano per i prossimi giorni, o mesi, o anni. Respiro piano finché non torni, non vorrei mai correre il rischio di non sentirti arrivare, tra una nota e l'altra di una musica muta, che non esiste.   Non esiste.
7:22. Era una promessa, come quella che fa il sole alla luna, concedendole la notte per lasciarle ascoltare i sogni. Una promessa, come quando non dici al mare che tornerai, ma tanto lui lo sa già; una promessa, una promessa che valeva quanto un ti amo, o forse più.
Ti aspettavo e la promessa l'hai mantenuta sempre, arrivavi regalandomi la stessa musica che ascoltano gli angeli e gli artisti immersi in nuvole e colori.
Mi nutrivo della luce che il tuo sguardo mi donava, così come adesso mi nutro del ricordo della tua dolcezza, che si cela tra note di nostalgia e rancore, in una musica che palesa in me la rabbia che ho celato, e che vorrei tanto fosse per te.
Vorrei tanto odiarti e credere che tu sia un idiota, ma non ci riesco, non posso, e forse non voglio nemmeno, ché se ho avuto il cuore leggero per un po' è stato solo grazie a te e non posso odiare chi mi ha concesso attimi di felicità imparagonabili persino alla felicità stessa.
Sei stato spesso nei miei sogni, ultimamente, e lì non c'è musica, c'è solo assurdità, un muro di silenzio che mi impedisce di afferrarti e lasciarti dormire con me. Ma ora sono sveglia, e quando questa melodia morirà, ti aspetterò, come se ci fosse certezza, illudendomi che, in fondo, la fantasia non si discosta così tanto dai miei sogni.
7.22. Dove sei?

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