domenica 7 agosto 2016

chronic unhappiness

Ho sonno e non mi lascio dormire, perché? 
Devo riflettere.
Su cosa?
Su niente, su tutto. Su di me.
Non sono felice, da tanto, non so quanto, ma non è rilevante. La felicità è una condizione temporanea, talvolta si tratta di veri e propri attimi, che io però non riuscirò mai a cogliere, impegnata a cercare i perché anche laddove paiono non esserci, perché la verità è che c'è sempre un motivo. E mentre lo cerco, il momento di essere felici è andato, ed io me ne accorgerò soltanto troppo tardi. 
Non mi dirò "in quel momento ero felice" ma "potevo esserlo". 
Può far male, ma a me in realtà non interessa.
Non sono felice, e non sono infelice.
Mi sento ferita, ma non sono infelice.
Mi sento sola, spesso, ma altrettanto spesso allontano le persone e chiudo la porta metaforica che mi separa dalle medesime.
Perché? Devo riflettere.
Non sono felice, e non sono infelice.
Non provo niente.
Perché? Non lo so.
Il dolore mi ricorda che ci sono, sono viva e forse lo sarò per sempre, perché i pensieri non muoiono e i miei sono persino troppi. D'ausilio per capire, ma d'intralcio per una vita normale fatta di sorrisi superficiali e modi di dire. 
Preferisco così.
Non ho emozioni e tutto mi annoia, mi fa inarcare un sopracciglio e mi lascia come mi trova, credere che tutto abbia un motivo mi ha resa cinica verso ciò che apparentemente non si spiega. 
E giuro, con questi occhi razionali, il mondo è stupido.
Con lui era, è diverso. Lo sarà sempre, non mi domandavo perché, stringevo forte il momento perché  poteva sempre esser l'ultimo; resterà per sempre l'eccezione che mi conferma, la falla nel mio sistema.
Il mio attimo d'irrazionale felicità.


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