mercoledì 29 marzo 2017

Una volta per sempre

Paradossalmente mi innamoro una volta e poi per sempre,
quasi senza ragione e poi per un milione di ragioni,
rassegnandomi in partenza e poi sperando con tutto il cuore;

pioveva ed ero in guerra,
ma niente era intenzionato a cambiare
o forse ero io a non permettermi di star bene.
Spioveva dunque quando pensai:
a che serve la guerra se non c'è rivoluzione?
E così mi innamorai.

In punta di piedi irruppi nella tua vita, quasi come un ladro che teme di disturbare,
timidamente attirai la tua attenzione e tu mi lasciasti fare,
mi prendesti con te nelle acque più limpide e nei cieli più sereni,
chiesi una mano e ricevetti il mondo.

Non so dire con esattezza se da quel giorno,
quando l'inverno stava morendo prima del tempo
e il cielo blu e le foglie arancioni sembravano tramonti all'orizzonte,
non so dire, dicevo, se da quel giorno
son nate più stelle o più sorrisi sul mio volto;
sento però che tutto ciò che avviene di bello porta il tuo nome
in un soffio di vento che mi arriva al cuore
e spegne il fuoco di odio che arde da sempre.

Ti amerò come amano i bambini,
senza vergogna e senza parole.
Ti amerò in un bacio e poi in un sorriso,
ti amerò per gioco e per ridere con te.
Ti amerò come i pianeti amano il Sole,
qualsiasi cosa succeda sarò lì attorno a te;
in afelio sopporterò anche se farà male,
in perielio capirò che ne sarà valsa la pena.

Ascoltami
ancora per un attimo
o se vuoi per tutta la vita,
perché non basteranno mai le parole per esprimerti
ciò che avviene quando ci sei tu,
e te ne dirò tante e a volte anche nessuna,
ma tu ascoltami lo stesso perché il mio silenzio ti grida di non andare mai via.

Sarò sempre bella fin quando ci sarai,
ché risplendo nel riflesso del tuo sguardo,
che è l'unico specchio nel quale voglio osservarmi
e vedere i cambiamenti del mio viso
che crescerà
e invecchierà
e ancora ti sorriderà rendendosi conto che è tutto vero.
Anche dopo anni resterai un sogno incredibile ma concreto.

Anche se siamo in due le nostre mani saranno sempre quattro,
cosicché io possa rialzarti quando tu stai già rialzando me;
e quando penserai che andrà tutto male ricorda
che un po' più a nord c'è qualcuno che ti ama da morire.
O forse, meglio, ti ama da vivere.

Pareva notte da mesi ed era ormai sbiadito anche il colore della speranza,
confusosi nelle infinite sfumature di un nero perpetuo:
Il buio divorava ogni cosa.
Pareva notte ma non lo era,
ho scoperto che per vedere il sole mi bastava aprire gli occhi.
E appena  aprii gli occhi vidi te,
e così mi innamorai per sempre.

domenica 12 marzo 2017

Odissea in me.

Chi volle una tale sofferenza in me,
chi desiderò che il mio animo si struggesse a cercar motivi per struggersi,
questo non so raccontarvi,
e spero soltanto fremendo assai che i numi vendichino il mio povero cuore;
nacqui col sole che mi disprezzava, e al contempo in me crescevano e logoravano le mie carni
l'ira e l'immensa malinconia.
Non fui mai felice, mi è concesso affermarlo, tra copiose lacrime
e un tale sgomento,

Mentr'ella, creatura dell'Ade dagli occhi assenti e la voce che solo alle mie orecchie poteva giungere,
digrignava i denti affilati come morente dalla voglia d'uccidermi, certo la mia anima
tentava di fuggirsene, ma tanto più correva
e perdeva fiato e speranza,
quanto la belva dagli occhi assenti inseguendola con bellicose intenzioni
le era vicino.

Così decisi: l'avrei lasciata fare.
E così divorò la mia luce.

Dovetti intraprendere un viaggio, dunque,
ché perduta la propria è necessario illuminarsi d'altro;
e dovetti allontanarmi dalle mie tenebre.

Innanzi andavo, voltando sovente lo sguardo al terreno
già calpestato. Innanzi andavo,
a tastoni: chi volle per me la totale oscurità?

Nel mio cammino mi imbattei nella sorridente e bella da illusione Morte, bramata da molti che, purtroppo,
se ne pentono soltanto a danno fatto.
"Brillerò per te" udii provenire dalle sue incantevoli labbra, le stesse che baciano per l'eterna pace.
Ma notti insonni avevo già vissuto allora, e
l'abitudine cattiva mi veniva in aiuto
per non cadere in tentazione.
Un eterno sonno che avrebbe potuto darmi? Una eterna convivenza con la belva che mi viveva dentro.

Dunque procedetti in questo immenso Cnosso che pareva avere soltanto una porta per entrare,
senza possiblità di andarsene diversi,
cambiati,
e caddi innumerevoli volte.
Tra un faticoso dì ed una terrificante notte,
non distinguevo più la speranza di uscire
da quella di riscorgere Morte e baciarla.
Caddi senza più sperar alcunché, poi,
-perché non giungesti fino alla fine,
sino allo stremo delle forze?- chiederete,
e avrete ragione. Ma, non scordiamo,
io portavo in me una belva dallo sguardo assente,
che bramava il mio delirio e le mie lacrime
di sfinimento.

Fu così che mi accasciai, accarezzando gelida la terra,
accarezzando la gelida terra; incapace di reagire,
tantomeno di vedere.
-Resterete lì per sempre?- chiesero parole che vidi uscire da un qualche generato
da Zeus.
Alché "perché non vi avvicinate?" domandai
senza proferir parola, e il dio mi rispose.
-Perché restando qui
sto indicandovi la strada-

Così in un istante fui sui due piedi che tanto invano avevan camminato, ma il dio mi fermò
non appena mi vide andargli verso, e allora
non capii.

-Gli dei han voluto il mio male e ora? Ora lasciano ai miei occhi
intraveder un futuro senza parassiti a logorar l'animo,
lasciano ch'io veda la fine senza poter finire?Perché pago la pena di qualcosa che non ho mai commesso?- e altre parole d'ira ancora avrei voluto pronunciare,
ma il figlio di Zeus dall'aria sofferta mi raggiunse.

-Uscii anch'io da questo luogo tetro,
ove il respiro tuo è l'unico a cui puoi donar fiducia.
Non fu semplice,
né veloce come il pie' d'Achille,
ma i ricordi suggeriscono
al mio cuore più forte
che la via è meno buia
se viviamo della stessa luce.-

Ciò che sto per narrare pare inverosimile,
ma mi successe esattamente così,
senza iperbole, senza follia;
quando quel viso si contrasse
in un fulgido sorriso,
fu così che trovai la mia luce;

da allora la selva la attraverso al fianco d'un dio,
e sì camminerò ancora,
e cadrò ancora,
ma la belva sarà sempre meno spesso qui,
timorosa del bagliore;
la vita sarà sempre più da vivere
se viviamo della stessa luce.

giovedì 2 marzo 2017

E se..🔮⁠⁠⁠⁠

"E se mai hai uno di quei momenti e se.., scrivimi subito."
E se io non volessi affatto scriverti? E se io volessi averti così vicino da confondere il mio respiro col tuo, sorriderti distrattamente mentre mi perdo in quegli occhi che oscillano tra mare e cielo, lasciarmi stringere nel tuo abbraccio come fosse casa mia?
E se io volessi trascorrere il mio tempo a farti quelle domande apparentemente stupide come qual è il tuo colore preferito o quanto zucchero metti nel caffè; e se volessi porre a te quelle domande che non ho mai osato fare, se io desiderassi sopra ogni cosa conoscere te ancora più di quanto io conosca me stessa?
 Farà male, mi son detta, farà malissimo saperti intangibile, astratto quasi, un sogno troppo bello per essere anche semplice. Farà male, mi son detta, ma che importa?, ho aggiunto poi; una felicità facilmente arrivabile è poco soddisfacente. Un'attesa è dolorosa, ma amplifica le emozioni e le differenzia da quelle di tutti gli altri; insuperabile è l'aggettivo. Tu il nome a cui si riferisce.

E se nei momenti e se altro non volessi se non un tuo bacio o una carezza tra i capelli, un sorriso e ascoltare qualche canzone che inesorabilmente avrebbe un po' di te dentro? E se volessi che tutto ciò fosse la mia quotidianità? E' tutto così ingiusto, insomma, e sono sicura che la luna sarebbe molto più luminosa avendoti al mio fianco, la notte fatta di un buio del tutto innocuo, il giorno fatto di mille possibilità. Una serie di coincidenze tanto simili al destino mi hanno condotta a te: perché non concedermelo del tutto? Perché sei così distante?
Ma soprattutto, com'è possibile sentirti più vicino di molti corpi senz'anima che ho attorno?

Un giorno mi sveglierò, sarà primavera e sarà la più bella di sempre; mi sveglierò, dicevo, e non sarà la Prima Luce, l'alba, a destarmi, bensì il dolce suono della tua voce, il calore del tuo corpo. Quel giorno aspetterò un attimo prima di aprire gli occhi, dovrò prima realizzare che sì, i sogni si concretizzano e tu ne sei la prova, che davvero mi sei accanto e non sei soltanto il più potente degli Όνειροι. E se ti chiedessi di non dirmi che te ne andrai, ti prego, ascoltami; diceva Seneca che chi dipende dal domani perde l'oggi. E non ho alcuna intenzione di vivere la tua presenza già pensando a quando diverrà assenza, quando tornerò a sentire un vuoto allo stomaco esattamente come quando entri in una turbolenza in aereo, esattamente come quando sai di cosa hai bisogno ma non puoi saziare quella necessità.

Ἀνάγχη lo scrisse nel fato, sicché inconsapevolmente io cercavo te per volare senza turbolenze; ho creduto di trovarti in altre persone, ma mi è bastato scoprirti per comprendere che avevo sbagliato tutto, fino ad ora. Era piacevole cominciare a scoprire quanto due terre lontane abbiano potuto partorire una rima baciata, una congruenza perfetta tra cuori, ed è felicità concreta pensare che esistono antagonisti, comparse, amici e amori per tutti, ma Necessità soltanto per alcuni. E che io ho trovato te, che sei la mia necessità.

Pareva irreale ma il condizionale è divenuto presto un indicativo futuro e il probabile s'è fatto certo; pareva pericoloso... ma chi ha paura di soffrire quando il dolore non può minimamente competere con la felicità assoluta?

E se nei miei momenti e se comincerò a vedere tutto nero, lasciati pensare, perché solo così mi renderò conto che di sfumature ne esistono a centinaia persino nell'oscurità. καί tό φῶς ἐν τῆ σκοτία φαίνει, καί ἠ σκοτία αὑτό οὑ κατέλαβεν, la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno vinta.
Tu sei quella luce, che la mia solita negatività non è capace di spegnere, quella luce che si è infiltrata nella mia mente del tutto scriteriata e ha messo ordine. 

Potrebbe anche essere che io mi stia illudendo, magari è tutto una sorta di ἀδύνατον, una situazione paradossale e non esattamente probabile; ma non è colpa mia se sei il brillìo del mio sguardo scuro e il rossore sulle mie guance, non mi è stato possibile evitarti perché qualcosa in te -tutto- mi imponeva di restare, perché sì, perché tu vali la pena nonostante le difficoltà. Nessun ostacolo nasce per non essere superato, nessuna distanza per non essere accorciata, o addirittura debellata.
Per il momento tento a fatica d'essere paziente; dopotutto le città sono lontane e differenti, ma il cielo è uno. Il cielo è lo stesso. E se lo guardi con me la sua maestosa immensità non fa più paura, ma dà speranza.

Mi fai stare bene e, dal momento che meriti tutto l'amore del mondo, sarà mia (e solo mia.) premura tentare in ogni maniera di far lo stesso con te; voglio renderti felice tre volte tanto rispetto a quanto lo fai tu, voglio prenderti per mano e fermarti in mezzo alla strada perché che me ne importa se il semaforo a breve diventerà rosso, io voglio baciarti. Voglio prenderti in giro solo per poi venire a far pace, voglio dirti una cosa nel sussurro di una notte piena di stelle (o forse no, chi è che guarda fuori dalla finestra quando ha accanto il più grande spettacolo mai visto?), senza nessuna paura, senza nessuna censura. 

E, siccome non ho timore alcuno di esagerare: e se io volessi semplicemente viverti per sempre?