giovedì 10 novembre 2016

come fiammiferi in un tornado

Ed è ora di smetterla di parlare per sentito dire,
di dar ragione per omologazione a convenzione sociale,
di peccare d'ignavia per evitare gli sguardi e i giudizi altrui; ed è ora di smetterla di aver cinque anni anche a venti, 
e di sminuire il prossimo perché è nato nel momento meno opportuno.
È tempo che muoia questo falso buonismo, 
lo stesso di chi ti schernisce ma, se ciò influisce a suo vantaggio, ti difende; 
è arrivato il momento che tutti quanti ci guardiamo in faccia e ci diciamo quanto ci facciamo schifo l'un con l'altro, 
senza troppe parole che spesso son soltanto un modo carino per sviare.
 È tempo che ci mettiamo davanti allo specchio a scrutar noi stessi prima di osare aprir bocca a proposito di qualcuno che non è riflesso lì davanti: 
talvolta, difatti, riconosciamo il marcio
che abbiamo dentro
soltanto in terze persone,
rimproverandolo soltanto a loro.
E' tempo di smetterla di ingigantire le minuzie,
facendosi vittime di banalità: credete davvero di essere gli unici?
Di essere così importanti?
 
Ed è ora di smetterla di privarci della conoscenza,
fingendo non abbia valore,
sperando non abbia rilevanza;
è ora di andare avanti anziché girare come lancette di un orologio impazzito in senso antiorario, perché mentre guardiamo indietro,
mentre voltiamo le spalle,
il tempo scorre -tutto scorre, in realtà-
sempre
e non aspetta mai nessuno.
E' anche ora di smetterla di pensare che il tempo sistemi le cose: lui scorre
per l'appunto
e non fa altro.
 
Ed è ora di smetterla di elemosinare attenzioni,
di mancare di rispetto,
di piangersi addosso 
e anche di piangere sugli altri;
è ora di smetterla di pensare di aver bisogno di loro per essere felici.
È necessario star bene con se stessi prima di affiancarsi a qualcuno,
perché non il peggio,
ma il meglio dobbiamo regalare.
E poi arriverà anche la parte peggiore,
perché sì, perché c'è: è ora di smetterla
di crederci perfetti
perché se c'è qualcosa di perfetto
quel qualcosa è il mondo,
e sarebbe ora di smetterla di distruggerlo col sorriso,
sarebbe ora di smetterla di distruggerci a vicenda.
E' questo che penso del mondo, così rassicurante prima,
così temibile e inospitale dopo l'avvento dell'uomo,
essere perso,
essere irragionevole.
Credeva davvero che sarebbe stata la Terra a doversi adattare a lui?

Ed è ora di svegliarsi,
perché non è mai notte per il pensiero,
perché sette miliardi di teste equivalgono a sette miliardi di universi
che non sanno tenere saldo un mondo.

E forse è vero,
sto solo sanguinando parole senza nessi
ma è tempo di esprimersi
perché chi sta in silenzio diventa succube di una selezione naturale
che spegne i più deboli
come fiammiferi in un tornado.