sabato 13 agosto 2016

Tra le undici e mezzanotte

È il tempo al limite tra un giorno e il suo seguente, ma in fondo cos'è un giorno, cos'è il tempo e, soprattutto, che cos'è un limite?
L'uomo per natura è un impostore, e come ha inventato il giorno, così ha creato il tempo, come ha creato il tempo, così ha inventato il limite; e quando ha inventato il limite, è così che ha creato Dio.
E se per logica è l'uomo che ha creato il suo mondo, è anche vero che è l'uomo ad aver creato l'uomo come essere amante, ciò che ci differenzia dagli animali non è che ciò che ci illude di differenziarci da essi. Perché noi l'abbiamo creato, perché noi vogliamo credere così.
Che cos'è il tempo se non un limite?
Che cos'è un limite se non -per intuito- una regola impostaci da noi stessi per non cedere agli istinti animali, una catena a frenare il desiderio?
Ciò che ne consegue è che nessuno è libero, chi cerca libertà libero non è, chi alza le braccia in segno di resa inanzi al limite libero non sarà mai; e nella prigionia del mondo siamo stati ammanettati solo e soltanto dal pensiero di essere gli unici ad avere il pensiero, ma nessuno si rende conto che l'uomo vive in cattività, e che è stato messo in cattività dall'uomo stesso?
Che cos'è Dio se non -ciecamente- il barlume per quelli che -ingenui!- non si accontentano del vissuto terreno, e si aggrappano alla speranza di una eterna possibilità? E che egoisti, credono di meritarla, che gli sia dovuta, dopo aver sprecato ogni cosa che il caso ha donato loro; che stolti, credono fermamente in qualcosa che l'uomo stesso ha partorito.
È Dio ad essere stato creato ad immagine e somiglianza dell'uomo, e l'uomo che ha fiducia solo nella ragione questo lo sa; l'uomo illuminista sa che Dio non è che il pensiero, la sapienza, la saggezza. Si può arrivare al cielo senza dover volare, si può arrivare a Dio senza dover morire.
Perché tutto ciò è imparagonabile alla follia? L'amore è follia, l'amore è concedere il permesso di farci male, ma perché il dolore fa male? 
Perché l'uomo come ha inventato l'amore così ha creato il dolore, e quando ha creato il dolore ha deciso che faceva male; che impostore, l'uomo, che pur di sentirsi superiore a ciò che è la sua natura di animale, ha permesso persino il dolore, e che egoista, a vivere soffrendo perché tanto ha inventato Dio e quindi la misericordia; che ingrato, l'uomo, a trattare il mondo come un periodo e non come la totalità della vita perché tanto ha creato Dio e, quindi, il perdono.
Lungi da me il perdono divino, e tutto ciò che non ha i piedi piantati a terra; lungi da me ferire la vostra fede, distogliere la vostra stupidità. Parlo per chi il mondo lo vede come l'inizio e la stessa fine, chi guarda il cielo cercando stelle e pianeti non risposte e miracoli; parlo per chi vive accettando di morire, e per chi muore consapevole di star cessando d'essere.
Quando muore la parola muore l'essenza ed è inutile tentare di tenersi in vita col pensiero di morire per essere ancora.
Per natura tutto finisce, l'uomo saggio  si abbandonerà alla morte avendo vissuto nella consapevolezza indi avendo vissuto, il credente -che poi, credente, anche io credo, credo nella vita dataci per un motivo, nella natura e nell'eventualità- il credente, così dicevo, si lascerà morire avendo vissuto nel sacrificio dell'ignoto indi avendo aspettato e basta. La morte come un traguardo ma non come una fine, folle! La morte come una ricompensa e non come un decorso naturale, ingenuo! E tu, uomo, credi davvero che, in caso di esistenza di Dio, egli ti avrebbe concesso davvero di sprecare la tua unica possibilità?
Chi parla da solo è ritenuto pazzo, ma i veri folli sono i devoti che dialogano con Dio; se parlo da solo sto parlando con qualcuno, e, da che l'uomo può bastare anche a se stesso, perché un uomo che si rivolge a un uomo dovrebbe essere pazzo? Perché non un uomo che parla col vuoto?  
Che cos'è la pazzia se non il tentativo di riempirsi con il niente?
La realtà toglie speranza, la realtà dona la vita, Dio dona speranza, Dio toglie la vita vera, Dio illude, Dio è folle.
Così penso di Dio è così penso dell'uomo, stupida creatura, incapace di accettare la fine perché incapace di trovare il motivo per cui è nato, per cui è vivo, lo stesso per cui morirà.

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