lunedì 5 dicembre 2016

mi perdoni.

Mi hanno sparato, signore. 
La terra trema di terrore, ma non sarà in grado di fermare i loro proiettili, che puntano dritti verso di me; il cielo sta piangendo, ma non potrà mai spegnere le fiamme nei loro occhi. Li vede? Ardono. E non c'è modo di estinguere gli incendi che li consumano; non ci sarà un cessate il fuoco, signore, no.
Così è la guerra, è così è la vita.

Provo  a continuare, nonostante dietro di me lasci una scia rossa come l'amore. La terra beve il mio sangue; ho provato a tamponare l'emorragia, ma è difficile pensare a una ferita -che pare addirittura stupida in questo  momento- quando si è attaccati da ogni fronte. Devo decidere se continuare o morire, e sto andando avanti, sissignore, ma sono rimasto solo. Sarà impossibile schivarle tutte, sarà impossibile, se ne rende conto? Solo adesso mi rendo conto che non vedrò l'alba domattina, che l'ultimo ad accarezzare il mio corpo sarà questo terreno gelido di emozioni. Sto sanguinando troppo, signore, mi perdoni, ma non riesco a camminare.

Sono un soldato a terra nel bel mezzo della guerra.

Il dolore è lancinante, quasi come avere il corpo immerso nelle fiamme, quasi come aver voglia di respirare ma non esserne più capace; il dolore è assurdo, non immagina neppure, ma mai quanto la mostruosità di rendersi conto che nessuno mi bacerà mai più, nessun'altra soddisfazione riempirà il mio cuore in questa vita, perché sono al capolinea.

Sono un soldato forte destinato alla morte.

Mi perdoni, signore, avrei potuto essere superiore, avrei potuto dimostrar loro che non mi faccio sottomettere da pressioni e paure, che non cado per una ferita, ma trasformo il dolore in motivazione. Mi perdoni, signore, avrei dovuto rialzarmi subito, prendere in mano la mia vita e vincerla da solo, avrei dovuto credere in me, e in nessun altro. Perché io ero forte, ma ora non lo sono più. Ora sono passato al livello di difesa del mio cuore, che ha più lividi del mio corpo, che sanguina di più. Ora sono passato alla rassegnazione. Mi perdoni, so che l'ho delusa, ma non l'avrò mai delusa tanto quanto l'ho fatto con me stesso.
Ci riproverò in un'altra occasione, sissignore.

Mi dispiace, ma a volte si muore.

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