mercoledì 28 dicembre 2016

Guardami negli occhi perché non ne vedrai mai più altri.
Ti sembrano normali? No, perché la verità è che sono pazzo, sono dannatamente pazzo, tesoro, e sono iniettati di sangue e pungono come spilli piantati tra una costola e l'altra. 
Non aver paura, morire non è così terribile sai? A me è successo tante volte, vuoi sapere qualche esempio? Quando piangendo come un bambino davanti a te, ti dicevo che non ce la facevo più e tu sorridevi come se fosse un dovere e rispondevi "passerà". Lì morivo sempre. Oppure quando ti dissi che ero rimasto intrappolato nei miei pensieri, che non ero né triste né felice, non ero semplicemente niente. E sai cosa facesti tu in quell'occasione? Tesoro, te lo ricordi? Dicesti che stavo esagerando, che sapevo solo esagerare. Cristo!
Quante volte mi hai fatto morire tu, sminuendo ogni mia angoscia e facendomi sentire quasi in colpa per non essere felice. Quante volte mi hai fatto morire tu...perché non dovrei farlo anch'io almeno una?

E la verità è che mi sono stufato, mi sono rotto di dover sempre reprimere la mia mente per quanto contorta e malata sia, solo perché se no sto esagerando! Solo perché è solo un momento! Tu sei un cazzo di momento, tesoro. Tu non sarai mai un per sempre, nella mia vita, nessuno lo sarà! Io non ho bisogno di niente e di nessuno, io mi stuferò di te come di altri è già successo, io mi stufo di tutti prima o poi! Ti sembra normale? Che schifo di destino è quello di dover stare solo? 

E sì, sto ridendo, perché, non lo trovi divertente anche tu? Stai vedendo finalmente chi sono e sei terrorizzata, e farti paura mi diverte. I tuoi occhi si sono fatti enormi e mi fissano senza mai sbattere le palpebre. Che c'è, te ne accorgi solo adesso che esisto?
Avresti potuto guardarmi così quando te ne stavo implorando, cristo, quando ciò di cui avevo bisogno era soltanto di essere capito. Mi fai tenerezza, dopotutto ti amo ancora, ma da oggi sono libero di essere folle, e sai che c'è?
Voglio vedere il tuo sangue farmi da tappeto rosso.

lunedì 5 dicembre 2016

mi perdoni.

Mi hanno sparato, signore. 
La terra trema di terrore, ma non sarà in grado di fermare i loro proiettili, che puntano dritti verso di me; il cielo sta piangendo, ma non potrà mai spegnere le fiamme nei loro occhi. Li vede? Ardono. E non c'è modo di estinguere gli incendi che li consumano; non ci sarà un cessate il fuoco, signore, no.
Così è la guerra, è così è la vita.

Provo  a continuare, nonostante dietro di me lasci una scia rossa come l'amore. La terra beve il mio sangue; ho provato a tamponare l'emorragia, ma è difficile pensare a una ferita -che pare addirittura stupida in questo  momento- quando si è attaccati da ogni fronte. Devo decidere se continuare o morire, e sto andando avanti, sissignore, ma sono rimasto solo. Sarà impossibile schivarle tutte, sarà impossibile, se ne rende conto? Solo adesso mi rendo conto che non vedrò l'alba domattina, che l'ultimo ad accarezzare il mio corpo sarà questo terreno gelido di emozioni. Sto sanguinando troppo, signore, mi perdoni, ma non riesco a camminare.

Sono un soldato a terra nel bel mezzo della guerra.

Il dolore è lancinante, quasi come avere il corpo immerso nelle fiamme, quasi come aver voglia di respirare ma non esserne più capace; il dolore è assurdo, non immagina neppure, ma mai quanto la mostruosità di rendersi conto che nessuno mi bacerà mai più, nessun'altra soddisfazione riempirà il mio cuore in questa vita, perché sono al capolinea.

Sono un soldato forte destinato alla morte.

Mi perdoni, signore, avrei potuto essere superiore, avrei potuto dimostrar loro che non mi faccio sottomettere da pressioni e paure, che non cado per una ferita, ma trasformo il dolore in motivazione. Mi perdoni, signore, avrei dovuto rialzarmi subito, prendere in mano la mia vita e vincerla da solo, avrei dovuto credere in me, e in nessun altro. Perché io ero forte, ma ora non lo sono più. Ora sono passato al livello di difesa del mio cuore, che ha più lividi del mio corpo, che sanguina di più. Ora sono passato alla rassegnazione. Mi perdoni, so che l'ho delusa, ma non l'avrò mai delusa tanto quanto l'ho fatto con me stesso.
Ci riproverò in un'altra occasione, sissignore.

Mi dispiace, ma a volte si muore.